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Contorni di Noir | October 23, 2017

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Mi Ricordo di Te – Yrsa Sigurðardóttir

| On 26, Feb 2016

Editore Il Saggiatore
Anno 2012
Genere Thriller/horror
320 pagine – Ebook o brossura con alette
Traduzione di Silvia Cosimini
Titolo originale Ég man þig


mi-ricordo-di-te-358x550Cosa maggiormente vi spaventa? Cosa vi fa trasalire, accelera i battiti del vostro cuore, vi fa imperlare la fronte e perdere il fiato? Qual’è la sensazione più orribile che vi attanaglia? Il buio? L’essere fermi immobili in un buio di cui non si vede il limite e udire un rumore semplice quale uno scricchiolio, ma che si tramuta nel suono più raccapricciante che possa esistere? Credete nel paranormale? Questa variegata serie d’interrogativi serve per introdurre questo romanzo, quello di una scrittrice che forse molti di voi hanno in mente più per dei bei noir, ma della quale non avrebbero mai sospettato il lato horror.  Alt. Premessa doverosa. Quando in questa area dei Contorni si parla di horror non trattiamo il gore, o lo splatter. Non ci sono sgozzamenti o decapitazioni, nè zombi o vampiri. L’horror di queste pagine è il terrore, l’orrore come lo concepiva lo scrittore gotico dell’ottocento o come l’hanno incarnato i mostri sacri (“mostri” eh, eh) e numi tutelari di questa porzione ovvero Poe e Lovecraft. E’ l’orrore giornaliero che si nasconde dietro le cose comuni: le siepi, le assi di un pavimento, uno scantinato, un asilo…

Sono entrato in questo mondo oscuro per mano di Yrsa e, sopratutto, per mano di una recensione scovata su un sito in cui uno dei suoi lettori tesseva lodi sperticate di questo libro. Ho fatto un po’ più di ricerca e sono capitato in altre due recensioni che parimenti ne parlavano come del suo horror più riuscito: e allora mi sono incuriosito. Una giallista che scrive horror? E, apparentemente, non i classici melieu tra thriller e paranormale (di cui ne ho a basta)? Vediamo. Devo qui ringraziare Cecilia che mi ha prontamente supportato e mi ha fatto arrivare l’ebook a tempo di record e allora – record per record totalino record al quadrato – l’ho letto al volo ed eccoci qui.

A chi non piace essere spaventato? Scusate, riformulo: adoro essere spaventato, in certi casi – letterariamente parlando (o cinematograficamente, ma è un discorso lungo), me la cerco. Non mi dispiace se l’autore si gioca tutto subito, alle volte è convincente, ma quello che prediligo è quella sensazione di paura che arriva sottile e cresce. Citavo poc’anzi il racconto gotico: viene tutto da lì, da quella cosa fascinosa che è una storia spaventosa (rima involontaria ndr). Sebbene l’orrore non sia qualcosa di definibile in modo univoco per tutti una cosa che accomuna è il fatto di “sentirlo” prima ancora di “provarlo”. Ecco perché sono sempre a caccia di questa sensazione e ultimamente questa ricerca è stata un po’ infruttuosa, poi ho letto questo romanzo. Trovata.

Si tratta di una vera e propria storia di fantasmi, quelle belle e terribili ambientate in un luogo che di terribile non richiama nulla: la natura islandese è favolosamente epica, magari le aree vulcaniche impressionano, ma le formazioni rocciose, il mare e tutto il resto sono quanto di più lontano dal cupo delle foreste o dalle brume inglesi che rigurgitano presenze eteree. Ecco l’aspetto deviante: il bello che si fonde con l’oscuro. La storia di fantasmi ha, come correlato inscindibile, lo scioglimento di un mistero (e ciò fin dalla sua prima orchestrazione in un racconto di un autore latino) e Yrsa è fedele a questo topos. La sua narrazione è ben giocata sull’alternanza, due vicende che vivono separate per poi fondersi in modo sublime e inaspettato. Da un lato tre amici che vanno a ristrutturare una casa per le vacanze a Heteryri, un villaggio che d’inverno è disabitato; dall’altro Freyr, uno psichiatra, che collabora con la polizia su un evento anomalo, un atto vandalico in un asilo. Routine. Normalità. Apparentemente cose banali, ma i protagonisti – perché tutti i personaggi citati sono protagonisti – avranno la prova non desiderata che l’ignoto è molto più addentro al noto di quanto non ci si aspetti e, per alcuni, questa scoperta sarà definitiva.

È un libro da assaporare, con attenzione, perché è costruito con questa idea. Verrete trascinati e sbatacchiati avanti e indietro dalla tensione che si crea, ma non avrete la voglia di correre in avanti anche quando il capitolo termina con una situazione alquanto disturbante. Leggetelo di sera, magari tardi e, se sentite uno scricchiolio dal corridoio, continuate a ripetervi che è solo un rumore casuale, continuate…

Michele Finelli


La scrittrice:
Yrsa Sigurdardóttir ha iniziato a scrivere nel 1998 ed è considerata la migliore autrice di thriller in Islanda. Sposata con due figli, attualmente lavora come ingegnere civile a Reykjavík.