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Contorni di Noir | December 14, 2017

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Michael Connelly – La strategia di Bosch in blogtour

| On 11, Mag 2016

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Questa volta nel nostro blogtour dedicato ai libri thriller, noir e gialli ospitiamo un autore d’eccezione: Michael Connelly!
Considerato fra i più grandi scrittori della narrativa americana, ogni suo romanzo è destinato a trasformarsi in best seller e in Italia è seguito e apprezzato.
Dal suo primo libro, “Debito di sangue”, è stato tratto un film diretto e interpretato da Clint Eastwood.
Dalla serie di Harry Bosch, il detective protagonista di molti suoi thriller, è stata inaugurata una serie televisiva, intitolata proprio “Bosch”, di cui Connelly ha curato la sceneggiatura e posso dire che è davvero una serie meritevole!
Connelly è stato spesso in Italia, tra le presenze eccellenti di numerosi festival: il Festivaletteratura a Mantova, il Noir in Festival a Courmayeur, dove gli è stato conferito il Raymond Chandler Award, e il Festival Internazionale delle Letterature a Roma.
per rimanere sempre informati, vi consiglio di seguire i siti:
www.michaelconnelly.it
www.michaelconnelly.com

Oggi tocca a noi, ultima tappa di questo percorso che si conclude con un’intervista all’editor di Michael Connelly – Mariagiulia Castagnone – in occasione dell’uscita del suo ultimo romanzo, “La strategia di Bosch” edito da Piemme.

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Buona lettura!

1. In che cosa consiste esattamente il lavoro dell’editor? E come si concilia con il traduttore, visto che parliamo di Michael Connelly? C’è un lavoro di squadra, immagino..
M.: Sono due lavori diversi. L’editor legge e sceglie. I diritti di Connelly sono stati comprati la prima volta da Piemme nel 1998, quando ero direttore editoriale e dovevo elaborare il programma. Connelly ha avuto un successo immediato con quel primo libro, Debito di sangue, uno stand-alone, cioè un testo senza un protagonista seriale. Poi è arrivato Harry Bosch e infine Mickey Haller, l’avvocato di difesa. Il traduttore lavora sul testo. Certo il lavoro di squadra esiste, perché sia l’editor che il traduttore finiscono per identificarsi molto con un autore, uno perché l’ha scelto, l’altro perché entra in profondità in quello che l’autore ha scritto.

2. Qual è l’intervento dell’editor che più va a modificare e definire il romanzo? E’ un lavoro di rifinitura o ci si trova anche a trasformarne il contenuto?
M.: Di solito l’intervento dell’editor è più consistente quando si ha a che fare con un autore italiano. Allora capita che editor e autore lavorino insieme e che l’editor faccia delle sue proposte sia sullo sviluppo della trama che sui personaggi. I romanzi stranieri arrivano già editati, sia in forma di manoscritto sia in forma di libro, e l’editor italiano non può più intervenire, soprattutto sulla struttura. Però può capitare che il traduttore, che lavora sul testo in maniera approfondita, si accorga di qualche incongruenza presente nella versione originale e riesca a sistemarla nella traduzione.

3. Michael Connelly trasforma ogni suo romanzo in un best-seller. Quali sono gli ingredienti per creare il mix vincente che piace ai lettori? Mettiamo i primi due: Harry Bosch, ovviamente e Los Angeles. Poi..?
Poi c’è l’intreccio, il lavoro di indagine, che è molto appassionante, la capacità di seminare indizi, uno dopo l’altro, che tengono avvinto il lettore, l’abilità nel tratteggiare i personaggi, l’empatia nei confronti delle vittime. Insomma, gli ingredienti che fanno di Connelly un vero maestro e di Harry Bosch, il suo protagonista, un uomo davvero speciale. E’ anche la sua personalità che piace: quel suo essere ombroso, incorruttibile, giusto con tutti. Non a caso il suo motto è, ‘tutti contano o non conta nessuno.’

4. “In ogni assassinio c’è il racconto di una città”, dice Harry Bosch. Si parla molto di Los Angeles nei suoi romanzi. E’ una città che ha molto da raccontare? Viene descritta anche da altri autori americani e il ritratto è sempre lo stesso: corrotta, pericolosa e comunque unica. Cosa ne pensa l’autore?
M.: Los Angeles, per Michael Connelly, è la città dei mille volti. Ancora oggi è la capitale mondiale del cinema, la città delle ville dei ricchi e dei quartieri degradati dove vivono i poveri, una sterminata metropoli, la città più estesa d’America. Città di mare e di colline, si snoda per chilometri e chilometri. Sì, è corrotta, pericolosa, inquinata, trafficata, ma è una città che incanta. Lo sa Bosch e lo sa anche Connelly che, trasferitosi in Florida, non ha saputo lasciarla del tutto, ma vi torna spesso.

5. L’ultimo in uscita è “La strategia di Bosch”. Come nasce l’idea di questo romanzo?
M.: Be’, secondo me una delle idee vincenti di Connelly è quella di tratteggiare un personaggio che ‘vive’, nel senso reale del termine. Harry Bosch è invecchiato nel corso degli anni. Quando l’abbiamo conosciuto ne aveva una quarantina, ora ne ha sessantatre. Ha i capelli grigi, dovrebbe già essere in pensione, ma l’energia è sempre la stessa. Però Connelly deve pensare a costruirgli un futuro ed è questa la direzione del romanzo. Bosch per la prima volta lavora come investigatore privato con il fratellastro Mickey Haller. E’ una vera sorpresa e ci dà l’idea che ce ne saranno molte altre.

6. Partner in questa storia è una neofita in fatto di omicidi: Lucia Soto. Ce la vuole descrivere? E tra quelli che lo hanno affiancato nei precedenti romanzi, con quale partner ha avuto maggior feeling?
M.: Lucia Soto è una giovane ‘rookie’, una pivellina, da pochi anni nella polizia. Ma è coraggiosa, ha voglia di imparare e sa che il fatto di avere come ‘maestro’ Bosch è una fortuna non da poco. C’è un episodio del suo passato che l’ha molto scottata, ma che le dà un’ ulteriore motivazione per battersi contro il male. Due sono i partner importanti che Bosch ha avuto quando era ancora un detective della divisione Hollywood. Da quando è passato all’unità casi irrisolti, dire che il suo partner più importante è David Chu.

7. Come si è evoluto il personaggio del detective Bosch e come, invece, l’autore Michael Connelly?
M.: Come ho già detto, Bosch nel corso dei romanzi ha avuto una grande evoluzione. Sul piano privato gli sono successe molte cose, si è innamorato (molte volte, ma mai più di una volta per romanzo. Se vogliamo, una forma di fedeltà), si è sposato, ha avuto una figlia. Sul piano del lavoro è forse più paziente con i suoi colleghi, ma terribilmente impaziente e severo con i suoi superiori, soprattutto quando la burocrazia prevale sul buon senso e sull’umanità. Anche Michael Connelly è invecchiato, anche a lui sono venuti i capelli bianchi, ma anche nel suo caso l’energia è la stessa. Anzi, paradossalmente, sembra che ne abbia di più perché ora, oltre a scrivere, segue anche le serie televisive che hanno per protagonista Bosch. Visto che stiamo parlando di entrambi, mi piace dire che, sul piano del carattere c’è qualcosa che li accomuna: taciturni, molto seri e professionali, sono generosi e hanno entrambi una vena di malinconia. E poi adorano il jazz.

8. Chi lotta contro i mostri deve fare attenzione a non diventare lui stesso un mostro. E se tu riguarderai a lungo in un abisso, anche l’abisso vorrà guardare dentro di te. E’ una frase di Nietzsche che Connelly riporta in un suo romanzo. Chi sono i mostri dei suoi romanzi?
M.: I mostri dei suoi romanzi sono il Male. Quello che si insinua nel cuore degli uomini e li spinge a commettere cose orribili, omicidi, torture. E i mostri sono spesso persone abiette che, dietro una facciata assolutamente per bene, nascondono un animo malvagio e, anche senza arrivare all’omicidio, fanno del male agli altri per interesse personale. A volte si ha l’impressione che Bosch consideri dei mostri anche i burocrati che stanno ai vertici della polizia o della politica.

9. Qual è l’aspetto che prevale nei libri? Vogliono essere di denuncia o, al contrario, raccontare prevalentemente crime novels? Che messaggio vuole trasmettere?
M.: Direi che sono entrambe le cose: thriller straordinari da cui uno viene catturato e romanzi di denuncia. Denuncia nei confronti della corruzione, anche all’interno della polizia, nei confronti della malagestione del bene pubblico, nei confronti della disparità tra ricchezza e povertà. Ma non credo che quest’aspetto prevalga nelle intenzioni di Connelly. E’ un grande scrittore che ha scelto il crimine come percorso narrativo e che ci parla della vita, con i suoi aspetti positivi e quelli negativi.

10. Oltre alle sue opere letterarie, Michael è uno dei produttori e scrittori del nuovo show televisivo, “Bosch”, che è in streaming su Video Amazon Prime, dal 24 febbraio 2016 sbarcato anche in Italia. Come si riesce ad avere lo stesso successo che ha nei romanzi? Il protagonista della serie, Titus Welliver, è piaciuto ai suoi lettori?
M.: L’indice di gradimento di Titus Welliver non lo conosco. So soltanto che hanno fatto un sacco di provini prima di scegliere lui, davvero tanti. Presumo che fisicamente ci siamo, anche se io mi sono sempre figurato Harry Bosch più simile a Connelly, con i colori diversi. Niente occhi azzurri e capelli ex biondi, ma occhi neri e fondi e capelli ex scuri. La serie in America è stata molto seguita – penso anche in Italia – tanto che a breve ne gireranno altre puntate.

11. I suoi libri sono stati tradotti in più di trentacinque lingue diverse. In quale Paese hanno avuto un impatto che lo ha sorpreso?
M.: Non saprei dire, anche perché so qual è il successo che ha avuto nei paesi occidentali. Ma non so nulla di paesi come il Giappone o il Brasile, tanto per fare due esempi. So che qui in Italia ha davvero un grande successo e che questo successo è costante. Non c’è un libro che sia andato meno bene di un altro e lo stesso vale per l’altro suo protagonista, l’avvocato di difesa Mickey Haller.

Questa la copertina del romanzo, per la trama vi rimandiamo al sito di Piemme.

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