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Contorni di Noir | August 18, 2017

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Intervista a Patrick Brosi

| On 29, Mar 2017

(c) www.derblogger.net

Intervistiamo oggi su Contorni di noir Patrick Brosi, scrittore tedesco pubblicato in Italia da Emons Libri & Audiolibri con il romanzo dal titolo “Il blogger“, vincitore dell’importante  Stuttgarter Krimipreis 2016 per il miglior thriller in ambito economico. Protagonista del romanzo è René Berger, rinomato blogger d’inchiesta che, dopo aver  denunciato le gravi frodi di un’industria farmaceutica, svanisce nel nulla durante una gita in barca sul Lago Titisee, nella Foresta Nera. Suicidio? Omicidio? Un thriller di grande attualità con un epilogo di assoluto impatto.


1. Benvenuto sul nostro blog. Raccontaci qualcosa del tuo background.
P.: Ciao, mi chiamo Patrick e sono nato nella zona di Stoccarda. Ho studiato Informatica a Tubinga e a Friburgo e al momento lavoro presso l’Università di Friburgo. Ogni tanto scrivo dei racconti.

2. Come hai cominciato a scrivere? E’ stato difficile farsi pubblicare?
P.: Quando ero alle elementari mi sono rotto un dito e sono dovuto rimanere a casa per via del gesso per due settimane. Tutti gli altri bambini rimasti a scuola proseguivano nel migliorare le loro capacità di scrittura ed io, che non volevo rimanere indietro iniziai ad esercitarmi da solo a scrivere con solo due dita, quelle che uscivano dal gesso; dato che scrivere sempre le stesse cose diventava noioso, iniziai a scrivere storie. Quindi l’inizio non è stato così duro, anzi piuttosto divertente.

3. Hai scritto “Il blogger”, pubblicato in Italia da Emons Libri & Audiolibri. Com’è nata l’idea?
P.: Non ricordo, in verità. All’inizio c’era solo Marie. Nessuna storia. Nulla di nulla, nemmeno il nome di Marie, solo un’idea, vaga, del personaggio. Poi lessi un articolo su un giornale locale su una barca trovata vuota sul Titisee e da lì la mia immaginazione ha iniziato a lavorare.
Non ho saputo dove sarei andato a parare nemmeno dopo aver scritto le prime trenta pagine dall’inizio del libro. Allora ho deciso di mettere giù un piano, uno schema, su un bel foglio di carta grande, collegando persone e luoghi con le frecce. Poi ho messo giù una struttura temporale scrivendoci cose tipo “Capitolo 15, X muore”, ma poi l’ho gettato via.
E’ assolutamente noioso scrivere a quel modo. Ricordo che nella mia prima stesura della sequenza temporale vi era uno vecchio scrittore molto famoso che viveva come un recluso in una casa nella Foresta Nera. Poi mentre scrivevo il racconto e sono arrivato al punto in cui questo personaggio sarebbe dovuto comparire l’ho trovato troppo kitch e allora ho cambiato tutto. Per fortuna ha funzionato.

4. C’è un detto che recita: “Esisteva prima l’uovo o la gallina?”. Per provocazione ti chiedo: Esiste prima il farmaco o la malattia?
P.: Non sono un dottore, quindi posso solo sperare che la malattia arrivi prima della cura. Ma ho l’impressione che il miglior modello di business sia il caso inverso come una gallina che continua a fare uova.

5. Come ti sei documentato e come sei riuscito a non trasformare il romanzo in un trattato scientifico?
P.: Non avevo pianificato di scrivere in merito all’industria farmaceutica. Si è infilata nella storia tramite il personaggio di Michael Balsiger. Mi piaceva l’evoluzione del suo personaggio e quindi ho lasciato che andasse in quella direzione. Tuttavia, dopo circa 150 pagine, più o meno, mi sono reso conto che non avrei potuto proseguire a parlare dell’industria farmaceutica dato che non avevo la benché minima idea di come funzionasse, della sua filosofia, ecc.
Quindi mi sono letto ogni possibile libro sull’argomento (per la maggiorparte si è trattato di libri in uso dagli studenti di medicina) ed ecco che, con mia sorpresa, questo aspetto non solo era perfetto per la storia come veicolatore della trama, ma anche come sottotesto generale. Anche in questo caso si è trattato di pura fortuna. Ci sono alcuni passaggi del racconto che sono stati direttamente influenzati dai libri che trattano il personale farmaceutico, cosa che fa un po’ impressione se capisci di che passaggi parlo…

6. Ci è piaciuto molto Andreas Nagel, un commissario fuori dal comune. I suoi principali criminali da combattere sono gli zuccheri! Ce ne vuoi parlare?
P.: Anche per me, si è rivelato il mio personaggio preferito fin dal principio. Nagel è l’unico personaggio principale che riesce a mantenere la sua integrità fino alla fine. E’ cinico, grasso, crudo, ma sa esattamente in chi credere: praticamente nessuno. E (come me) è estremamente scettico in merito alle capacità del linguaggio di spiegare i propri pensieri. Nagel odia doversi spiegare.

7. Si parla anche di presunti piani dell’industria farmaceutica per la vendita di vaccini. In Italia vi è stata una forte polemica proprio sui vaccini e molti hanno deciso di non far vaccinare i propri figli. Com’è percepita in Germania la situazione? E come si comportano i tuoi connazionali?
P.: So che ci sono movimenti similari anche in Germania, che criticano aspramente i vaccini per varie ragioni. Personalmente non ho una posizione definita, ma lo ritengo molto egoistico, in un certo senso. Puoi scegliere di non vaccinare i tuoi figli contro la poliomielite, per esempio, perché le generazioni che sono state vaccinate prima hanno pressoché eliminato la malattia. Le persone tendono a dimenticare l’impatto che le malattie mortali per cui ci vacciniamo avevano solo tre o quattro generazioni fa.

8. A un certo punto tu scrivi: “L’industria farmaceutica è l’unica vera religione universale.” Un passaggio che mi ha colpita e che vorrei ne parlassi. Pensiamo che ogni problema si possa risolvere ingoiando una pastiglia, secondo te?
P.: Piace molto anche a me, lo ritengo molto divertente. Ma è qualcosa che René Berger dice, non io, e deve essere preso cum grano salis: ha la tendenza ad essere molto melodrammatico 🙂

9. Scrivi anche: “Ma gli ideali…ce ne sono di non ridotti in polvere? La tutela dell’ambiente? Non è più fine a se stessa, serve solo a scopi politici ed economici. La democrazia? Ormai non è altro che un mito di fondazione dell’Occidente.” E’ semplicemente una visione pessimistica della realtà o un campanello d’allarme?
P.: Adesso è la volta di Mark (personaggio del romanzo; ndr), ma diciamo che io  sono abbastanza d’accordo con lui. Può apparire una visione pessimistica, forse, ma talvolta i pessimisti hanno una visione molto più netta e precisa del mondo intorno a loro rispetto agli ottimisti.

10. Marie Sommer, giornalista del Berlin Post, 25 anni e ambizioni molto alte di carriera. Parlaci di lei.
P.: Ha seguito tutte le tappe scolastiche e tutte le opportunità che sono state offerte alla sua generazione. Alcuni lettori l’hanno definita un’ingenua, ma credo che non ci sia nulla di ingenuo in lei. Ha sviluppato un piano per essere vincente facendo tutto quello che è necessario e quando si rende conto della totale corruzione morale che viene assieme al successo – e che è NECESSARIA per il suo successo  – non esita un attimo a fare l’ultimo passo. Credo sia invece un personaggio molto tragico. Marie è in trappola fin dalla prima pagina.

11. I blog si sono imposti negli ultimi anni scalzando testate giornalistiche e quotidiani, pur non avendo la stessa preparazione e spesso lacunosi. Perché, a tuo avviso, sono così popolari?
P.: Non saprei, non sono un gran lettore di blog (scusatemi). Se prendi un blog di politica o di news, ad esempio, una ragione del loro successo potrebbe stare nel fatto che sono bravi a raccontare storie migliori rispetto ai media più collaudati.
Mi sono reso conto che sempre più persone sono alla ricerca di racconti che diano maggiore dignità alle loro esperienza di vita. I media mainstream non sono più in grado di farlo in parte perché il loro obiettivo è quello di dare una visione omnicomprensiva e bilanciata degli eventi in ogni istante. Questo ha portato a una sorta di caotica, noiosa, rumorosa, contraddittoria, infinita massa di eventi, opinioni, immagini. I blog di news, invece, selezionano con molta più attenzione e quindi appaiono molto più consistenti.

Intervista a cura di Cecilia Lavopa