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Contorni di Noir | June 27, 2017

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Paolo Roversi – La confraternita delle ossa

| On 29, Ott 2016

Editore Marsilio Collana
Anno 2016
Genere Thriller
394 pagine – brossura

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Giovanni Sommese, noto avvocato di uno studio prestigioso di Milano, viene ritrovato morto accoltellato in Piazza Mercanti, sotto il portico. L’uomo, prima di morire, riesce a tracciare un simbolo col suo sangue.
Enrico Radeschi non è ancora un giornalista, ma da poco arrivato dalla Bassa per entrare nel mondo della cronaca nera, vede per caso il cadavere e la polizia che sta facendo le prime rilevazioni e quel simbolo diventerà per lui un metodo per diffondere la notizia prima di tutti gli altri, così da avere il suo primo scoop.

Il vicequestore Loris Sebastiani, una specie di Clint Eastwood dagli occhi semichiusi e l’espressione della faccia perennemente incazzata, segue degli indizi che porterebbero ad una fantomatica quanto segreta confraternita che si fonda sulla volontà di ristabilire l’ordine morale in una società ormai allo sbando. San Carlo Borromeo ne sarebbe l’ispiratore.

Parallelamente, un’altra indagine obnubila i sogni di Sebastiani: l’uccisione di alcuni ragazzi, tutti giovani e piacenti, dalla quale non emerge alcun indizio per risalire al presunto colpevole. Tranne i dialoghi dei testimoni che avrebbero individuato sempre lo stesso tipo di donna in compagnia delle vittime. Soprannominata “la Mantide”, avrebbe sedotto e accoltellato le sue prede e poi ne avrebbe fatto sparire i corpi.

La nebbia si stende a Milano come un’amante pigra si sdraia sul letto. A volte non serve viaggiare per sentirsi a casa. La scighera è fitta, umida e spavalda, come quella della Bassa.

Decimo romanzo di Paolo Roversi e a distanza di dieci anni dal primo che diede i natali al personaggio di Enrico Radeschi, “La confraternita delle ossa” è un prequel, dopo aver pubblicato “La marcia di Radeschi” (Mursia), “La mano sinistra del diavolo” (Mursia, premio Camaiore di Letteratura Gialla 2007), “Niente baci alla francese” (Mursia) e “L’uomo della pianura” (Mursia).

In questa storia, Radeschi è un pivellino alle prime armi, non è ancora hacker, non ha il suo “Giallone” (la Vespa gialla che lo accompagna), non ha ancora il suo cane Buk.

Sradicato dalla provincia – te la porti dentro come la puzza di naftalina sui vestiti – sbarca a Milano per cercare lavoro, ma dopo aver trovato solo squali che non gli avrebbero dato un soldo, decide di aprirsi un blog come free lance, un diario on line di cronaca nera denominato Milanonera.

Con questo personaggio, apriamo la porta a un passato che sembra lontano secoli, mentre invece stiamo parlando solo di una ventina di anni fa, esattamente nel 2002. A pensarci ora sarebbe impensabile che non esistessero cellulari, internet, tantomeno Google e i controversi Social.

Era però anche il periodo del post attentato alle torri gemelle, dell’aereo schiantato sul Pirellone, del terrore che si ramificava tutte le volte che il telegiornale diffondeva notizie su esplosioni, incendi o uccisioni sospette.

Roversi è molto bravo a descrivere la città di Milano, i suoi angoli dimenticati, i passanti distratti che non si accorgono di quante bellissime chiese esistono. A proposito, conoscevate la Chiesa di San Bernardino alle ossa situata proprio nel centro storico? E quanti di voi l’ha visitata? In stile barocco e finita nel 1776, le ossa costituiscono la decorazione delle nicchie, dei cornicioni e dei pilastri, creando un insieme macabro e nello stesso tempo magnetico. La copertina del romanzo vuole renderle omaggio con una foto ritoccata che la rappresenta.

Chi ha seguito il personaggio creato da Paolo Roversi, troverà chiarimenti sulle sue origini, sull’amicizia con l’hacker Fabio, il “nerd” che lo erudisce sui misteri dell’informatica e della pirateria in cambio di ottimi manicaretti.

Lo scrittore ha costruito un buon thriller (come dice lui, non ha voluto scrivere un giallo puro), incitato dai suoi lettori a scrivere ancora di Radeschi. Così ha fatto e il risultato, per me che invece non lo conoscevo, è sicuramente positivo per cominciare a leggere i suoi romanzi.

Forse l’ambientazione ricorda troppo lo stile di altri autori che, prima di lui, hanno tratto ispirazione da Chiese e sette misteriose, vedasi Glen Cooper o Dan Brown, ma cambia il modo di raccontarlo, senza vezzi o richiami al grande thriller americano.
Da milanese l’ho sicuramente apprezzato, conoscendo i vari ambienti citati da Roversi e invito chiunque a crearsi il proprio itinerario per scoprire la città e nel contempo ripercorrere gli ultimi vent’anni di questa frenetica società.

Cecilia Lavopa

Lo scrittore:
Paolo Roversi è nato nel 1975. Scrittore, giornalista e sceneggiatore, vive a Milano. Con Marsilio, nel 2015 ha pubblicato il dittico Città rossa, due romanzi sulla storia della criminalità milanese degli anni Settanta e Ottanta: Milano criminale e Solo il tempo di morire (premio Selezione Bancarella, premio Garfagnana in giallo).
Nel 2016, sempre con Marsilio, ha pubblicato La confraternita delle ossa, il primo episodio di una serie con protagonista il giornalista hacker Enrico Radeschi che comprende anche i romanzi: La marcia di Radeschi (Mursia), La mano sinistra del diavolo (Mursia, premio Camaiore di Letteratura Gialla 2007), Niente baci alla francese (Mursia) e L’uomo della pianura (Mursia).
Gli altri suoi romanzi sono Taccuino di una sbronza (Morellini), PesceMangiaCane (Edizioni Ambiente) e L’ira funesta (Rizzoli).
I suoi libri sono tradotti in Francia, Spagna, Germania e Stati Uniti.
Collabora con quotidiani e riviste ed è autore di soggetti per serie televisive e cortometraggi. È fondatore e direttore del NebbiaGialla Suzzara Noir Festival e del portale MilanoNera.