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Contorni di Noir | February 20, 2018

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Diego Collaveri – Il segreto del Voltone

| On 24, Set 2016

Editore Fratelli Frilli Collana I tascabili noir
Anno 2016
Genere noir
250 pagine – cartonato con sovracopertina

il_segreto_del_voltone_per_web-2Avevo già letto e recensito per Contorni di noir “L’odore salmastro dei Fossi. Caccia all’uomo per il commissario Botteghi”, primo della serie. Concludevo le mie impressioni scrivendo che speravo di poter leggere presto il seguito, considerato che ero stata piacevolmente colpita dalla storia e dallo stile. E così è stato.
Con “Il segreto del Voltone. Il commissario Botteghi e una vecchia storia livornese” ritrovo il commissario Botteghi.
Ritrovo Livorno, città natale dell’autore, e città dove assistiamo come lettori allo svolgimento della storia. E così come è accaduto nel primo capitolo, ho ritrovato l’amore di cittadino di Livorno di Diego Collaveri nel descrivere i colori, gli odori, i vicoli, i tramonti del capoluogo toscano.
Il sottotitolo ci parla di una vecchia storia.
Infatti il ritrovamento del cadavere di un crocierista americano, Joseph Brennan (Artificiere del Sesto Reparto della Quinta Divisione Armata Amricana), sarà frutto di intrecci e storie avvenute in un periodo passato, che poi così passato troppo lontano non è: dopoguerra e Resistenza.
Botteghi insieme ai suoi efficienti collaboratori, Mantovan e Busdraghi, seguirà le indagini partendo da un punto lontano per arrivare ai giorni nostri, seguendo un percorso che lo aiuterà a conoscere ancora di più la sua città in un momento storico molto particolare.
I partigiani che, quando leggerete il libro, troverete tra le pagine e dai quali bisogna partire per sbrogliare la matassa, sono raccontati amorevolmente e quello che viene messo in evidenza, per come l’ho vista io, è il loro legame profondo con certi valori e certi ideali. Valori ed ideali che viceversa ai giorni nostri non hanno la stessa importanza.
Infatti i loro figli ed eredi faranno di tutto per venire in possesso di quel segreto che i loro padri hanno conservato fino alla fine. Una metafora che mi ha toccata molto.
I sacrifici, i valori e gli ideali del nostro passato calpestati e gettati via solo per un tornaconto personale. Tristissimo ma vero.

Quando la realtà diveniva sonno i fantasmi dei miei tormenti s’impadronivano di me, divertendosi a farmi rivivere quei ricordi che cercavo di seppellire nel profondo. Era una specie di condanna che avrei scontato fino alla fine dei miei giorni, ne ero ben conscio.

In questo secondo capitolo l’autore in parte svela i demoni che rendono così malinconico e schivo il commissario Botteghi. Sua moglie è morta e sua figlia non gli parla più. Vicende devastanti che hanno profondamente colpito e segnato il commissario. Segni che si porta dentro e che per forza di cose influenzano il suo modo di vivere. Si porta una colpa che disintegra la sua anima, che lo fa soffrire d’insonnia, che lo fa vivere in una piccola mansarda (col minimo indispensabile per vivere. Alla fine era solo un posto dove dormire, non di certo un luogo da definire casa.), che lo fa buttare a capofitto nel lavoro per non pensare.
Per le indagini che sta svolgendo incrocia sulla sua strada una donna, Jenny, che lavora e si occupa dell’archivio storico della biblioteca cittadina E proprio per il suo lavoro può fornire interessanti spunti per le indagini in corso. Jenny rappresenta per il commissario un raggio di sole, un ritorno alle emozioni che aveva ormai sopito nel profondo del suo animo, ne è rimasto affascinato e torna a sperare così di poter squarciare la sua vita grigia con un po’ di colore. Ecco, ci avrei sperato anche io per il commissario dopo così tanto dolore e sofferenza.

Con questa nuova lettura ritrovo e rinnovo le mie impressioni positive su stile e personaggi così rappresentati. E’ stato un piacere ritrovare il commissario Botteghi che, come già detto, aveva occupato un posto nel mio cuore di lettrice fin dalla lettura del primo capitolo della serie.
E ho ritrovato le belle descrizioni di Livorno, i turbamenti emotivi del commissario, la sua capacità investigativa, il lasciarsi coadiuvare da validi collaboratori (spesso sembra un orso e non vuole far trasparire i suoi pensieri ma è contento di loro).
Ed anche ora aspetto il seguito …

Cecilia Dilorenzo

Lo scrittore:
Diego Collaveri, nato a Livorno il 27/02/1976, dal 1992 al 2000 ha lavorato in campo musicale, collaborando con EMI Music. Nel 2000 si confronta con la scrittura nel circuito dei concorsi di poesia e narrativa, da cui ottiene riconoscimenti e le prime pubblicazioni. Nel 2001 si dedica alla sceneggiatura per la commedia teatrale e l’anno successivo per il cinema breve, per poi arrivare alla prima regia con cui vince il concorso Minimusical indetto da “La Repubblica” e Fandango, con cui successivamente collaborerà. Ha seguito un percorso didattico/formativo con vari registi italiani (Paolo Virzì, Davide Ferrario, Ruggero Deodato, Francesco Falaschi, Umberto Lenzi), studiando anche storia della cinematografia, mentre lavorava con alcune compagnie di musical. Nel 2003 fonda la Jolly Roger productions, etichetta indipendente per produzioni video. Nel 2006 viene invitato dall’Universtià di Pisa, dipartimento Cinema Musica Teatro, nell’ambito del seminario “il cinema classico Hollywoodiano”.
Nel 2009 viene inserito nell’Enciclopedia degli Scrittori Contemporanei. Nel 2013 alcuni suoi racconti noir sono apparsi sul settimanale “Cronaca Vera”. Dal 2014 collabora con LaTelaNera.com come critico cinematografico. Da gennaio 2015 è tra i docenti della Scuola di Scrittura Carver di Livorno con il corso di sceneggiatura e storia del cinema “Scrivere per il cinema”. Nel genere noir è autore di L’Odore Salmastro dei Fossi e della serie Anime Assassine. Per maggiori info www.diegocollaveri.it, www.facebook.com/DiegoCollaveriautore.