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Contorni di Noir | April 29, 2017

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Nicolas Trashnikòv – 1982 Estate di sangue

| On 24, Lug 2016

Editore Giraldi Collana CrimeGiraldi
Anno 2016
Genere Thriller
460 pagine – brossura

arton144473Questo romanzo sa di cordite, torrido, paura, fughe su furgoni dai sedili sudici, auto bruciate, vite allo sbando, di abiti zuppi di sudore, di animali venuti dall’inferno.
Non mancano sangue e merda, elementi splatter spesso evocati dai protagonisti.
I termini ‘puzza’ e ‘odore’ ricorrono spesso: ecco un piccolissimo assaggio: L’odore di cadaveri e gomma bruciata era insostenibile, Puzza di guai, quella strada, Quello puzza più di un cadavere in decomposizione.
L’autore, Nicolas Trashnikòv,classe 1979, residente a Bologna, ha compiuto uno studio storico per retrodatare la vicenda al 1982, l’anno della vittoria della Nazionale ai mondiali, ma anche quello di tristi vicende di cronaca nera come l’omicidio Dalla Chiesa, quello di Roberto Calvi, e non ultimo il quinto duplice omicidio del Mostro di Firenze.
L’operazione storica è ben condotta, perché si respira quel clima.
In realtà però storie distorte come questa accadono sempre, da sempre. Gli assassini e la follia omicida sono sempre esistiti, sempre esisteranno.
Non solo negli States che tanto credono di poterci insegnare in questo genere letterario. Anche a Viterbo, a Terni, a Roma, abbiamo la nostra puzza d’inferno.
Perfetta la scelta della stagione: solo in un torrido luglio agosto poteva svolgersi questo romanzo.
E se vi capita di leggerlo in un torrido luglio agosto (ovunque siate) sarà immediato, se non comprendere le loro folli gesta, almeno sentire gli odori dei protagonisti.
Due di loro, i cattivi, compiono massacri e fuggono rubando auto, furgoni, motociclette, mezzi poi regolarmente arsi spesso con cadaveri vari.
Cicoria e Cicalino, Ci&Ci viene da soprannominarli, sono due ex galeotti che si ritrovano, uno libero l’altro latitante, dopo più della metà della vita trascorsa ‘ar gabbio’. Troverete un loro identikit in fondo al libro.
Sono decisi a riscattarsi, non a redimersi.
Vogliono mettere a punto una serie di ‘colpi’ buoni, ancora calcolati in milioni di lire, in grado di permettere loro di andarsene da Roma, dall’Italia, dal loro passato grondante incubi.
Imitiamo la cifra stilistica dell’autore (reiterare il soggetto all’inizio di ogni preposizione): Ci&Ci sono deviati. Ci&Ci hanno sofferto molto e il crimine è sembrata loro l’unica via da seguire. Ci&Ci si sono conosciuti in carcere. Cicoria ha aiutato Cicalino a togliersi dai guai in qualche oscura occasione, non si sa perché, forse perché ha letto negli occhi neri da indios, (in realtà è calabrese ma ha tratti somatici atzechi) dell’altro la sua stessa angoscia esistenziale.
O tutto o niente, vivere così o non vivere, sentirsi adrenalinici e supereroi a loro modo, seguendo il codice del malaffare, o, se non si può, morire male.
Cicalino ha voluto seguire il maestro in un percorso di avvicinamento alla cultura (Cicoria si è prima diplomato e poi laureato in lettere mentre era in carcere e Cicalino grazie a lui ha ottenuto il diploma di terza media).
Ci&Ci, però, nonostante gli studi tardivi, non ci appaiono certo come persone colte, anzi, parlano in volgare romanesco, sono basici, rozzi, si esprimono usando parolacce, sono due macchiette del criminale nostrano tante volte conosciute sugli schermi o nelle fiction. Ci&Ci sono emblemi della malavita de noaltri.
Cicalino è drogato perso.
Sembra proprio una piccola scimmia mentre si gratta in preda alle crisi di astinenza da eroina. Vomita, sta male da morire e finalmente trova la pace col buco. Cicalino per una dose ammazzerebbe sua madre. Cicalino gode a iniettarsi misture sempre più fantasiose, a provare sballi di ogni genere. Cicalino odia le donne. Cicalino ama solo il suo cane, un rottweleir di nome Russel che sembra un cucciolone e fa le feste, ma che poi affonda il muso nelle carni devastate delle vittime del suo padrone. Le focature del suo mantello da marroni diventano rosse come il sangue dei cadaveri che sbrana. Cicalino durante i colpi spara spara spara senza pietà, sì, ha il grilletto molto facile. Anche se va con qualche puttana poi la ammazza, la decapita, la squarta.
Cicoria invece avrebbe una donna, Clara, una figura dolce e positiva, ma ormai è andata, la loro storia. Non è con lei che il Cicoria vuole fuggire. Non lo sa nemmeno lui da chi perché per come vuole fuggire, il Cicoria. Non potrà mai ripulirsi dallo schifo di cui è imbrattato irrimediabilmente. L’odore del carcere non si lava via, nemmeno dopo cento docce, nemmeno dopo cento anni.
Cicalino prova una specie di affetto solo per il Cicoria, che nonostante comprenda di avere accanto una pericolosa scheggia impazzita continua ad associarsi a lui nella sequela di colpi a farmacie, supermercati, stazioni di servizio e anche a una bisca di pezzi grossi della criminalità romana (ci sono spesso riferimenti alla banda della Magliana molto attiva in quel periodo) in cui il piccolo ‘calabro indios’ Cicalino spara a dodici persone con il suo implacabile mitra. Una carneficina, una mattanza.
Il terzo protagonista, lo sbirro ‘giusto’ che li cerca e li insegue (e li chiama LORO scritto così, in maiuscolo) a sua volta indaga nel caldo di uffici statali dove i ventilatori non bastano a rendere l’aria più respirabile, dove gli sbirri si stanno odiosi tra loro, dove i capi hanno i loro protetti, dove transitano delinquenti disperati che dai carceri escono sempre troppo presto.
Di Girolamo, così si chiama il poliziotto, non ha una vita più felice di LORO, è un classico hard boiled. Ha problemi famigliari, sconta disillusione, malore, insoddisfazione. Si sente forte il suo di odore di fallimento. Ma li vuole prendere, quei due malnati. Vuole fermare il fiume di sangue e merda che LORO riescono a far sgorgare dalla sorgente della cattiveria e dell’avidità.
Altri comprimari, come il basista o lo sbirro ‘sbagliato’ emanano a loro volta sentori non gradevoli.
Il titolo già prometteva calore e patimento. 1982 Estate di sangue (come in Questura chiameranno l’operazione di ricerca degli assassini) è un messaggio immediato che non può trarre in inganno. Il testo mantiene la promessa, non aspettatevi un romance.

Basta. Non si deve dire oltre, non si deve dire come finisce.
Si deve dire che chi ama questo genere, spari, sesso droga rock bande malavita non resterà deluso. Sentirà tanti odori, nuoterà in fiumi di sangue. Una prova superata, per questo misterioso e nuovo autore.
Consigliato.

Elena e Michela Martignoni

Lo scrittore:
Nicholas Trashnikòv, classe 1979, vive a Bologna, sua città natale. Sceneggiatore, è all’esordio letterario con 1982 – Estate di Sangue.