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Contorni di Noir | February 20, 2018

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Becky Masterman – La Luce Che Muore

| On 09, Ott 2015

Editore Piemme Collana Narrativa
Genere Thriller
378 pagine – brossura con alette
Traduzione di M.C. Pasetti
Titolo originale: Rage Against The Dying


566-2677-3_226648b06b584eeb172d9c24df36c969Annuncio ufficialmente che da questa recensione in avanti non continuerò più a lamentarmi dei titoli dei libri dati a capocchia, tanto sono parole sprecate. Ultima invettiva va a questo “La Luce Che Muore” ignota idea da un originale “Rage Against The Dying”. Tant’è. Penso che la traduttrice – come in altri casi precedenti – avrà tentato di porre qualche veto, ma che la ragione commerciale abbia prevalso. Ed è quest’ultima di cui spesso e volentieri non mi capacito. Finito. Basta. Adesso il libro.

Una grande verità è che noi lettori siamo esseri estremamente volubili. Siamo in grado di non apprezzare libri in cui ci troviamo a che fare con personaggi al limite del reale, capaci di far cose oltre l’umana capacità e poi ci ritroviamo tra le mani un thriller come questo dove una donna di mezz’età agisce in modo incredibile e sembra avere ben oltre le nove vite feline e rimanerne entusiasti. Perché? Perché la scrittrice – in questo caso – è riuscita a creare una storia avvincente e ben calibrata: ecco, allora le perdoniamo tutto.
Facciamo la conoscenza con l’ex-agente dell’FBI Brigid Quinn la quale aveva cacciato predatori sessuali e aveva affrontato tutti i tipi di aberrazioni. Per tutta una serie di motivi, l’età tra questi, sceglie di andarsene e di concedersi il suo meritato riposo. Sposa un ex sacerdote di origini italiane e tutto sembra ottimale quando, di punto in bianco, ripiomba nella sua routine un caso irrisolto nel quale ha perso una sua compagna. E allora decide di tornare all’azione. E quando dico all’azione, mi riferisco all’Azione.

C’è, ovviamente, violenza, ma mai gratuita o fuori posto. Tutto è orientato a farci procedere a spron battuto fino alla fine perché non vediamo l’ora di capire chi, cosa, come, quando e perché. I personaggi sono realmente imperfetti e vengono allacciati in dialoghi svelti e intelligenti che hanno sempre un geniale pizzico di humor. Traspare chiaramente la cura e l’amore che Mastermann ha messo nel crearli.
È proprio il personaggio di Brigid Quinn che risulta il migliore personaggio femminile in assoluto risultando una assoluta novità se confrontata con i cartonati che molti autori americani di thriller contemporanei ammanniscono. Uno dei motivi potrebbe essere il fatto che si tratta di una donna più avanti negli anni ed anche dal modo molto naturale e credibile con cui viene tratteggiata fin dal suo esordio. Brigid è una donna che vive all’ombra della sua precedente carriera, tormentata dalle conseguenze dell’aver lasciato un caso grave e importante irrisolto e dal fatto di sentirsi personalmente responsabile per la morte di un giovane agente.
Quando le viene offerta una possibilità di riscatto, quasi inaspettata e che le suscita la dura necessità di una scelta (molto umana, oltretutto) ecco che Brigid sceglie per la sua redenzione esplicitata nella sua determinazione nel proteggere un altro giovane agente donna coinvolta con il caso.

La caratteristica migliore in assoluto è  la percezione della realtà che Masterman mantiene nella sua descrizione del coinvolgimento di Quinn sia nei termini della sua forza mentale, ma anche nella raffigurazione della sua idoneità fisica che lascia attoniti vista l’età. Questa aria di autenticità attira il lettore verso Brigid, e suscita la nostra fiducia ed empatia con lei; Masterman denota una non comune capacità nel gestirla sapientemente per tutta la durata del libro. Di Brigid notiamo la sua intelligenza e la sua empatia che traspare nelle sue relazioni professionali, sia in qualità di consigliere di un padre in lutto, o quando impartisce la sua saggezza a un giovane agente impetuoso. Altro aspetto ottimamente tratteggiato è il rapporto con il marito. Brigid si è sposata in ritardo, essendo stata così concentrata sulla sua carriera, e questo aspetto lo ritroviamo nella trama, quando si ritrova a valutare quanto sia difficile per lei per bilanciare la sua vita personale, e la necessità di portare a termine la caccia al serial killer.
Masterman cattura così nettamente nel carattere del Brigid la giornaliera bagarre tra queste due parti diverse della sua vita, e il suo bisogno a volte fuorviante di proteggere l’uno dall’altro, ma anche salvaguardare la sua sopravvivenza difronte agli episodi di violenza che minacciano la sua libertà , per non dire la sua vita.

Ah, ho detto che è bello? Bello. Leggetelo tutto. Io aspetto il seguito.

Michele Finelli


La scrittrice:
Si è laureata in scrittura creativa presso la Florida Atlantic University. La luce che muore, il suo primo thriller, è stato finalista all’Edgar Award come migliore esordio, al CWA Gold Dagger Award come migliore thriller del 2013, così come al Macavity, al Barry e all’Anthony Award. Becky vive a Tucson, Arizona, con suo marito.