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Contorni di Noir | February 19, 2018

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John Connolly – Tutto ciò che muore

| On 12, Set 2015

Editore TimeCrime Collana Narrativa
Anno 2015
507 pagine – ebook e brossura
Traduzione di A. Salamoni

9788866882473_mediumL’approccio alla lettura di questo romanzo è stato particolare. Pur non avendo letto in dettaglio, per non farmi condizionare, le innumerevoli  recensioni positive, sapevo che in uno scambio di mail con un lettore venne fuori che Connolly è reputato superiore a McCarthy. Ho pensato quindi che, nell’eventualità non mi fosse piaciuto, redigere una critica negativa su “Tutto ciò che muore” sarebbe stato come entrare in una gabbia di leoni che digiunano da una settimana o come dire a Michael Corleoni che lui e tutti i suoi famigliari sono dei mangia spaghetti con i capelli unti di brillantina. Scherzi a parte vi posso garantire che se, e sottolineo se, il libro fosse risultato inferiore alle aspettative non avrei avuto problemi a dirlo. Ma veniamo al punto.

Dalla prima all’ultima pagina l’attenzione del lettore non viene mai meno, Anche quando vengono narrate storie secondarie, che poco hanno a che fare con i filoni principali, non ci annoia mai. Ho usato il termine “attenzione” per porre l’accento sul fatto che la suspense è limitata a pochi momenti: non ho trovato, se non di rado, quei momenti dove il cuore accelera per la tensione mentre volti le pagine. Ecco i fatti ti vengono presentati nudi e crudi, quando già avvenuti; in pratica non riesci ad identificarti nella vittima e non ne percepisci il terrore quando questa capisce quello che le sta succedendo e sa che sta per morire tra atroci sofferenze. Non arrivi ad entrare neanche nella mente del serial killer né vedi le terrificanti scene con i suoi occhi e con la sua personalità. Ho l’impressione che siano scene asettiche, di fronte alla quali solo i personaggi del libro provano lo stesso sgomento che proverebbero se si trovassero davanti alle opere d’arte alle quali “Il Viaggiatore” si è ispirato. Per concludere questa prima parte direi che buona parte del romanzo manca di pathos e ciò, per un thriller, è una mancanza non da poco.

Voto parziale 7½

La scrittura è magistrale ed è proprio per questo che il lettore viene catturato e il suo interesse non scema mai. Non una sbavatura, un uso di un termine improprio, una preposizione fuori posto, una metafora ridicola: ottime le descrizioni sulla natura e profonde le riflessioni.

Voto parziale 9½

Forse i personaggi sono troppi. Alcuni fanno una breve apparizione per poi riapparire dopo un centinaio di pagine e magari svolgono un ruolo fondamentale. Comunque son tutti ben tratteggiato e non si fa fatica ad immaginarli sia nelle loro fattezze fisiche che nella loro personalità.

Bird è lontano mille miglia dallo stereotipato poliziotto, descritto in innumerevoli romanzi, che dopo aver subito una dolorosa perdita cade nella depressione, va a vivere in una landa deserta o cede del tutto all’alcol. Niente di tutto questo per fortuna! Charlie è determinato a scoprire la belva e per raggiungere il suo scopo non esita ad allearsi con famiglie mafiose o bande sanguinarie partecipando insieme a loro a mattanze varie. È sicuramente un poliziotto (ex) atipico che cammina sul filo del rasoio infrangendo spesso la legge. Questa è la sua forza che gli fa meritare tutto il rispetto. Notevoli le figure di Angel e Louis.

Voto parziale 8½

La trama è ottima: ben tre storie ognuna delle quali sarebbe potuta essere un buon romanzo. L’espediente adottato nel prologo quando si alternano i rapporti della scientifica con quanto Bird ha visto è magistrale. Poi il romanzo prosegue con alcuni rimandi al passato (gli omicidi dei bambini avvenuti trent’anni prima) che non interrompono la scorrevolezza della lettura.

Troppe e troppo esagerate le sparatorie: questo è il secondo aspetto negativo che ho riscontrato. L’autore ha voluto strafare rischiando di far perdere credibilità all’intera struttura narrativa. Si salva solo per il fatto che sono ben descritte e non traspare compiacimento.

Voto parziale 9

Il finale è splendido! Qui sì che c’è pathos: gli ultimi due capitoli sono sconsigliabili ai deboli di cuore! È proprio questo che cercavo e che per buona parte del libro non ho trovato. Queste ultime pagine sono degne di un grande Autore (notate la A maiuscola).

Voto parziale 10

Il voto finale che attribuisco a “Tutto ciò che muore” è 9 su 10.

Un solo libro non è sufficiente per giudicare uno scrittore Ora mi dedicherò ad altri romanzi e dopo prenderò in mano “Il ciclo delle stagioni”. Avrò allora sufficienti elementi per dire a chi, tra Connolly e McCarthy spetta lo scettro del migliore…. Ehi Aurelio! E tutti gli altri li dimentichi? King, Straub, Levin, Harris, Reichs, Grisham, Carr… sono fuori dal giro? Giammai!

Aurelio


Lo scrittore:
John Connolly vive a Dublino e collabora all’“Irish Times”. Ha dato vita al fortunato personaggio del detective Charlie Parker, comparso per la prima volta in Tutto ciò che muore.