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Contorni di Noir | February 21, 2018

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Michael Connelly – La Scatola Nera

| On 05, Set 2015

Editore Piemme  Collana Narrativa
Anno 2015
Genere Thriller
372 pagine – ebook
Titolo originale: The Black Box
Traduzione di Giuliana Traverso e Stefano Tettamanti


connellyPartiamo da lontano. Nell’ottobre del 1995 mi trovavo a Padova a terminare il servizio militare. Essendo arrivato a servire il paese a 24 anni, avevo poco a che spartire con i diciannovenni e fu così che diventai assiduo frequentatore della biblioteca comunale. Poco prima di partire per il militare, avevo letto due libri usciti un paio d’anni prima: “La Memoria del Topo” e “Ghiaccio Nero” di Michael Connelly.
Nella biblioteca estense trovai, altri due libri: “La bionda di Cemento” e “L’ombra del coyote”.
Dopo aver letto i primi due che mi ero comprato lessi anche quelli, ma nel complesso non ne rimasi molto entusiasta. Controprova ne è il fatto che quei primi due siano gli unici libri di Connelly rimasti nella mia biblioteca. Onestamente non so dirvi che cosa furono i fattori che non mi fecero entrare nella schiera dei fan di Connelly, ma dopo aver letto “La Scatola Nera” mi sono tornati tutti in mente. E allora ve lo spiego.

Connelly ha un vero, grande talento: descrivere le ambientazioni. Rimane incredibile la sua capacità di affastellare quantità enormi di dettagli senza rischiare di sovraesporre, di rimbambire. I rumori sono  un altro aspetto con cui Connelly padroneggia la capacità di inserire metafore, molto spesso ben colte e poetiche. Ecco, dopo questo suo grande talento, tutto il resto è scialbo e fortemente intuibile, quasi che Connlley scriva i romanzi con protagonista il detective Bosch, usando una sorta di prontuario: c’è un omicidio efferato; Bosch è l’unico che indaga perché nessun altro ci crede; vengono passati in rassegna con meticolosa attenzione tutte le procedure di polizia, le nuove armi, i nuovi sistemi investigativi e – se c’è tempo o pagine da riempire – anche i nuovi modi di dire dei poliziotti di Los Angeles; compare una bella donna (collega, indiziata, passante…) e il nostro Bosch la broccola; fanno capolino personaggi che sono apparsi in altri libri di Connelly (che, se non lo sai, non capisci perché entrino in scena poi spariscano e quali siano i legami con Bosch); Bosch discute duramente e argomenta con il nuovo partner di turno (che viene scelto in favore della minoranza in corso ovvero, negri, donne, omosessuali, orientali… etc); arriva il finale dove il protagonista è uno dei personaggi minori già comparsi all’inizio, ma che ora diventa fondamentale.

Questo era lo schema de “La memoria del Topo” e di “Ghiaccio Nero” (gli altri due non posso controllarli, ma tre su tre sono una prova abbastanza definita… ndr). A distanza di oltre vent’anni (“La Memoria del Topo” è stato pubblicato in Italia da Piemme nel 1992) esattamente lo stesso. Ah, dimenticavo: ci sono i momenti di “stream of consciousness” del nostro dapprima descritti come un colloquio intimo con sé stesso, quindi riproposti pari pari (o quasi) con terzi. Non so, a me ha dato l’idea che Connelly venga pagato a pagine… Colpi di scena dite? No, nessuno, nada, zero.

Il libro è una sceneggiatura. Molto più che in altre occasioni avrete questa sensazione per tutto il tempo. Per capirci: in un passaggio c’è una scena – abbastanza abusata nei film – del cattivo che spara all’altro cattivo in piena testa senza alcun preavviso. Connelly vi condisce una minuziosissima e particolareggiatissima descrizione di come cineticamente il tutto accada, ma nulla – e sottolineo nulla – del piano emotivo. Sembra quasi di osservare la scena al cinema, ma senza audio perché non c’è neppure un dialogo. Fosse stata una sola scena, vabbè, ma sono tutte così.
Ah, prima di chiudere, un altro tassello comune ai tre libri (non so gli altri) è la musica Jazz. Questa, al contrario, è descritta in ogni suo aspetto, uditivo, olfattivo e tattile. Controsensi? Chi lo sa.

Cosa dire, dunque su questo ultimo libro di Connelly? Che è uguale ai suoi predecessori? Che non vale la pena leggerlo? Per carità. Ci mancherebbe. Se avete un po’ di tempo e siete sotto l’ombrellone ad oziare, consigliatissimo.

Michele Finelli


Lo scrittore:
Una delle più grandi star del thriller americano, Michael Connelly raggiunge sempre il primo posto nelle classifiche con ogni suo nuovo romanzo. L’Italia lo ha accolto con grande entusiasmo fin dal primo romanzo pubblicato, Debito di sangue, da cui è stato tratto un film diretto e interpretato da Clint Eastwood. In seguito ha fatto la sua comparsa il detective Harry Bosch, indimenticabile protagonista di moltissimi suoi thriller, tra cui Il ragno, vincitore nel 2000 del Premio Bancarella. Con Il poeta, uno dei suoi libri più amati, crea il personaggio di Jack McEvoy, il reporter di nera che ritroviamo ne L’uomo di paglia. In anni più recenti Connelly ha ideato un nuovo, riuscitissimo protagonista, l’avvocato Mickey Haller, che svolge la sua attività nel sedile posteriore di una Lincoln, oltre che in tribunale, e che, nella riduzione cinematografica di The Lincoln Lawyer, ha il volto noto di Matthew McConaughey. Tra le presenze eccellenti di due edizioni del Festivaletteratura di Mantova, è stato anche ospite d’onore al Noir in Festival di Courmayeur, dove ha ricevuto il Raymond Chandler Award. Nel 2012 è tornato in Italia per partecipare al Festival internazionale delle Letterature, a Roma.
La scatola nera è il sedicesimo thriller che ha per protagonista Harry Bosch.