Image Image Image Image Image Image Image Image Image Image

Contorni di Noir | February 19, 2018

Torna su

Alto

Peter Handke – Prima del calcio di rigore

| On 07, Gen 2016

81Yrj9VeulL._SL1500_Peter Handke (Griffen, in Carinzia, 1942), ha esordito nel 1966 con I calabroni. Ha scritto narrativa, saggistica, teatro, e la sceneggiatura di Falso movimento (Guanda, 1991) ripreso dal Wilhelm Meister di Goethe per il film omonimo di Wim Wenders, e tre reportage sulla Serbia. Ha suscitato polemiche la sua presa di posizione sulla guerra di Stati Uniti e Nato contro Milosevic. Fra le sue opere: Infelicità senza desideri (Garzanti, 1976), La donna mancina (Garzanti, 1979),  Il peso del mondo (Guanda, 1981), Storie del dormiveglia(Guanda, 1983), Pomeriggio di uno scrittore (Guanda, 1987), Il cinese del dolore (Garzanti, 1988), La storia della matita (Guanda, 1992), Saggio sulla giornata riuscita (Garzanti, 1993) e Le immagini perdute ovvero attraverso la Sierra de Gredos (Garzanti, 2004). Feltrinelli ha pubblicato Teatro (1969), L’ambulante (1970; UE, 1982, 2007), Prima del calcio di rigore (1971; UE, 1981, 2001), Breve lettera del lungo addio (1973), Il mondo interno dell’esterno dell’interno (1980).

Per Guanda Editore e nelle librerie dal 14 gennaio 2016, la riproposta di uno dei romanzi più significativi dello scrittore austriaco. Un thriller dove la vera protagonista è la paura di esistere, la paranoia dell’alienazione. Scritto nel 1970, Prima del calcio di rigore fu subito portato sullo schermo dal giovane Wim Wenders che ne trasse un film ossessionato dai temi che poi avrebbe ampiamente sviluppato: il viaggio senza meta, l’incomunicabilità, la cultura americana. Handke è stato, proprio insieme a Wenders, tra i maggiori responsabili di una delle svolte più significative della cultura tedesca. Una svolta in cui uno stile asciutto – minimalista ante litteram – coincide con un “fastidio” generoso nei confronti della realtà, con una percezione essenziale degli stimoli emotivi e con un sottofondo “oscuro” che produce angeli e mostri. In questa atmosfera si svolge anche la storia di Josef Bloch, ex portiere di qualche fama che si trova senza lavoro, vaga per Vienna, uccide senza motivo la ragazza con cui passa la notte e da allora comincia a sentirsi accerchiato, spiato, seguito, e naturalmente colpevole. Come la paura del portiere di fronte al calciatore pronto a tirare il calcio di rigore, quella di Bloch è una tensione spasmodica, un tentativo delirante di interpretare le mosse dell’avversario e di parare il colpo. Abile costruttore di atmosfere, Handke ci consegna un’opera con una formidabile suspense, con un senso agghiacciante e lungimirante delle sorti di una società da cui pare impossibile fuggire.