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Contorni di Noir | June 23, 2017

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Nicoletta Vallorani – Le sorelle sciacallo

| On 11, Mar 2017

Nicoletta Vallorani è nata nelle Marche, in un posto di mare, ma vive a Milano, dove insegna all’Università. Pubblica romanzi noir per adulti con Einaudi (tra i quali Eva e Visto dal cielo) e romanzi per ragazzi con Salani e editpress (Come una balena, La Fatona, Sulla sabbia di Sur). Cordelia, del 2006, è l’unico suo romanzo pubblicato non di genere. Perdisa ha invece pubblicato, nel 2008, una raccolta di racconti dal titolo Si muore bambini. Nel 2010 è uscito Lapponi e criceti, per le Edizioni Ambiente, e nel 2011 il noir Le madri cattive (Salani – Petrolio), che si è aggiudicato il Premio Maria Teresa Di Lascia 2012. Nicoletta Vallorani è tradotta in Francia da Gallimard e in Inghilterra da Troubador Publishing.

Per Edizioni del Gattaccio, nella Collana Sdiario,  esce adesso il nuovo romanzo disponibile in brossura e ebook intitolato “Le sorelle sciacallo”. Questa la sinossi:

La fuga può essere molte cose: rifiuto, paura, chiusura. E si può fuggire per molti motivi: rifarsi una vita, cancellare le proprie tracce, rendersi invisibili.
Chi fugge può incontrare altri fuggitivi ed è questo che accade in questo romanzo.
Una tesissima storia italiana on the road, che dà voce a personaggi borderline, di quelli che di solito di voce non ne hanno.
O se la hanno, finisce inascoltata.

Uno stile e una lingua davvero particolari – molto ruvida Beat Poetry – con frasi brevi e dirette, la supremazia dell’immagine  anche nei passaggi più interiori, il ritmo nervoso e disegnatore di ansia a opera del monologo interiore a profilo skaz.
Succedono tante cose nonostante ogni personaggio sia molto chiuso in se stesso.
Non c’è tregua, ogni pagina ha la sua improvvisazione jazz.

Ciro, Sara, Mabhoula. E le sorelle sciacallo, il mistero da dipanare, la violenza senza ragione di un noir che lascia senza tregua e che fa pensare.
Uno dei romanzi più riusciti che Nicoletta Vallorani ha scritto nella sua lunga carriera. E il più struggente.

Estratto:

Parlami, Sara.

Mia madre adorava la carta stampata. Ho conosciuto l’editore da lei: ha sempre avuto l’idea che fosse necessario presentarmi gli uomini giusti. Dopo che il mio vecchio marito è diventato anche morto, lui, l’editore, è venuto e mi ha detto: bene, adesso sarà il caso di pubblicare quel libro.

Quale libro? Mi stupisco, ma non dico altro.

Il libro di suo marito, signora. Postumo. Un capolavoro.

L’editore è un bravo editore. La sua casa editrice somiglia a un’impresa di pompe funebri: c’è sempre qualcuno dei suoi dipendenti ai funerali a ramazzare possibili opere postume. Pubblica quasi solo scrittori morti prima di diventare famosi perché i cadaveri non possono fare storie sui diritti. Credo che questo avrebbe dovuto farmi venire qualche sospetto.

Comunque, l’editore insiste.

Mi invita nel suo ufficio. Ci arrivo e mi fa trovare foto del mio vecchio marito morto dappertutto. Come se ci fossero sempre state. Parla tanto, perché pensa che io non vorrò dargli l’opera prima e unica del mio vecchio marito morto. Invece io gliela vendo senza fare resistenza, perché non ne farei niente comunque. Carta stampata senza immagini, una lista di sottotitoli orfani.

Sorride, l’editore, e dice che farà di me una star, nei panni dell’addolorata vedova dell’autore di un vero capolavoro. Che poi sarebbe il mio vecchio marito morto.

Non so cosa rispondere.

Lo porto a casa senza problemi dopo aver firmato il contratto. È un uomo molto intelligente, questo editore. Uno che sa sempre quello che deve essere fatto. Lo so anch’io, però. Adesso.

L’editore, che è molto intelligente, dice un sacco di cose intelligenti mentre si dimentica di essere prudente.

È perché non ha intuito, lo sai, Buster? Non capirebbe un problema di viscere neanche se glielo spiegassero via fax. Forse qualcuno lo ha già fatto, Buster.

Io, comunque, no.

Non è durata tanto, quella storia. Dopo non l’ho più cercato, Buster. Penso che comunque non l’avrei trovato.

Non credo che stia troppo bene, adesso. Tu che ne dici, Buster?