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Contorni di Noir | August 20, 2017

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Guardami – Yrsa Sigurðardóttir

| On 13, Feb 2016

Editore Il Saggiatore Collana Piccola Cultura
Anno 2015
Genere Noir
509 pagine – Versione Ebook e Brossura con Alette
Titolo originale: Horfðu á mig
Traduzione di Silvia Cosimini


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Ritorno alle origini. Ritorno nei miei alvei nordici e mi spingo ancora più su, fino in Islanda. Breve interludio. L’Islanda, assieme al Giappone, è uno dei due paesi che vorrei visitare perché suscitano in me una fascinazione profonda, ognuno per le particolarità che racchiude. A loro modo sono mondi isolati e in entrambi vivono persone che hanno retaggi culturali ancestrali. In più ci sono i paesaggi naturali, quelli che – di certo – attirano ancor più la mia curiosità di viaggiatore. Chissà… Fine dell’interludio. Volete che riprenda la mia tirata sui titoli dei libri? Beh, stavolta, per una volta almeno, non ci sono problemi. L’originale “Horfðu á mig” è proprio “Guardami” (diciamo che ce ne voleva per storpiarlo, ecco). Partiamo per l’Islanda, ora.

Se teniamo da conto la sequenza seriale, si tratta del quinto romanzo in cui l’avvocato Thora Gudmundsdottir si trova nei panni dell’investigatore, suo malgrado. Per me è stata la prima volta in cui ho incontrato sia lei sia la scrittura di Sigurðardóttir e – com’è bello quando succede – sono rimasto affascinato e intrigato da tutte e due. Sigurðardóttir ha uno stile splendido (grazie anche a una traduzione molto bella) e tiene sullo stesso piano, con rare doti di equilibrista, tante sensazioni e tanti piani narrativi. Soprattutto, quello che mi è piaciuto molto e per il quale posso definire questo romanzo un vero noir, è la denuncia sociale che non viene solo attraverso il racconto, ma anche attraverso le metafore e i sottotesti. Splendida allegoria di come chi è al potere abbia sempre – e ovunque nel mondo – la tendenza a manipolare quelle istituzioni che serve solo per il proprio fine personale. Nel parallelo del racconto c’è la storia di una profonda disillusione subita da un popolo – quello islandese – che credeva nella sua democrazia, nella sua prosperità e soprattutto nella sua giustizia sociale che, a seguito della crisi, viene destabilizzata da quella folle macchina che è la burocrazia e, soprattutto, dai burocrati di stato che assurgono a maggior potenti finanche rispetto ai legittimi tutori della legge.

In questo cesto marcio di collusione e immensa corruzione, anonimato ed immunità si muove l’animo ancora saldo di Thora: coinvolta suo malgrado nella revisione di un processo che ha visto la condanna di un disabile accusato d’aver dato fuoco a una casa di cura in cui hanno perso la vita cinque persone. Folle se si pensa che colui che crede Jakob, un ragazzo con la sindrome di Down, innocente è un altro condannato, un pedofilo. Ed è lui che richiede i servizi di Thora. Per tutto il romanzo non si vede un poliziotto. La figura che muove tutto è lei, coadiuvata da un marito che cerca così di far passare il tempo dato che è disoccupato, quindi con iniziativa e spinta propositiva pari a molto poco.
Le ricerche la portano sempre più a svelare tutte le assurde macchinazioni di chi cerca solo il suo tornaconto e di come la comunità dei disabili sia vista solo come un mezzo per fare soldi a loro discapito. Il percorso per giungere a una verità, a una conclusione, è lungo e disseminato di momenti drammatici e svolte inaspettate. C’è, in ogni evento che irrompe nel racconto, un aspetto terribile, pauroso, incombente. Sigurðardóttir lo mette anche in apertura del suo romanzo dove descrive una situazione dal punto di vista di un gatto: brividi lungo la schiena assicurati.

Questa sensazione di incombente terrore è presente a latere anche quando tutto è normale. Mi ha ricordato le sensazioni lovercraftiane dell’orrore cosmico, del sentore che ciò che appare non è ciò che è e che la vera paura è la quotidianità che deraglia. Ho letto il libro forse un po’ più lentamente del solito perché le versioni in ebook non mi permettono di sottolineare e scribacchiare, ma posso garantirvi che Sigurðardóttir si è ritagliata un posto d’onore nella mia personalissima classifica degli scrittori scandinavi. E siccome sono stato un bravo bambino adesso riceverò un premio: due libri dell’orrore della Sigurðardóttir. Tranquilli, la recensione arriverà molto presto… non spegnete le luci.

Michele Finelli


La scrittrice:
Yrsa Sigurdardóttir ha iniziato a scrivere nel 1998 ed è considerata la migliore autrice di thriller in Islanda. Sposata con due figli, attualmente lavora come ingegnere civile a Reykjavík.