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Contorni di Noir | October 21, 2017

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Valeria Montaldi – La Randagia

| On 28, Nov 2016

Editore Piemme Collana Narrativa
Anno 2016
Genere Thriller-Soprannaturale
432 pagine – rilegato e e-book


5237-Sovra.inddPiemme c’azzecca con le copertine. Se invece di riceverlo come e-book l’avessi visto sullo scaffale in libreria di certo l’avrei preso. Credo l’avrei fatto anche per il gusto di scoprire se in giro ci siano scrittrici di thriller italiane che possano fare le scarpe alla mia tanto amata Paola Barbato. Sarà la mia esterofilia galoppante e il fatto che poco mi faccio catturare dalla produzione nazionale (che a scanso di pochissimi casi è decisamente scarsa), ma oltre a Paola (il tu che si dà agli autori che ami), finora non ero riuscito a trovare altro. Poi arriva lei, Valeria e questo libro che mi sono portato a spasso per la Sicilia durante una recente vacanza. Thriller, soprannaturale, streghe… certo, se mi fossi soffermato sul risvolto di terza forse – a discapito della bella copertina – avrei lasciato il libro sullo scaffale. Essendomi arrivato in formato elettronico… l’ho iniziato subito. E adesso vi dico un po’ di cose.

Le mescolanze thriller-sprannaturale sono spesso e volentieri dei pasticci. Il soprannaturale è patetico e il thriller scantona per poi perdersi: sono ibridi con grosso rischio d’involuzione, ergo o thriller, o soprannaturale. Ecco allora arrivare la solita eccezione che conferma la regola. Montaldi confeziona un romanzo che si svolge su due piani temporali diversi: la fine del Quattrocento e il presente. La protagonista è trasversale: Britta da Johannes, erborista in uno dei momenti storici più ottusi e oscuri, dove l’ignoranza – ad ogni livello – addita coloro che come Britta usano le erbe a scopi curativi molto più simili se non identiche a streghe. Britta, poi, attira su di sé più di un’invidia per essere anche bella e semplice, intelligente, colta e, dulcis in fundo, amante del figlio del castellano.

Pausa. Se ci dovessimo soffermare solo su questo incipit, il libro sembrerebbe riedizione di altri, ma è qui che Montaldi fa la differenza, perché il suo periodare ti cattura, perché l’ambientazione cinquecentesca è ottimamente resa, perché aver scelto una zona quale un piccolo borgo della Valle D’Aosta contribuisce a donare al tutto un’aura d’ulteriore fascinazione.

Come facile immaginare, ma non per questo sminuente, Britta diviene oggetto di un processo per stregoneria che la porterà all’inevitabile tortura inquisitoria ed alla condanna a morte sul rogo, condanna che arriva dopo una serie di prove sommarie e assolutamente indiziarie. A studiare ciò che è accaduto a Britta troviamo, nel 2014, Barbara Pallavicini, medievista milanese in trasferta in terra aostana, che sta completando la sua tesi di dottorato. La giovane studiosa arriva alle rovine del castello di Saint Jaques aux Bois – dove si è consumata la prigionia di Britta – con lo scopo di rinvenire tracce storiche che corroborino alcune sue ricerche, mentre ciò che trova è il cadavere di una giovane ragazza.

A questo si aggiunge la scomparsa della migliore amica della deceduta, aspetto che da solo mette in campo un ulteriore elemento di mistero. Da qui parte la vicenda ambientata ai gironi nostri che oltre a Barbara vede protagonista un maresciallo dell’Arma, Giovanni Randisi e la sua collega Claudia Lucchese.

Come mia consuetudine non vi darò altro in merito a trama o eventi, ma preferisco spendere qualche riga per alcune osservazioni. La trama è costruita con attenzione, Montaldi ha schivato con saggezza una serie di potenziali rivoli che avrebbero portato il romanzo chissà dove, mentre si è ben ancorata ad una narrazione degli eventi passati che si è dimostrata il vero fondamento di tutto il racconto. Britta è di certo il personaggio più riuscito così come lo è la vicenda cinquecentesca. A mio avviso qualche imperfezione, o meglio sfilacciatura, la troviamo nel racconto contemporaneo. Forse per mantenere l’attenzione su Britta, i personaggi del tempo presente sono poco tratteggiati, poco approfonditi, rimangono un po’ più simili a cartoncini, eccezion fatta per il maresciallo Randisi, sebbene non quanto avrei preferito visto che il suo personaggio è quello che fa da collante nel racconto ambientato nell’oggi.
Belle e descrittive le descrizione dei luoghi, nelle quali a volte Montaldi un po’ si perde in minuzie, ma è discutibile e molto legato al proprio gusto.

Dunque? Beh, aspetto un lavoro nuovo di Montaldi perché mi ha strappato curiosità, mi ha divertito, mi ha intrigato. Non la conoscevo come scrittrice e ho scoperto che si è già data da fare quindi me l’andrò a leggere altrove. Per questo giro, consiglio il libro di certo. Magari non è ancora alla pari di Paola, ma non le manca molto…

Michele Finelli

La scrittrice:
È nata a Milano, dove ha seguito gli studi classici e si è laureata in Storia della Critica d’Arte. Dopo una ventina d’anni di giornalismo dedicato a luoghi e personaggi dell’arte e del costume milanese, nel 2001 ha esordito nella narrativa con Il mercante di lana (Premio Città di Cuneo, Premio Frignano, Premio Roma), a cui sono seguiti Il signore del falco, Il monaco inglese (finalisti Premio Bancarella), Il manoscritto dell’imperatore (Premio Rhegium Julii), La ribelle (Premio Città di Penne, Premio Lamerica, Prix Fulbert de Chartres), La prigioniera del silenzio.

I suoi romanzi sono pubblicati in Francia, Spagna, Portogallo, Germania, Grecia, Serbia, Ungheria, Brasile.