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Contorni di Noir | October 23, 2017

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Giancarlo De Cataldo e Carlo Bonini – La notte di Roma

| On 06, Nov 2015

_la-notte-di-roma-1445387403Giancarlo De Cataldo è nato a Taranto e vive a Roma. Per Einaudi Stile libero ha pubblicato: Teneri assassini (2000); Romanzo criminale(2002 e 2013); Nero come il cuore (2006, il suo romanzo di esordio);Nelle mani giuste (2007); Onora il padre. Quarto comandamento(2008) ; Il padre e lo straniero (2010); con Mimmo Rafele, La forma della paura (2009);Trilogia criminale (2009); I Traditori (2010); con Andrea Camilleri e Carlo Lucarelli, Giudici (2011); Io sono il Libanese(2012 e 2013); con Massimo Carlotto e Gianrico Carofiglio, Cocaina(2013); Giochi criminali (2014, con Maurizio de Giovanni, Diego De Silva e Carlo Lucarelli); Nell’ombra e nella luce (2014); con Carlo Bonini, Suburra (2013 e 2014) e La notte di Roma (2015). Ha curato le antologie Crimini (2005) e Crimini italiani (2008). Suoi racconti compaiono anche nelle antologie The Dark Side (2006) e Omissis(2007). Dopo la fortunata versione cinematografica di Michele Placido, tra il 2008 e il 2009 Sky ha mandato in onda una serie tv ispirata a Romanzo criminale.

Carlo Bonini è nato nel 1967 a Roma ed è inviato speciale del quotidiano «la Repubblica», dove è arrivato dopo aver lavorato per «il manifesto» e «il Corriere della sera». Ha pubblicato per Tropea La toga rossa eIl fiore del male. Con Einaudi Stile libero ha pubblicato il reportage narrativo Guantánamo, Il mercato della paura, con Giuseppe D’Avanzo, Acab. All Cops Are Bastards e con Giancarlo De Cataldo Suburra e La notte di Roma.

Per Einaudi editore, la sinossi del romanzo appena uscito nelle librerie, di cui vi riporto la sinossi:

Dove è Suburra, comincia la notte di Roma. Il giovane Sebastiano ci prova, a reggere le fila di un regno del crimine. Ma se il re è lontano, gli incidenti capitano. E il Samurai è molto lontano. Chiara ci prova, a ben governare. Ma se il cuore è troppo scoperto, magari ti innamori di chi nemmeno vorresti guardare in faccia. E gli incidenti capitano. Adriano Polimeni ci prova, con un monsignore di buona volontà, a guardare in faccia il pericolo. Troppo da vicino, forse. Si accende la guerra che tutti vedono, continua quella che non vede nessuno, la piú feroce. La lotta stavolta è per salvare l’anima.

«La notte di Roma» comincia dove finisce Suburra. Perché «la natura non tollera vuoti» e con il Samurai confinato al duro regime del 41 bis in un carcere del Nord, la sua successione è solo questione di tempo. E di uomini.

In una città dilaniata dalle guerre di cani di strada e di squali di Palazzo, dove i confini fra il lecito e lo scandaloso si confondono pericolosamente, un nuovo Sindaco, un nuovo Papa lasciano immaginare che l’anno giubilare della Misericordia annunci su entrambe le sponde del Tevere un atteso riscatto. Ma nella «Notte di Roma», il buio nel quale è difficile intravedere il bagliore di un’esile speranza, i sentieri sono tortuosi, le lingue biforcute e nulla è come appare. Né il narcisismo delle buone intenzioni, né la furia iconoclasta di chi grida alla rivoluzione. Eppure, quella speranza esiste. Ha il volto tormentato di un vecchio politicante di sinistra «rottamato» che riflette sui suoi errori e i suoi limiti e che, tuttavia, non ha divorziato dalla passione civile. Ha l’espressione fiera di un giovane vescovo che non si rassegna. Ha il profumo di amori impossibili sognati nell’intersezione fra il mondo degli affetti, quello degli affari e dell’ambizione della “nuova politica”. Perché di notti come questa Roma ne ha conosciute tante, nella sua lunga storia. E ne è sempre venuta fuori.