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Contorni di Noir | November 24, 2017

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Intervista a Antonio Manzini

| On 08, Lug 2016

 

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Ricordo che quando scrissi per Contorni di noir la recensione di “Pista nera” di Antonio Manzini, mi espressi così: Fulminata sulla via di Damasco.
Può sembrare esagerato, ma per me scoprire di avere lasciato in attesa per tanto tempo  una simile “perla” di lettura, fu un colpo! Tanto che in breve lessi  tutti gli altri- era appena uscito l’ultimo, “Era di maggio”.
Da allora, Rocco Schiavone ha un posto nel mio cuore, insieme a pochi altri, Ricciardi di De Giovanni, Montalbano di Camilleri, Erlendur di Indridason.
Poi ho avuto l’onore di conoscerlo personalmente ed ascoltarlo al Salone del Libro di Torino –splendida opportunità – ed ora non mi resta che porgli alcune domande, per far conoscere questo autore meglio anche dal resto del mondo.

1. Lei è romano. Come mai la scelta di trasferire il suo Rocco Schiavone proprio ad Aosta? C’è un motivo particolare, per cui abbia scelto quella città?
A.: Da anni vado d’inverno da quelle parti. E sempre da quelle parti ho cominciato a scrivere pista nera. Cercavo un posto dove il personaggio, romano di Trastevere, fosse un pesce fuor d’acqua. Un posto dove Rocco Schiavone non avesse nessun legame dal punto di vista umano e soprattutto ambientale. Per clima, paesaggio, cibo insomma tutto. Aosta mi sembrava il luogo ideale. Primo perché un romano di Trastevere non ha ben chiaro dove si trovi, in secondo luogo per la somiglianza che c’è fra quei territori e l’anima di Rocco. Mi spiego meglio. La Vallee per chi non la conosce, è un luogo all’apparenza piuttosto chiuso. Dominata da forti e castelli questa strada si infila in una valle dominata da montagne di roccia nera e incombenti. Lì ci sono le vette più alte d’Europa, con quella montagnana non si scherza, si rischia la pelle. Spesso il sole va via presto e l’ombra in inverno arriva già a metà pomeriggio.
Poi invece, all’improvviso, si apre e ti regala paesaggi fra i più belli del mondo. Come nel Gran Paradiso e su in vetta, quando riesci a vedere tutta la corona delle Alpi. Proprio come Rocco. All’apparenza burbero, orso, chiuso, poi capace di slanci emotivi e di generosità imprevisti.

2.Schiavone è un personaggio complesso, estremamente intrigante,  ma non facile. Si è ispirato, per raccontarlo, a qualcuno che ha conosciuto, ad un mix di persone, o è puramente frutto di invenzione?
A.: Invenzione. E’ meglio. Se nel descrivere un personaggio cerchi di aderire a una persona reale ti limiti. La fantasia non ha confini. Certo si parla sempre di vissuto, avrà qualcosa di quell’amico, qualcosa di mio, qualcosa di quell’altro. Ma è fantasia.

3. Era necessario farlo proprio così “bastardo”? Perché, anche se certe sue fulminanti battute fanno ridere, in realtà Schiavone con i subalterni è tremendo: il capo che nessuno vorrebbe avere!
A.: In prima stesura del primo romanzo era anche peggio. Non mi piacciono gli eroi senza macchia e senza paura, non ci credo, non esistono. Non mi piace la perfezione nei comportamenti. Non mi piace il politicamente corretto (a proposito, lo sa che politicamente e corretto ormai non si può più dire nella stessa frase? E’ un ossimoro!) Mi piacciono gli ultimi della classe, mi piacciono i personaggi che dentro hanno il tragico, orologi rotti, contraddittori. Non lo siamo un po’ tutti in fin dei conti? Io dovrei correggere le bozze del libro e invece mi diverto a parlare con lei, per esempio…

4.Lo stesso discorso vale per gli spinelli: doveva proprio essere trasgressivo totalmente? Il dolore che ha dentro secondo lei giustifica tutto ciò? (nota dell’intervistatrice: io lo amo talmente , che lo giustifico SEMPRE).
A.: Fumare la marijuana per me non ha bisogno di giustificazioni. E’ trasgressivo perché è contro la legge, ma mi dica in tutta sincerità. Non trova assurdo che negli autogrill si venda il Whiskey? Cioè uno è alla guida da Roma a Bologna e può tracannarsi sei bicchieri di Glen Grant! Per un uomo di quella generazione fumarsi uno spinello non è un atto trasgressivo. L’unica trasgressività è che per acquistarlo deve rivolgersi alla malavita, più o meno. Oggi anche ragazzi di buona famiglia riescono a vendere l’erba. Ma questo fa parte dell’antico scontro fra legge e giustizia, che non sempre coincidono, anzi raramente lo fanno.

5. Ho letto che lei è stato allievo di Andrea Camilleri. Che cosa le ha trasmesso questo scrittore e maestro , in special modo?
A.: Amicizia. L’amore per il teatro non solo dal punto di vista scenico ma anche come forma di letteratura, Majakovskij, ridere. E parlare di libri. Potrei stare ore con Andrea CAmilleri a parlare di autori che ci piacciono.

6. Nell’ultimo romanzo di Andrea Camilleri, sono presenti dei simpatici ed affettuosi riferimenti al suo personaggio Schiavone. Montalbano lo chiama “Il collega di carta”. Lo considera un bell’omaggio?
A.: Lo considero un onore.

7. Tornando ai romanzi. La parte migliore, secondo me struggente – sono i corsivi in cui dialoga con la moglie morta. Perché questo modo particolare (efficacissimo- dico io) di raccontare un privato doloroso?
A.: Perché in realtà sono dei monologhi che fa allo specchio o con il vetro di una finestra. Perché mi piaceva far sentire la sua voce. Non solo in forma di dialogo ma in forma di pensiero.

8. Io ho pensato che con questa parte lei volesse un po’ riscattare la “bastardaggine” nella vita quotidiana e lavorativa di Rocco Schiavone, facendocelo apparire umano e fragile come tutti. E’ così o c’è un altro motivo?
A.: Quando un essere umano apre il proprio cuore e lo mostra senza veli e senza protezioni,  è come assistere all’apertura di un forziere pieno di gioielli. Il coraggio di dire certe cose spesso ci manca. Ma a noi stessi ce le diciamo, in intimità, nel silenzio della notte o in macchina mentre viaggiamo ascoltando la radio.

9.Sta per uscire il quinto romanzo con Rocco Schiavone protagonista, atteso dai lettori con ansia. Pensa di continuare con questo protagonista, per la gioia dei suoi fans, o di cambiare personaggio, come hanno fatto ad un certo punto De Giovanni (con i Bastardi di Pizzofalcone) o Gianni Simoni (con il commissario Lucchesi)?
A.: Preferisco scrivere altri libri, ho tante storie che mi piacerebbe raccontare, è una minaccia questa!  La serialità per me ha la forma e la faccia di Rocco.

Quali che siano i suoi programmi futuri, non ci privi di questo splendido ed unico personaggio da lei creato!

Intervista curata da Rosy Volta