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Contorni di Noir | February 18, 2018

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Eugenio Tornaghi – La pesca dello spada

| On 08, Nov 2015

NOVECENTO - Calibro9 - 016 La pesca dello spadaEugenio Tornaghi, 48 anni, lavora presso uno dei maggiori gruppi bancari europei, dove ricopre la carica di Senior Vice President. Ha scritto favole illustrate per bambini e romanzi gialli. Nel 2010, con Il debito dell’ingegnere (Todaro), ha vinto il premio NebbiaGialla.

Per Novecento Editore nelle librerie dal 22 ottobre 2015, la Milano delle banche e della finanza rivela tutta la sua anima oscura. Questa la sinossi:

In una Milano annichilita dalla crisi, il commissario Libero Cattaneo indaga sull’omicidio di due banchieri, per scoprire che i problemi dell’Italia hanno origini lontane.
Un giallo originale e coinvolgente, che porta il lettore all’interno dell’universo più violento e implacabile che esista: il mondo del denaro, il mondo della finanza.

«È qui che la matematica finisce e comincia la vita! Quello che deve visualizzare, commissario, non sono più dei numeri ma aziende costrette a chiudere, persone che perdono il lavoro, famiglie che non hanno più la casa».

Perché vale la pena di leggere La pesca dello spada?
Perché è un thriller di ampio respiro, che appassiona e guida il lettore nella comprensione dei lati più oscuri e intricati del mondo finanziario.

Perché il ritmo veloce e incalzante crea la suspence ideale, perfetta, che non può mancare in un giallo ben fatto. E questo lo è.

Perché il lettore – addentrandosi nel testo – può vedere che la fiction non è solo “finzione”, ma è intrecciata con i meccanismi reali e con la storia recente italiana. Quella più oscura.

Perché Eugenio Tornaghi, al suo terzo romanzo, si conferma un autore abile, istintivo, con uno stile tagliente, capace di costruire una storia densa, ricca ma di piacevole e scorrevole lettura.

COME COMINCIA
Il commissario Cattaneo smontò dall’auto e guardò la piccola folla che si era radunata in piazza Cordusio.
“Il casco, dottore”, disse un ispettore, porgendoglielo.
Cattaneo considerò i manifestanti. Gli sembrarono meno pericolosi del traffico che avevano bloccato. Rifiutò con un cenno della mano.
“Vediamo di spingerli verso via Dante”, disse senza convinzione.
Gracchiò la radio. Rispose pigiando il tasto avanti.
“Che minchia fai lì impalato? Li vogliamo levare di mezzo questi quattro coglioni?”
Cattaneo si guardò attorno, sull’altro lato della piazza riconobbe la sagoma tozza del vice questore Amore. Lo vide portare la radio alla bocca: “E muoviti cazzo!”