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Contorni di Noir | August 20, 2017

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Michel Bussi – Tempo assassino

| On 21, Gen 2017

Editore Edizioni E/O
Anno 2016
Genere Giallo/Noir
512 pagine – brossura e ebook
Traduzione di Alberto Bracci Testasecca

Michel Bussi mette subito in evidenza i tre ingredienti fondamentali della storia, il primo dei quali già nel titolo: il Tempo. Il Tempo tiranneggia la protagonista, Clotilde, costringendola ad affrontare l’enigma intorno al quale è costruita la sua vita, insinuando nella sua testa sospetti assurdi che rischiano di farla impazzire. O rinsavire. Ventisette anni sono passati dal tragico incidente che ha segnato la vita di Clotilde Idrissi, eppure il Tempo non si arrende, continua a tormentarla coi ricordi.

Lei, all’epoca un’adolescente, ha memorie confuse di quel giorno.

Ho visto sul viso di mio fratello un’espressione strana, come se fosse al corrente di qualcosa che non sapevo, come se non fosse sorpreso che stavamo andando tutti incontro a morte certa”.

Immagini fugaci e sensazioni indecifrabili turbano ancora le sue notti. Con lo stesso sconcerto di quel giorno, rivive il momento in cui suo padre la obbligò a salire in macchina con il fratello e con la madre per mettersi poi alla guida verso quel tornante a picco sul mare, dove la morte li aspettava. L’auto non aveva curvato; era piombata giù, sulle aguzze rocce rosse.

A Clotilde, unica superstite, spetta l’ingrata eredità della memoria.

A distanza di ventisette anni, Clotilde torna con il marito e la figlia quindicenne in Corsica, sulla penisola della Revellata, scenario della tragedia. In quella terra ha perso le persone che più amava; solo lì, riesce a sentirle ancora vicine.

Ed ecco il secondo elemento chiave della vicenda: la Terra.

Terra di incantevole bellezza, selvaggia e misteriosa, dolce madre coi suoi figli e ostile ai forestieri: è la Corsica del clan degli Idrissi, una delle famiglie più potenti dell’isola. A quel clan apparteneva Paul, il padre di Clotilde. La madre, invece, non era una di loro; non lo era diventata neanche dopo il matrimonio. Una colpa che qualcuno non le aveva perdonato.

Il terzo ingrediente sostanziale è la Vendetta, che a distanza di decenni continua a logorare i testimoni muti del dramma degli Idrissi. E la vendetta, nel cuore di un anziano patriarca corso, è una brutta bestia incattivita, che nell’odio si consuma, ma non muore.

In questo scenario, Clotilde decide di svelare il mistero della morte della sua famiglia.

Contrastata dal marito, può contare soltanto su un alleato senza nome che, nascosto nell’ombra, l’avverte del pericolo in agguato. Lei sta rischiando grosso, ma non si arrende nemmeno quando gli amici l’abbandonano, né quando suo nonno, Cassanu Idrissi, famigerato capo clan, la mette in guardia dal frugare nel passato riaprendo vecchie ferite.

Ma quelle ferite, nel cuore di Clotilde, non si sono mai cicatrizzate. La caccia alla verità non può fermarsi.

I tre ingredienti della storia convergono in un finale mozzafiato, agghiacciante déjà-vu: il Tempo sfugge tra le mani di Clotilde aggrappate al volante di un’auto lanciata sui tornanti della morte. La Terra si erge sua nemica, la Vendetta cerca di impadronirsi del suo cuore.

Poi, sullo strapiombo maledetto, accade qualcosa che non ci si aspetta. Qualcosa in cui Clotilde non hai mai smesso di sperare, e forse, con lei, il lettore, che potrà riprendere fiato dopo aver letto in apnea gli ultimi capitoli.

In apnea, sì, perché l’intreccio è appassionante, complice anche la struttura narrativa su due livelli, che consente di indagare tra passato e presente. A questo scopo, Bussi introduce l’espediente del “diario”, che gli permette di agganciare i dubbi e le percezioni di chi scrisse in quel quaderno molti anni addietro, ai fatti del presente.

Solitamente non amo questa scelta narrativa, ma nel caso specifico l’ho trovata efficace, perché ben contestualizzata. Ammetto che la narrazione è a tratti macchinosa, che a volte si resta spiazzati, ma credo che l’autore abbia voluto strategicamente, in alcuni passi, confondere il lettore per poi folgorarlo con l’indizio illuminante.

Ho molto apprezzato la capacità di Bussi di mettersi nei panni di una ragazzina che diventa donna per raccontare in prima persona le insicurezze di un’adolescente solitaria e le inquietudini di un’adulta irrisolta, tragicamente derubata della giovinezza.

In conclusione, Tempo assassino è a mio avviso un romanzo trascinante, dove l’amalgama di giallo e noir produce atmosfere di singolare intensità.

Maria Teresa Casella

Lo scrittore:
Michel Bussi è l’autore francese di gialli attualmente più venduto oltralpe. È nato in Normandia, dove sono ambientati diversi suoi romanzi e dove insegna geografia all’Università di Rouen. Ninfee nere (Edizioni E/O 2016) è stato il romanzo giallo che nel 2011, anno della sua pubblicazione in Francia, ha avuto il maggior numero di premi: Prix Polar Michel Lebrun, Grand Prix Gustave Flaubert, Prix polar méditerranéen, Prix des lecteurs du festival Polar de Cognac, Prix Goutte de Sang d’encre de Vienne.