Come autore di gialli e noir, ha scritto Il killer delle ballerine, Non spegnere la luce, Arriveranno i fiori del sangue, finalista nei premi Fedeli e Scerbanenco, e Tu sei il prossimo, con il quale ha vinto i premi Romiti e Serantini e si è classificato al terzo posto nel concorso letterario Azzeccagarbugli.

In occasione del lancio del nuovo thriller, Il principio del male pubblicato da Piemme, Contorni di noir partecipa, insieme a Thriller Magazine, Il Giallista, Thrillerpages, 50/50 Thriller, La Tela Nera e Archivi di Uruk, a un blog tour per svelare poco alla volta curiosità e retroscena legati al romanzo e all’autore.

Oggi è il nostro turno e vi vogliamo proporre un contenuto speciale, riguardante l’intervista in esclusiva allo scrittore. Eccovi una delle domande inedite che gli sono state poste:

Nel tuo thriller ci sono due personaggi femminili che, pur in modi molto diversi, contribuiscono attivamente alle indagini e ne risolvono punti chiave. Ti sei ispirato a qualche personaggio in particolare per la loro creazione?
Stefano Tura: “Ad una poliziotta che ho conosciuto personalmente ai tempi del famoso caso della Banda della Uno Bianca, quando cercavo di scoprire cosa si celasse dietro ai misteri di questa vicenda. Una ragazza che per il semplice fatto di essere donna veniva spesso esclusa da colleghi e superiori maschi  dalle indagini più importanti. Frequentandola ho capito che era molto più perspicace, intuitiva e lungimirante dei vari “Rambo” che giravano nella sua questura. Peccato che quello sia un mondo estremamente e stupidamente maschilista. Credo che molti casi di nera verrebbero risolti molto più velocemente  se a capo delle indagini vi fossero più investigatrici”.

Vi abbiamo intrigati? Ecco la trama, curiosi come voi di leggerlo:
A volte, la vita vera è molto peggiore degli incubi. E proprio di vivere in un incubo ha l’impressione Marco: il volto martoriato da lividi e ferite, la bocca frantumata, le ossa degli arti barbaramente spezzate. Ma il dolore più acuto non è certo dovuto alle ferite. Quando intravede, ancora semicosciente, il corpo di Anna, la sua compagna, abbandonato accanto a lui sul letto, lo sguardo vitreo e inespressivo che solo la morte sa creare, capisce che nulla potrà più essere come prima. Marco e Anna si erano trasferiti da poche settimane a Ipswich, nel Suffolk, lasciandosi alle spalle Bologna e un paese che non aveva dato loro granché. L’Inghilterra li aveva accolti con un lavoro decente e soprattutto la speranza di un futuro migliore, speranza di cui ora non rimane neppure un frammento. Un anno dopo di Marco e Anna nella cittadina inglese non c’è più neppure un vago ricordo, anche perché l’omicidio di una giovane prostituta croata ha spostato i riflettori sul vecchio caso di un serial killer apparentemente chiuso dieci anni prima. Alla polizia locale e ai suoi zelanti e burocratici agenti, Scotland Yard affianca Peter McBride, nei registri della polizia noto anche come BigMac, accusato di vari crimini, condannato a qualche anno di reclusione. Un genio nel risolvere i casi più complessi, anche se con metodi decisamente poco ortodossi. Dopo i primi sopralluoghi, McBride si accorge che è un’altra la pista da seguire e chiede aiuto a una vecchia conoscenza, Alvaro Gerace, poliziotto italiano che mai si è accontentato della soluzione più facile. Insieme, pur rimanendo nei propri paesi, scopriranno che la verità, che a tutti, dai media alla polizia, fa comodo tenere nascosta, è atroce e affonda le sue radici negli istinti più bassi e ancestrali dell’animo
umano.

E questo è il booktrailer:
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