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Contorni di Noir | April 25, 2017

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Il noir e lo scudo di Achille

| On 25, Giu 2016

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(c) Sergio Bettini

E’ nota la funzione dei due emisferi cerebrali per quanto riguarda la prevalenza del pensiero: l’emisfero destro è quello emotivo/creativo, l’emisfero sinistro è quello razionale/analitico. A destra del cervello (emisfero che comanda la parte sinistra del corpo e viceversa) noi proviamo le emozioni ed i sentimenti, a sinistra analizziamo le cose, ragioniamo e ci autocontrolliamo. Ricordo che nel bellissimo libro di Calvino “Lezioni americane” veniva creato un parallelismo tra il Hermes-Mercurio dio della parte destra, mentre a sinistra si collocava Vulcano-Efesto. Mercurio con le ali ai piedi, leggero e aereo, abile ed agile, che trasmette i messaggi degli Dei tra gli uomini, Mercurio anche portato agli scambi ed alla destrezza dei commerci, che insomma vola rapido ma anche un po’ frivolo ed ingannatore che mi pare rappresenti la velocità con la quale oggi si vive e si comunica. Ma cosa si comunica?

Forse c’è bisogno che Mercurio porti “sostanza” oltreché forma e allora ecco Vulcano-Efesto, divinità che non spazia nei cieli ma si rintana nel fondo dei crateri, chiuso nella sua fucina dove fabbrica instancabilmente gioielli ed armi, scudi, reti, trappole, tutte rifinite meravigliosamente, come il famoso scudo di Achille. Vulcano che contrappone al volo aereo di Mercurio l’andatura claudicante, dopo che bimbetto bruttino era stato gettato giù dall’Olimpo dalla madre Era e si era rinchiuso nelle viscere della terra. Pare a me che la pazienza e la meticolosità di Vulcano sono la condizione necessaria perché Mercurio, il nostro bellimbusto da discoteca, porti con sè qualcosa di sostanziale, così come la mobilità e la sveltezza di Mercurio sono le condizioni necessarie perché le fatiche di Vulcano diventino note e apprezzate nel loro significato. I nostri tempi moderni sono meravigliosi nei loro slanci di volontariato e di generosità ma anche impulsivi e preoccupati spesso di correre senza sapere dove. Il tempo di Mercurio lo abbiamo ed è sempre più frenetico, si fa il giro del mondo in 80 secondi non 80 giorni ma qual’è il messaggio da trasmettere ? Cosa abbiamo da dire? Senza la pazienza di Vulcano il nostro Mercurio col suo bel iphone torna a mani vuote così come era partito.

E qui arriviamo alla lettura di libri gialli/noir ed alla sua valenza “educativa”.

La descrizione degli eventi e dei personaggi insegna ad una osservazione attenta, meticolosa, paziente ed oggettiva di fatti: Vulcano raccoglie i fatti, Mercurio li interpreta in modo creativo e non stereotipato. La figura dell’investigatore può essere avvicinata alla figura dell’analista in epoca freudiana, un osservatore esterno che ricostruisce la storia con atteggiamento critico rispetto all’evidenza, fondando il suo sapere su un sistema interpretativo forte. Ma come all’analista spetta l’interpretazione rendendo conscio l’inconscio così il nostro investigatore, pur razionalissimo come Poirot, deve mettere allo scoperto il peso di verità a volte intollerabili, la disperazione, lo stupore per l’emergere di lati oscuri in ogni persona. Le passioni dunque ci sono ma il detective/analista le padroneggia, le osserva ma ne rimane esente: e questa incapacità di gestire le emozione è una delle carenze dei nostri giovani come afferma Galimberti (“Miti del nostro tempo”, Feltrinelli) che poco leggono mentre leggere insegna ad acquisire e declinare un alfabeto dei sentimenti. Leggere comunque ma nel nostro caso appassionarsi a letture che presentano in particolare descrizione di persone ed ambienti, premesse dettagliate e caratterizzanti dei vari personaggi (Elizabeth George per fare un esempio) prima che Macbeth uccida il sonno ed il lettore cominci la sfida per individuare la soluzione. Già la frenetica vita quotidiana ci porta spesso ad affrettare i giudizi, almeno nei libri si impari un tempo di osservazione e raccolta dei fatti non scandita dal multitasking o dallo zapping.

Ma con il noir si presenta un ulteriore elemento esistenziale, il ruolo di ciascuno nel determinare gli eventi e non solo esserne spettatore. “l’investigatore non vuole essere un erudito solutore di indovinelli alla Sherlock Holmes ma un tipo duro e scaltro, capace di tirar fuori il meglio da chi incontra, criminale, testimone innocente o cliente che sia” (Chandler, 1944). Come dice Eco questa affermazione sottolinea l’evoluzione verso il romanzo hard boiled dove si passa da un mondo in cui il paradigma era una relazione causa-effetti ad un paradigma in cui il detective più che risalire alle cause, provoca lui stesso effetti.
L’investigatore alla Marlowe non si limita a ricostruire le cause, anzi a volte non ricostruisce un bel niente, ma è immerso negli stessi luoghi, attorniato dagli stessi personaggi del delitto e sarà la sua presenza ad evidenziare elementi che resterebbe altrimenti segreti. Alla geometria del mistero metrica, euclidea ed ortogonale del giallo classico si oppone nel poliziesco hard boiled una concezione topologica e in una parola esistenzialista (Sartre) e anche qui l’educazione al concetto di libertà e responsabilità personale contro il fatalismo giustificativo eleva i noir da lettura di evasione a lettura di formazione.

Come dirà Wittgestein, il romanzo giallo hard boiled è pieno di calorie e vitamine mentali.

Sergio Bettini