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Contorni di Noir | September 19, 2017

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Intervista a: Samuel Bjørk (a.k.a. Frode Sander Øien)

| On 01, Lug 2016

frode

Intervistare un autore è sempre una bella sensazione. Crea un ponte, un collegamento – seppur tramite un file Word in questo caso – e la risposta che ricevi ha il sapore della chiacchiera che hai fatto con uno che conosci da tempo. Dando seguito a un suggerimento di Cecilia, sempre prodiga, ho confezionato una serie di domande – cinque in origine che però ho trattato da scatole cinesi e quindi domande “multiple” come lui stesso ha notato – per le quali ho ottenuto risposte decisamente interessanti e piacevoli.
E allora, eccovi l’esito della mia “Interview with the Nordic” (Intervista col Nordico, parafrasando un noto film, n.d.r.).

1. Dunque, ci sono già fin troppe domande in merito al tuo background come artista quindi vorrei focalizzarmi più sulla tua recente produzione relativa al noir/thriller. Essendo un lettore compulsivo ho avuto modo di leggere una gran quantità di libri di questo genere (il noir, ndr) fino ad oggi. Sono rimasto piacevolmente sorpreso dalla qualità e dal livello che la cosiddetta “onda Nordica” ha portato in quest’ambito e Stieg Larsson a parte – mi dispiace, ma non è tra i miei favoriti –  dalla capacità di scrivere in merito a situazioni terribili e pauroso in modo davvero convincente. Prima di approdare ai tuoi libri arrivavo da Nesbo, ma quando ho letto le tue pagine vi ho trovato qualcosa di più. Più pauroso, oscuro, intimo e malato e mi è piaciuto. Arrivando finalmente alla domanda, da dove trai l’ispirazione per delle visioni così oscure?

Bjørk – Non è mai facile dire da dove l’ispirazione ti arrivi. Per me si tratta principalmente dal fatto di essere sempre stato interessato alle persone e alle forze del bene e del male. Fin da bambino ho sempre avuto un gran interesse verso l’esistenzialismo, cercando di figurarmi il perché facciamo ciò che facciamo. Sono stato cresciuto con il concetto del pensare positivo e di fare il bene e quando sono diventato adulto sono stato catapultato in un mondo dove le persone non avevano questo stesso spirito e ho trovato la cosa paurosa ed affascinante nel contempo. Ho vissuto e fatto molte cose nella mia vita e mi ritrovo ad avere una scorta d’esperienze da cui posso trarre nel momento in cui devo scrivere dei lati oscuri e positivi della natura umana.

2. Per ragioni di lavoro sono stato diverse volte in Norvegia e sono sempre rimasto affascinato dalle persone. La mia esperienza fino ad oggi è quella di un’umanità solida, aperta, con una visione che qui in Italia abbiamo perso da un pezzo. Quando poi ho iniziato a leggere i libri noir scritti da autori nordici ho trovato un lato oscuro che mi è sempre però suonato lontano dalla mia esperienza diretta. Una delle cose più tremende è quella legata ai bambini. Non sei il solo scrittore che ha usato i bambini per mostrare il lato oscuro degli Scandinavi, ma ogni volta la cosa mi colpisce. Posso capire che ogni nazione abbia i suoi scheletri nell’armadio, ma comparata con la mia esperienza questa cosa mi spiazza. E’ davvero questa la situazione?

BjørkPenso che la tua esperienza con il popolo norvegese e scandivano sia giusta. E’ un bellissimo posto dove vivere e di norma ogni cosa qui è una sorta di riferimento per tutti quelli che vogliono creare una buona società. Questa è la normalità, mentre la fiction è una cosa totalmente diversa. Per creare della buona fiction hai bisogno di dramma e qui è dove credo che la Scandinavia dia il suo meglio. I piccoli, ma oscuri lati di una società apparentemente perfetta, ambientati in luoghi bui e freddi che incidono seriamente sulle persone, creano un contrasto perfetto, ottimo per scrivere buoni romanzi.

3.  Ogni autore ha trovato il suo metodo per sviluppare i propri romanzi. Alcuni partono con il delineare tutto il gruppo dei personaggi prima di cominciare a scrivere la trama, altri saltano da una parte all’altra e quindi cercano poi di riallacciare il tutto. Hai forse una sorta di “lista delle cose da fare” o il tuo approccio a un nuovo romanzo è diverso ogni volta e perché hai proprio scelto il genere noir/thriller?

BjørkPer me ogni romanzo è differente. Nel primo avevo chiara in mente una trama che m’interessava e nel secondo stavo cercando uno sviluppo più basato sui personaggi. Cerco sempre di scrivere nel modo più organico possibile. Spesso lascio che sia il personaggio a guidarmi cercando di non farmi trascinare troppo e cercando di mantenere il tutto il più “reale” possibile. La ragione per la quale ho scelto il noir/thiller? Per il ritmo. Sono una persona molto irrequieta e questo stile di scrittura dove tutto è sempre rapido e ridotto all’osso è quella che mi si confà di più.

4. Quale tratto comune, la maggior parte degli autori di noir/thirller crea un personaggio – o un gruppo – quindi una serie di romanzi connessi dove il suo personaggio compare. Abbiamo una pletora d’esempi e anche tu sembri seguire questo sentiero con i tuoi Holger e Mia, ma non credi che questo comportamento sia diventato una sorta di cosa che devi fare perché il pubblico se lo aspetta, o credi che se i personaggi fossero ogni volta diversi l’interesse verso il libro scemerebbe? Non credi che ciò obblighi lo scrittore ad immaginare ogni volta qualcosa di nuovo per i suoi personaggi con il rischio d’esagerare o di costringerli in un mondo dove accadono solo cose orribili?

BjørkQuando ho cominciato a scrivere il primo libro, non avevo creato alcun personaggio, solo la trama che mi piaceva, quindi la cosa è accaduta in modo assolutamente accidentale, per me. I miei protagonisti, Holger Munch e Mia Krüger sono nati perché è nato in me il desiderio di conoscerli meglio e, per fortuna, lo stesso è accaduto per i miei lettori. In alcuni casi è vero, i personaggi sembrano forzati a dover sperimentare o fare cose che normalmente non farebbero mai, ma non è il mio caso. Scrivere altri libri su Holger e Mia e gli altri del gruppo mi sembra la cosa più giusta da fare perché hanno tanto da dare, storie e personalità nelle quali io credo.

5.– Un altro tratto comune dello stile nordico che ho notato fin qua è quello di avere sempre, tra i “buoni”, qualcuno con un lato oscuro o con particolari capacità nel risolvere gli intrighi. Il tuo personaggio, Mia, è una donna al limite, sempre prossima a togliersi la vita soccombendo al peso della morte della sua sorella gemella della quale si sente responsabile. Il modo in cui la tratti e la descrivi è molto secco e diretto e sembra quasi tu abbia avuto esperienze simili. Possibile? Non credi poi che tali personaggi possano diventare qualche volta un modo semplice per risolvere le cose dando loro capacità speciali evitando così lo sforzo di sviluppare la trama?

BjørkNon credo che sia solo una questione di se/o, perché uno dev’essere capace di descrivere personaggi e sviluppare una trama ben strutturata nello stesso tempo. Per me non credo di riuscire a fare una senza l’altra. Penso che la ragione per cui ci siano così tanti personaggi con intuizioni o abilità speciali è perché ciò li rende più interessanti, capaci, più consoni al ruolo di eroe o eroina così come accade in ogni dramma che si rispetti. Holger ha un approccio calmo e lucido alle cose, Mia molto più oscuro. Ho sperimentato entrambi nella mia vita quindi posso dire che entrambi sono parte di me e credo che questa dualità sia un ottimo punto di partenza per tratteggiare personaggi credibili.

Ecco qui. Bjørk è stato rapido nel rispondere e le sue risposte si sono rivelate molto interessanti, sebbene siano solo un assaggio di quello che un autore come lui sia in grado di trasmettere. Spero, in un prossimo futuro, di poterlo anche conoscere di persona, perché credo sia un personaggio davvero particolare e allora le mie domande potrebbero essere di più. Grazie per il tuo tempo Frode Sander Øien e grazie a Tommaso Gobbi di Longanesi per il supporto.

Foto: FREDRIK SOLSTAD, VG – tratta da “Norsk krim-sensasjon til topps i Tyskland“.

Intervista a cura di Michele FInelli