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Contorni di Noir | April 26, 2017

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Daniele Autieri – I giorni della Cagna

| On 25, Mag 2016

Editore Rizzoli  Collana Narrativa Italiana
Anno 2016
Genere Noir
496 pagine – brossura ed ebook


cagnaSe uno inizia citando il nome di Don Winslow è certo che chi legge si metta su una lunghezza d’onda ben precisa e, quindi, che abbia – anche inconsciamente – una sorta di aspettativa verso quello che sta per leggere. L’oramai consueta faciloneria generalizzata tende ad affibbiare stili e metodologie scrittorie anche a chi non le ha creando, a posteriori, dissonanze a scapito dello scrittore stesso. E’ il caso di Daniele Autieri il cui ultimo lavoro è stato paragonato all’incedere winslowiano, quando invece Autieri ne ha uno tutto suo. E ben evidente.
Il giornalismo d’inchiesta che si tramuta in romanzo è un genere che – a parte per il succitato Winslow e per lo scomparso Webb – non ho mai letto con frequenza. WInslow è un fuori-quota, Webb era realmente uno che ci metteva tutto sé stesso fino a morirne ed entrambi hanno una prosa secca e lineare che ben si presta a romanzare quello che è tale e quale nella realtà. Eccomi quindi alle prese con la versione nostrana del romanzo legato a una vicenda contemporanea e tutt’ora aperta (la famosa “Mafia Capitale”) di un giornalista del quale non mi è mai capitato di leggere nulla. Quale miglior punto di partenza? Nessun pregresso, nessuna aspettativa (a parte quella creata dai lanci d’agenzia), la strada bella aperta davanti. E allora si comincia.

Il dettaglio e la profondità dell’inchiesta giornalistica condotta da Autieri sono evidenti pressoché in ogni pagina del romanzo. La messe di informazioni, nomi e la descrizione di come il malaffare sia organizzato sono impressionanti. È questo il primo grosso impatto e la prima qualità che ho riscontrato: il fatto che l’autore sia stato in grado di tenere le fila di tutto quanto senza cadere nei suoi stessi tranelli e nelle infinite pieghe che la faccenda dimostra.
La criminalità si contende il proscenio con la gente comune che nel torbido ci finisce perché schiava – in tutti gli aspetti – del potere della cocaina. Al suo altare si sacrificano vite, lavori, luoghi. Il denominatore comune è il denaro: chi lo possiede, chi riesce a sperperare in un lampo 900 mila euro, chi ne vuole ancora di più, chi ne ha bisogno per cambiare vita, chi lo usa per comprarsi la droga, chi per comprarsi la vita degli altri. Questo è l’unico vero “valore”, l’unica cosa che fa da metro e che decide cosa accadrà della propria vita.

Due mondi contrapposti, ma molto più prossimi di quanto non sembri: Roma e il Venezuela, il narcotraffico “de noartri” e i cartelli spietati che nulla hanno da invidiare alla spietatezza di casa nostra che è solo meno evidente, ma altrettanto letale. In entrambi i luoghi il potere politico è legato a filo doppio e triplo con il mondo criminale: lo alimenta e ne è alimentato, sempre per una conseguenza di “dare e avere”, sempre perché ci sono politici tali solo per poterne vivere i privilegi e piegati al servizio della cocaina e politici che potrebbero fare altro – e fanno anche altro – che alla cocaina e al potere che ne deriva hanno improntato la loro carriera.

Autieri ci porta in questo universo orrendo fatto di fascisti che hanno abdicato ai loro valori seppur distorti in favore del denaro e di giovani che in questi valori distorti si ritrovano finendo poi a fare i combattenti disperati di incontri clandestini o i delinquenti che sventagliano kalashnikov per assaltare un furgone portavalori. Il mondo dell’ultradestra romana è spiattellato in tutta la sua pochezza, fatta di altolocati revanscisti e bassa manovalanza. Tra questi uno dei primi protagonisti di questo romanzo, Max, l’amico dell’altra mezza calzetta Claudio Accardi, il cui unico obiettivo è la sfrenata corsa alla ricchezza.
Accanto a loro le altre frange della criminalità: camorra, n’drangheta, con le loro ritualità e con le loro aberrazioni. Ogni lato oscuro del crimine viene illuminato dalla ricerca visuale di Autieri e quello che mostra ci schifa, mi schifa.

Come costume, non racconto il libro perché è compito di chi legge scoprirlo. Racconto le sensazioni del libro e – in questo caso – è il ribrezzo, l’astio, la già sconfitta in partenza assurdità di questo mondo che ha fatto del denaro non un semplice mezzo, ma un metro di giudizio, di divisione e di potere. Dello stile di Autieri vi dico che non c’entra nulla con Winslow ed è un bene. Autieri ha un bel ritmo, che sparsamente s’inceppa, ma quasi in modo impercettibile; costruisce personaggi credibili e gestisce con cura le scene d’insieme o dinamiche. Non lo trovate sopra le righe, ma – come la stragrande maggioranza degli scrittori di genere italiani – non riesce a non lasciarsi coinvolgere dal desiderio d’inserire il sentimento. A mio avviso in questo mondo, quello che lui fino a un attimo prima tratteggia, il sentimento non esiste. Esiste la possessione, anche carnale, dell’altro/a. L’amore esula, anche quando contestualizzato, anche quando è quello di un padre per una bambina della morte della cui madre è lui stesso responsabile o di una donna il cui uomo è devastato dalla corsa assoluta verso il denaro e la cocaina.
Scusatemi, ma io in questi non vedo redenzione. Non vedo il lato umano. Vedo innocenti prede di folli. Ecco questo è l’unico limite e lato poco credibile di questo romanzo che, per il resto, è una bella lettura. Ultima cosa, un po’ fuori contesto, ma neanche. Prima di scrivere la recensione, come uso, ho cercato in rete per vedere cosa venisse detto o scritto. A parte un paio di casi – brevissimi per la verità – il resto dei “recensori” ha ripreso pari, pari il lancio d’agenzia, lo stesso che viene inviato dalle case editrici. La domanda è: perché la chiamano “recensione”? Ai posteri l’ardua sentenza. A voi, buona lettura.

Michele Finelli


Lo scrittore:
Daniele Autieri è nato a Roma nel 1977, è giornalista de “la Repubblica”: sua, tra le altre, l’inchiesta che ha rivelato i retroscena della vicenda delle baby squillo dei Parioli, da cui è nato Professione Lolita (Chiarelettere 2015). Adesso si sta occupando degli sviluppi di “Mafia capitale”. Di questo romanzo sono già stati venduti i diritti cinematografici.