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Contorni di Noir | February 20, 2018

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Kim Young-Ha – Memorie di un assassino

| On 16, Nov 2015

Editore Metropoli d’Asia
Anno 2015
Genere Thriller
114 pagine – brossura
Traduzione di Andrea De Benedittis

kim-young-ha-memorie-di-un-assassinoUna volta si diceva: “La Cina è vicina.” Ora direi lo stesso per la Corea o, almeno, ci stiamo avvicinando noi a questo Paese dalle mille sfaccettature e dalla dottrina prevalentemente buddista.

Questa volta lo facciamo leggendo un romanzo di Kim Young-Ha, scrittore molto affermato e arrivato al suo settimo romanzo tradotto in Italia.

Parliamo di Memorie di un assassino, edito dalla casa editrice Metropoli d’Asia, fondata dallo scrittore e saggista Andrea Berrini, la quale si prefigge di raggiungere autori residenti in molti paesi asiatici e che vivono in prima persona i fatti che narrano nei loro romanzi.

Protagonista della storia è Kim Pyongsu. Arrivato alla soglia dei settant’anni, a seguito dell’inesorabile avanzamento dell’Alzheimer, non ricorda più nulla di sé, se non qualche barlume di lucidità in cui si ricorda di aver ucciso una ventina di persone nel corso della sua vita, a cominciare da suo padre.

Prima faceva il veterinario. Per lui fu il lavoro ideale, perché gli consentiva di avere a disposizione tutti gli anestetici più potenti.

Se solo avessi voluto, avrei potuto stendere un elefante in un batter di ciglia.

Nella consapevolezza di un oblìo sempre più vicino, non ha paura della morte, ma il suo pensiero principale è salvare sua figlia prima che venga assassinata e prima che i suoi ricordi svaniscano definitivamente.

Settant’anni di vita. Se mi guardo indietro mi sembra di essere davanti all’entrata di una grotta senza luce. Se penso alla morte che si avvicina, non provo nessuna sensazione particolare, se invece penso al mio passato, tutto mi sembra oscuro e caliginoso.

Il romanzo lungo poco più di un centinaio di pagine, accompagna il lettore attraverso la malattia ma, ancora di più, attraverso una filosofia di pensiero.

Il protagonista legge Nietsche, Francis Thompson e proprio per questo motivo non incarna la figura dell’assassino come si potrebbe immaginare.

Peraltro, non vengono raffigurati i suoi omicidi con scene violente e sanguinose ma, al contrario, quasi a voler accompagnare le vittime in una dolce morte.

Gli atti che ha compiuto in passato sono stati motivati da ragioni futili, da motivazioni inesistenti. Forse l’unico omicidio davvero giustificato fu il primo: suo padre tornava a casa ubricato e picchiava la madre e la sorella, finché un giorno Kim lo ha soffocato con un cuscino.

Il suo concetto di morte si esprime attraverso un bicchiere di liquore che fa dimenticare una cena noiosa, una cena che si chiama vita.

Un omicida e un filosofo, questo è il nucleo centrale del personaggio, il quale con il tempo e con l’avvicinarsi della morte, è sempre più spaventato dei cambiamenti che il tempo attua sul suo corpo e sulla sua mente, come una goccia lenta e inesorabile che scava un solco anche nella roccia più dura.

L’autore ci racconta, durante l’intervista, la sensibilità che ha sugli argomenti legati alle amnesie e alle sparizioni, poiché lui stesso vittima di un incidente nel quale perse dieci anni di memoria.

Memore peraltro di un passato pregno di storia, le evoluzioni sociologiche ed economiche degli ultimi due decenni sta trasformando anche il suo Paese, perdendo l’identità di un tempo.

Kim Young-Ha ci ha voluto regalare un uomo imprevedibile, un assassino quasi per caso, per il quale non si può provare odio né comprensione totale per i suoi atti criminosi.

Il romanzo è legato a doppio filo a concetti spirituali e filosofici della religione buddista, riguardo ai quali noi italiani non ne percepiamo, forse, la complessità .
Libro interessante, che sfugge a qualsiasi etichettatura.

Cecilia Lavopa


Lo scrittore:
Kim Young-Ha è nato nel 1968 a Hwach’on e approdò a Seoul nel 1980, dopo aver seguito le varie tappe della carriera militare del padre. Con Io ho il diritto di distruggermi (Metropoli d’Asia 2014) ha ottenuto il premio come migliore autore nel concorso Munhaktongne. A quell’opera sono seguiti nel 1997 il romanzo breve Chiamata e nel 1999 Cosa ci fa un morto nell’ascensore che, insieme ai suoi lavori più celebri L’impero delle Luci (Metropoli d’Asia 2013), Fiore nero e Quiz show gli hanno assicurato sempre ottime recensioni. Tradotte in tutto il mondo, le sue opere hanno ispirato film e serie televisive di notevole successo. Memorie di un assassino è il suo lavoro più recente.