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Contorni di Noir | August 20, 2017

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Lee Child – Personal

| On 12, Mag 2016

Editore Longanesi Collana La Gaja scienza
Anno 2016
Genere Thriller
372 pagine – brossura con sovracopertina
Traduzione di A. Tissoni

Personal-Jack-Reacher-Lee-Child-203x300Sono una fedele lettrice delle avventure di Jack Reacher da sempre  e credo di aver letto tutti, o quasi, i suoi libri, alcuni in inglese, quando tardavano a essere pubblicati in italiano. Perciò, appena ho avuto tra le mani “Personal” l’ho aperto all’istante e  ho iniziato a leggere con gusto. E subito c’è stato il soprassalto.

Fino a otto giorni fa la mia vita era fatta di alti e bassi, di momenti belli e meno belli.”

Un momento, cosa ha detto? si chiede il lettore scioccato, ovvero io. La “mia” vita? Cioè, fatemi capire: ora Jack Reacher si narra in prima persona? E dov’è finito il caro vecchio narratore in terza persona che seguiva Reacher come un’ombra nel suo girovagare senza meta per l’America, da un numero infinito di romanzi?

Forse mi sono persa qualcosa, qualche episodio, anzi sarà senz’altro così, ma, caro Lee Child, ripeto: sono una fedele lettrice delle avventure di Jack Reacher e non mi era mai capitato, ancora, di sentirlo narrare in prima persona. E non è cosa da poco. Anzi, un intero sistema stellare si rovescia. Dammi il tempo di digerire la cosa, penso, e invece niente, perché le sorprese, in  questo “Personal”, non solo iniziano subito, ma continuano al volo e proseguono a spron battuto, facendo sussultare i lettori appassionati per tutto il racconto già dalla prima pagina, anzi, dalla prima frase.

… la mia vita…

La sua vita. Caspita, Jack insiste, si narra da sé. Eppure quel narratore in terza persona ci piaceva davvero molto, era rassicurante, concedeva al lettore una distanza di sicurezza fra sé e le avventure del protagonista, che non sono mai cose di piccolo conto. Anzi. Si sa che Jack Reacher ha una propensione innata a mettersi in guai grossi. Molto grossi.

Ma proseguiamo la lettura:

” … Una vita , la mia,  tutto sommato tranquilla, con lunghi periodi di ozio e qualche fase convulsa. Come nell’esercito d’altronde.”

L’esercito. Eccolo qui il convitato di pietra. Il personaggio con cui il nostro protagonista si relaziona di amore e odio, di fiducia e sospetto. Perché Reacher è un ex maggiore dell’esercito, anzi della Polizia Militare, che, per divergenze morali con i metodi discutibili di alcuni pezzi grossi suoi superiori, ha deciso, ormai da alcuni anni, di abbandonare la vita militare, che pure ha amato e a cui è fedelmente leale nell’animo, per condurre una vita on the road.

Reacher è un hobo dei nostri giorni, un vagabondo esistenziale e perennemente in movimento, che non possiede carte di credito, né telefoni cellulari, né conti in banca, e nemmeno una casa.  E’ un anonimo girovago, irrintracciabile  osservatore del mondo e dell’umanità, che attraversa l’America in lungo in largo, con i mezzi più diversi. Sale e scende dai mitici Greyhound, percorre  miglia e miglia a piedi se non c’è di meglio, approfitta di passaggi occasionali, insomma si muove di continuo, come gli squali. Ma a differenza degli squali, che inseguono il sangue, il suo è un vagare  sempre senza meta, inseguendo solo la conoscenza di sé. Perché la vita è il viaggio, forse.

Jack Reacher è un filosofo e allo stesso tempo un cow boy dei nostri tempi, un good guy fuori tempo massimo, che vaga per le stesse praterie percorse a suo tempo dai John Wayne e dai John Ford, sulle tracce dei pionieri, alla ricerca di un Ovest che si sposta sempre più in là, irraggiungibile.

Ogni tanto sfiora l’amore, perché é un uomo che sotto la sua scorza rude, nasconde , persino a se stesso, sentimenti profondi, assoluti. Ma sono  attimi. Sa che nulla dura per sempre e gli addii strazianti non fanno per lui.

“… una ragazza conosciuta  su un pullman. Lei voleva fare l’attrice, ma io no, quindi dopo quarantotto ore passate insieme a Los Angeles, ognuno aveva ripreso la sua strada. Così ero andato a San Francisco, poi a Portland e avevo proseguito per Seattle.”

E’ un uomo libero. Il grande padre-padrone che è stato l’esercito ormai appartiene al passato, e il nostro eroe, ora, non ne vuole più sentire parlare. Quei giorni, di gloria, onore e sconfitta insieme, sono lontani.

Lontani?! Ma come? Ci vogliamo perdere anche quest’altra abitudine che ci piaceva tanto, ovvero la presenza dell’esercito, nei suoi romanzi? Non è possibile. E infatti…

 “Puoi lasciare l’esercito, ma lui non lascia te. Non sempre, non completamente. E così mi hanno trovato“.

Ah, ecco. L’esercito c’è e lotta insieme a lui. Cioè: vorrebbe. Ma Jack Reacher è introvabile. Non lascia tracce dietro di sé, tanto meno quelle digitali,  sperduto com’è nei meandri delle routes americane, col suo bagaglio preferito: uno spazzolino da denti.

Ma loro lo trovano. Lo trovano sempre. In fondo basta ricorrere al vecchio trucco dell’esca. E infatti il trucco scatta, un giorno qualsiasi del cammino di Reacher in cerca di tutto e niente, o forse di se stesso. Jack è dunque arrivato a  Seattle, una delle tante tappe del suo viaggio al termine dell’America. Qui il destino lo aspetta sul tavolino di un caffè, sotto la forma di un giornale abbandonato. Non è un giornale come gli altri, è  l’Army Times, il periodico ufficiale delle forze armate, e Reacher non può non dargli un’occhiata.  Lo scorre, così, tanto per vedere i necrologi e gli annunci che possono riguardare suoi vecchi compagni d’armi e non riesce a credere ai suoi occhi, quando vede un trafiletto che lo riguarda.

Jack Reacher chiami Rick Shoemaker

L’America è grande, ma quanti Jack Reacher hanno un amico nell’esercito che si chiama proprio Rick Shoemaker?  E infatti è proprio lui che stanno cercando.

E’ il passato che ritorna. L’esercito lo ha trovato e lo rivuole indietro.

Inizia così la nuova avventura di questo eroe disincantato e stanco, ma sempre leale e incorruttibile.

E qui il lettore affezionato avrà il secondo shock, dopo l’io narrante, e cioè il cambiamento dello scenario naturale delle avventure orchestrate da Lee Child per Jack Reacher. Questa volta infatti  lo porterà fuori degli Stati Uniti, in Europa. Non più le grandi praterie dove corrono i bisonti e i greyhound, né i diners delle cittadine del Midwest, o le stazioni di servizio perse nel nulla alla Edward Hopper. “Personal” è ambientato in parte sotto la Tour Eiffel, e poi soprattutto a  Londra.

Ma come si fa? come è possibile, ci chiediamo noi lettori.  Jack Reacher in Europa non sarà un pesce fuor d’acqua? Non correrà dei pericoli inenarrabili dovuti alla scarsa conoscenza degli usi e costumi nonché dei luoghi?

Niente affatto, sembra dire al lettore Lee Child. Intanto c’è da ricordare che Jack è nato proprio in Europa. Figlio di militari, suo padre era in servizio Germania, e sua madre era francese. Insomma Jack Reacher non solo se la cava anche fuori dai confini, ma lo fa molto bene. Lui può tutto. Può così tutto, stavolta, e così esageratamente (è invincibile sia nel corpo a corpo che nel “cervello a cervello”), che a volte fa venire in mente l’epico Walker Texas Ranger.

Ma torniamo alla storia. A Parigi hanno appena tentato di assassinare il Presidente della Repubblica francese. Un cecchino misterioso, dalla mira infallibile su distanze che superano il chilometro, ha sbagliato il tiro per un soffio. Nulla è trapelato ai media ma la cosa ha gettato nel panico i servizi segreti internazionali, in vista del prossimo G8 che si deve tenere a Londra di lì a poco e dove sono attesi i capi di Stato e  di governo dei paesi più importanti del mondo, inclusa l’Italia. Chi sarà l’obiettivo del cecchino? E qui noi italiani abbiamo il primo colpo al cuore.

Se si trattasse di un piano terroristico su larga scala, allora con tutto il rispetto, probabilmente non riguarderebbe l’Italia. Voglio dire, chi se ne accorgerebbe se cambiassero leader? Ce n’è uno ogni tre settimane.”

Capito? L’Italia conta poco. E come dargli torto? Ma non c’è tempo per piangersi addosso, perché inizia la caccia all’uomo, cioè al cecchino, che sta per scatenare il panico mondiale, falciando i rappresentanti delle grandi nazioni, durante una delle loro riunioni più simboliche.

Toccherà a Reacher individuarlo, nella persona di John Kott, un ex detenuto che lo odia per questioni antiche e ne ha fatto il suo prossimo bersaglio. Una volta scopertane l’identità, Reacher dovrà scovarlo e neutralizzarlo, con l’aiuto di Casey Nice, una giovane e inesperta, ma determinata e capace, agente della CIA che gli viene messa alle calcagna dal sistema.

Da qui si snoda una vicenda mozzafiato, tra continui colpi di scena che, come in ogni buon crime-spy-thriller, non lasciano nemmeno il tempo di riflettere perché si è già passati al livello successivo, dal quale occorre smarcarsi perché se Reacher insegue Kott, molti, strani nonché pericolosissimi individui inseguono lui, mentre altri misteriosi personaggi inseguono tutti, in una corsa contro il tempo che coincide con il G8 imminente.

Riuscirà Reacher con l’aiuto della giovane e bella Casey e dell’impenetrabile inglese Bennet a evitare un appuntamento col destino che potrebbe mettere in crisi l’intero ordine mondiale? E soprattutto: chi e cosa c’è dietro tutto questo? ovvero: cui prodest?

La risposta, che sarà sorprendente e spiazzante, va da sé, è da trovare nella lettura del romanzo, che scorre via veloce e avvincente come tutti i precedenti dedicati a Jack Reacher, pagina dopo pagina, colpo di scena dopo colpo di scena. Fino all’ultima riga. Poi…

Guardai le stelle finché non sentii arrivare il pullman. Andai in posti che non ricordo…”

Ecco, Jack è di nuovo on the road, nel suo viaggio senza fine. E ci piace tanto così, tutto solo, pronto a incontrare il suo destino a ogni passo, e nello stesso tempo perduto a guardare le stelle, cercando forse quella che gli indicherà, chissà,  quel posto che forse, un giorno, potrà chiamare casa.

Però, caro Lee Child, ci vorranno almeno altri tre o quattro romanzi per abituarsi alla narrazione in prima persona. Quindi sbrigati a scrivere, noi aspettiamo, impazienti.

Carla Vistarini

Lo scrittore:
Lee Child è nato a Coventry, in Inghilterra, nel 1954. Dopo aver lavorato per vent’anni come autore di programmi televisivi, nel 1997 ha deciso di dedicarsi alla narrativa: il suo primo libro, Zona pericolosa, è stato accolto con un notevole successo di pubblico e critica, e lo stesso è accaduto per gli altri romanzi d’azione incentrati sulla figura di Jack Reacher, personaggio definito dall’autore «un vero duro, un ex militare addestrato a pensare e ad agire con assoluta rapidità e determinazione, ma anche dotato di un profondo senso dell’onore e della giustizia».
Lee Child vive negli Stati Uniti dal 1998.