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Contorni di Noir | September 19, 2017

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Leif G.W. Persson – Presunto terrorista

| On 03, Mar 2017

Editore Marsilio
Anno 2016
Genere Giallo
648 pagine – brossura
Traduzione di M. Podestà Heir


Il filone nordico ha sicuramente un vasto eco, un numero considerevole di lettori e diversi scrittori ne hanno fatto un genere seguitissimo e che è riuscito ad occupare uno spazio rilevante all’interno della produzione letteraria mondiale. Il mio approccio nei confronti di questo testo è stato accompagnato da un grande senso di curiosità.

E’ un filone che non ho ancora approfondito come meriterebbe e quindi leggere Presunto terrorista avrebbe rappresentato per me quel passettino necessario ad addentrarmi nel genere. A fine lettura le mie impressioni sono equamente suddivise tra alcuni punti forti ed alcuni punti deboli.

Intanto qualche parola sulla trama. Lisa Mattei che è a capo dei Servizi segreti svedesi deve indagare con quanti più possibili componenti del personale a disposizione dei servizi segreti su una segnalazione ricevuta dai colleghi inglesi. Abdullah Mohammed Khalid, giovane di origine somala e cittadino svedese starebbe organizzando un attentato terroristico da mettere in atto il 6 giugno, festa nazionale svedese.

Inizierei da quelli che ho trovato essere i punti forti della storia.  La tematica è quanto di più attuale ci possa essere. Purtroppo gli attentati terroristici sono da considerarsi a malincuore affari di ordinaria amministrazione per quanto siano diffusi e utilizzati come strumento di paura, terrore e morte. E’ un fenomeno difficile da arginare e riguarda ormai tutti noi. Senza fare di un’erba un fascio, ad essere protagonisti di questa guerra di terrore sono essenzialmente individui musulmani, così come Khalid che con la sua famiglia è arrivato in Svezia nel 1993 come rifugiato.

E l’autore, altro punto forte, ci espone in maniera dettagliata l’arrivo in Svezia dei rifugiati, dei percorsi e delle difficoltà che hanno dovuto affrontare, di come sono stati accolti, di come sono riusciti ad integrarsi, lavorando, studiando. Ancora, ci spiega la situazione politica, le posizioni dei vari partiti, la situazione economica-sociale e civile. Tutti aspetti che aiutano il lettore a farsi anche un’idea della Svezia e della storia di quelle persone che sono costrette a fuggire dai loro paesi d’origine per costruirsi una nuova vita in altri stati.

Altro punto a favore la scorrevolezza della lettura – nonostante alcuni punti a sfavore – capitoli brevi che agevolano una lettura fluente e rapida. Ed infine la presenza piuttosto massiccia di protagoniste femminili, sono soprattutto loro a tenere le fila del potere e lo svolgimento della storia.

Ed ora i punti dolenti. Il numero delle pagine, troppe. La storia ne avrebbe guadagnato con diverse pagine in meno. Troppi punti in cui le vicende vanno ad arenarsi. Se poi aggiungiamo alle troppe pagine anche i troppi personaggi, si arriva a fine lettura piuttosto frastornati. Eccessive figure da ricordare, nomi, ruoli professionali da abbinare. Essendo anche tanti, dei diversi protagonisti non c’è un particolare approfondimento personale e psicologico, le descrizioni e le caratterizzazioni sono per forza di cose limitate e superficiali.
Questi punti deboli hanno avuto la conseguenza di non trasmettermi quel coinvolgimento e quel pathos necessari a farmi appassionare alla trama. Dovendo fare un bilancio, punti a favore e punti a sfavore si pareggiano e, comunque, mi è rimasta la curiosità di approfondire un genere come quello nordico molto prolifico.

Cecilia Dilorenzo

Lo scrittore:
Leif GW Persson, noto professore di criminologia e profiler, insegna alla Scuola nazionale di polizia a Stoccolma ed è stato consulente del ministero di Giustizia e dei Servizi segreti svedesi. I suoi polizieschi hanno ricevuto tutti i premi più importanti destinati alla narrativa di genere, dal prestigioso “Glass Key” al Premio dell’Accademia svedese del poliziesco.