Image Image Image Image Image Image Image Image Image Image

Contorni di Noir | February 24, 2018

Torna su

Alto

Elena Mearini – Bianca da morire

| On 29, Dic 2015

bianca_da_morire_altaElena Mearini è nata nel 1978 e vive a Milano. Si occupa di narrativa e poesia, conduce laboratori di scrittura in comunità e centri di riabilitazione psichiatrica. Nel 2009 esce il suo primo romanzo360 gradi di rabbia, edito da Excelsior 1881, nel 2011 pubblica per Perdisa pop il romanzoUndicesimo comandamento. A gennaio 2015 pubblica il romanzo A testa in giù(Morellini editore). Firma due raccolte di poesie: Dilemma di una bottiglia(Forme Libere editore) e Per silenzio e voce (Marco Saya editore).

Per Cairo Editore, il romanzo sarà nelle librerie dal 14 gennaio e questa è la sinossi:

Nella Milano dei giardini verticali e della rinascita urbana, si muove Bianca, sedici anni, papà camionista e mamma casalinga, studentessa all’Artistico, viso da diva anni Quaranta.
Della vita sa due cose.
Sa che non vuole diventare come sua madre, precocemente sfiorita in un sonnambulismo dei sentimenti e delle velleità, asservita ai bisogni di marito e figlio maschio, ma cieca davanti ai bagliori di speranza negli occhi della sua ex bambina.
Sa che vuole diventare una star del cinema, oggetto di invidie femminili e di sogni maschili. E per farlo, è pronta ad ascoltare la più nera parte del cuore. Mentire, manipolare, sedurre. Uccidere.
Per lei il corpo è un’arma letale, strumento di affermazione, di riconoscimento. Un corpo-arma per non morire anonima.

Dove il linguaggio della cronaca e i sociologismi sul disagio giovanile non possono arrivare, Bianca da morire scava fino a toccare il grumo autentico di desideri e solitudine che partorisce azioni scioccanti.
Bianca è l’incarnazione terribile delle nostre ambizioni frustrate, delle nostre paure infantili che non ci lasciano mai.
Bianca è un Paese intero, che ha in Milano il suo specchio più illusorio.
Bianca siamo noi.

L’incipit
Si sono presi il mio corpo, tutta la carne che avevo è finita nelle celle frigorifere dei loro schermi.
Cliccano sui tasti e condividono le mie parti tenere, se le passano come fossero figurine da collezione. A loro importa riempire al meglio il proprio album virtuale, nessuno pensa che quel corpo sezionato sia una persona che esiste con nome, cognome, luogo di nascita e residenza.
A ogni foto che gira io perdo i dati anagrafici, niente più compleanni né candeline. Resto senza diritti, con il cuore che si vergogna a battere. Morta ai miei occhi, vivo solo negli occhi degli altri.
È bello andarsene alle cinque di mattina, quando i fanatici del web dormono, appesantiti dall’abbuffata delle immagini notturne.
Si sveglieranno, tra qualche ora torneranno a cercarmi, cliccarmi. Ma non mi troveranno, io sarò già cancellata, gesso tolto dalla lavagna, fregato forte con la spugna. Potranno illudersi di avermi a colazione, verranno presi dalla voglia d’inzuppare la mia coscia dentro il latte, di spalmare il mio seno sopra la fetta biscottata. Gireranno il cucchiaio nella tazza, mentre le mie foto se ne staranno al centro dei loro schermi, fredde e immangiabili. Allora chiuderanno i portatili e si alzeranno dal tavolo con lo stomaco vuoto.
Bianca è morta. Ripuliamo il web dai suoi resti, che noi siamo ragazzi per bene. E ai morti portiamo rispetto.