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Contorni di Noir | June 26, 2017

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Arnaldur Indridason – Un delitto da dimenticare

| On 26, Ott 2016

 

Editore Guanda / Collana Narratori della Fenice
Anno 2016
Genere Thriller
314 pagine – brossura e ebook
Traduzione di A. Storti

NULL044613-300x464Bentornato, Erlendur Sveinsson.

Come ogni volta –dopo quella prima, tanti anni fa, con “Sotto la città”- il mio appuntamento con il commissario Erlendur si è ripetuto, puntualmente. Ed il romanzo è fluito, rapido e piacevole, fino all’ultima pagina.

Mi sono chiesta, tempo fa, come mai Indridason avesse scelto di “ripartire” dall’indietro , e narrare storie svoltasi tanti anni fa, quando lui era ancora un giovane poliziotto, e la vita non gli aveva ancora rovesciato addosso  tutto ciò che gli è poi accaduto, guai famigliari  in primo piano.

Poi ho smesso di pormi quella domanda: le storie erano scorrevoli  come sempre, i casi intriganti: e allora ben venga il “giovane “ Erlendur!

Anche questo romanzo fa parte della serie, come già “Le notti di Reykjavik”, e vi troviamo perciò anche  la collega ed amica Marion Briem, bel personaggio, che lo accompagnerà in quasi tutte le indagini, fino alla sua morte.

Primi anni ’70. Due sono i casi che il commissario deve affrontare : uno fresco ed un Cold Case, che tanto lo appassiona ( più di quelli recenti).

Oggi. Una donna che si bagna nelle acque termali di un lago  si trova con sgomento di fronte un cadavere semisommerso. E’ un giovanotto islandese, che lavorava come meccanico nella vicina base militare statunitense, covo di contrabbandi e traffici vari. L’uomo è letteralmente massacrato da una caduta da grande altezza, quale? Si domandano i poliziotti. E poi: si sarà suicidato, o lo avranno ammazzato?

Ieri.  Erlendur è colpito dalla vicenda di una bella ragazza del paese, Dagbjort, scomparsa nel nulla venticinque anni prima, e non resiste dal riaprire la propria personale indagine, visto il suo interesse quasi morboso per i vecchi casi irrisolti. Così riparte da zero e riprende a fare domande qua e là.

Sembrerebbe impossibile, eppure, senza fare rumore, il nostro poliziotto riesce, anche a distanza di tanti anni, a fare delle scoperte notevoli.

Per quanto riguarda il caso “fresco”, l’indagine è ardua. Questo, a causa dell’ostilità aperta dei militari  americani verso gli islandesi, che ritenevano dei mezzi Barbari – era il tempo della Guerra Fredda – e con i quali avevano rapporti più scarsi possibile, tranne poi rifornirli di materie di contrabbando, sigarette, marijuana.. Trovano un solo aiuto in una giovane ufficiale americana di colore, Caroline, che, a sua volta sottoposta a situazioni di razzismo , decide di affiancarli in questa ricerca.

Ricerca che non sarà né breve né facile: gli scontri con i militari americani saranno parecchi, il percorso irto di ostacoli, a alla fine i nostri eroi ce la faranno. Le “tappe” sono tutte da scoprire da parte dei lettori.

Doppio binario, dunque; ciascuno interessante  benchè privo di colpi di scena   eclatanti –lo ripeto sempre; Ma chi ha detto che un giallo per essere avvincente deve avere la suspence?

Io trovo estremamente gradevole questo procedere calmo, queste piccoli tasselli scoperti ed uniti con pazienza l’uno all’altro, fino ad arrivare alla fine del puzzle.

E poi non mi stanco mai del contorno: il paesaggio islandese, cupo, triste, che rispecchia gli animi dei protagonisti, le loro vicende. Le brughiere battute dai venti gelidi dell’inverno – e su cui aleggia lo spirito errante del fratellino scomparso ( meravigliosa figura); le tempeste di neve e ghiaccio…

Un sottofondo così affascinante , a suo modo, a cui  riesce difficile resistere. E che dire di Erlendur Sveinsson? Ormai lo conosciamo così bene, più di un amico. Ma per descriverlo vorrei per una volta usare le parole dell’autore, messe in bocca all’amica Marion Briem.

“(Marion) Ripensò a Erlendur e alla sua passione per i casi di persone morte in circostanze tragiche o disperse in montagna. Quel giovane poliziotto risvegliava spesso la sua curiosità, perché sembrava ragionare in un modo tutto suo, si comportava come un uomo d’altri tempi, non parlava mai di sé, non apprezzava la vita di città e non badava alla modernità, se non per disprezzare tutto ciò che lo innervosiva.

Era rigoroso, pensava sempre con la propria testa, evitava accuratamente di esprimere le proprie emozioni e si dedicava sempre a quello stravagante passatempo: studiare casi di morte accidentale o di persone scomparse.”

Cari lettori-estimatori di Indridason, fatevi avanti a leggere: il romanzo lo merita.

Rosy Volta


Lo scrittore:

Arnaldur Indriðason è nato nel 1961 a Reykjavík, dove ha sempre vissuto. Si è dedicato alla scrittura, sia di romanzi sia di sceneggiature, dopo aver lavorato come giornalista e critico cinematografico per la maggior testata islandese, il Morgunblaðið. Guanda ha pubblicato Sotto la città, La signora in verde, La voce, Un corpo nel lago, Un grande gelo, Un caso archiviato, Un doppio sospetto, Cielo nero, Le abitudini delle volpi, Sfida cruciale, Le notti di Reykjavík, Una traccia nel buio e Un delitto da dimenticare.