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Contorni di Noir | February 23, 2018

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Flavio Santi – L’estate non perdona

| On 27, Apr 2017

Editore Mondadori Collana Omnibus
Anno 2017
Genere Giallo
235 pagine – rilegato e ebook

Dopo “La primavera tarda ad arrivare” ritroviamo l’Ispettore Furlan con un nuovo capitolo che trova il suo sviluppo ne “L’estate non perdona”. Una nuova storia dove ritroviamo alcuni dei punti fermi che tanto bene hanno caratterizzato l’ispettore fin da primo capitolo. Intanto a grandi linee la trama.

A sconvolgere la tranquilla zona in cui vive e svolge le sue funzioni Furlan sarà un omicidio al quale ne seguiranno ben altri due. Tre omicidi metterebbero in subbuglio qualsiasi realtà, ancora di più quella legata ad una tranquilla provincia friulana. I quesiti e le paure sono tante, come è tanta la voglia di arrivare nel più breve tempo possibile alla conclusione delle indagini.

Non è semplice per Furlan, per il suo vice Moroder e per il resto della squadra investigativa. Ci saranno dei particolari che svieranno le indagini, faranno perdere tempo prezioso, faranno prendere altri percorsi. Ma pezzo dopo pezzo, intuito dopo intuito e ricerca dopo ricerca la soluzione arriva e si rimane con quell’amaro in bocca che ci prende ogni volta che ci troviamo di fronte prima all’evento delittuoso e poi alle motivazioni che hanno portato ad eseguirlo. Questo è quanto vi basta per sapere un minimo della storia.

Dovete leggerla, scoprirla, perdervi tra le righe, lasciarvi meravigliare dai colpi di scena così ben ideati. Siamo in pieno agosto e come giusto che sia Furlan ha finalmente accettato l’idea di concedersi una vacanza da passare ovviamente insieme alla sua eterna fidanzata Perla. La coppia può finalmente concedersi dei giorni di relax al mare a Lignano.

Non tutte le ciambelle riescono col buco e allora Furlan per non tradire il suo lavoro e per non deludere Perla si ritrova pendolare giornaliero compiendo sforzi non privi di difficoltà. Il nostro protagonista continua a non amare alla follia le nuove tecnologie ma … “E Furlan, che era sì un ispettore contadino dannatamente all’antica, ma non un mona, sapeva apprezzare la giusta dose di innovazione. Il trattore non ha forse sostituito l’aratro a mano?, si disse.” …

Continua a pensare che le riflessioni, i ragionamenti, lo studio dei dettagli sia fondamentale per giungere alle conclusioni delle indagini e fa un paragone che ho trovato appropriato e delizioso … “ Con il temporale di alcune notti prima erano saltate fuori le lumache. Le aveva osservate. Per fare una decina di centimetri una lumaca impiegava in media tutta una mattina. Se andava bene. Così procedeva la sua indagine. Con la lentezza di un gasteropode. Quelli che per lui erano chilometri, per gli altri – Santoliquido, i giornali, l’opinione pubblica – erano deludenti centimetri, se non tragici millimetri. Ma intanto procedeva, lui e la lumaca lo sapevano”.

In un mondo che va di fretta, troppo di fretta, in un mondo in cui la riflessione e la lentezza sono viste sotto una cattiva luce, l’ispettore Furlan è ancorato ad un mondo che vuole dare la giusta importanza alla logica e all’intuito prendendosi il tempo necessario e giusto. “Tempi da contadino. Mai farsi assalire dalla fretta. La fretta è roba da città”

Continua a ricordare con piacere i tempi della propria infanzia-giovinezza, quei tempi che si custodiscono nel proprio cuore. “L’ispettore si ricordava dei bagni nelle -vene-: da ragazzi il loro mare erano dei piccoli stagni d’acqua che si aprivano nella campagna, conche del terreno alimentare da qualche sperduto rio o da una timida risorgiva. Ci arrivavano in Graziella, nei vuoti pomeriggi d’ozio, e dopo aver fatto epiche scorpacciate di more dai rovi vicini, incuranti di un’indigestione in agguato … Momenti di pura felicità”

Continua ad amare il territorio in cui è nato e vive, ama le sue radici, ama i suoi luoghi. E li descrive sempre con una grande delicatezza ed affetto. E’ un amore viscerale, è il sentirsi parte di quei posti, radici che non si sradicano, origini da rispettare e tramandare. “E lui per tutta risposta si era messo a lessare delle patate. Quando Moroder bussò, se ne stavo sbucciando una Scottava come un tizzone ardente. Era la merenda preferita, da sempre. Semplice e nutriente. Così faceva merenda suo nonno. Così suo padre. Così lui. Quel rito pomeridiano non era una novità, l’ispettore ci teneva alle sue radici contadine, niente merendine per carità, aveva perfino cercato di impedire che accanto alla macchinetta del caffè installassero uno di quei luccicanti distributori, ma aveva perso la battaglia. Il progresso avanzava inarrestabile. Lui però non cedeva, e manteneva il suo angolo di campagna in ufficio.”

In questo nuovo capitolo l’ispettore sarà colpito profondamente in due suoi affetti, subirà due fratture nell’anima non indifferenti che mi hanno lasciato la curiosità di conoscere cosa queste due ferite produrranno e come si evolveranno nel prossimo capitolo. Le stesse ottime impressioni che avevo percepito per “La primavera tarda ad arrivare” sono ritornate con sommo mio piacere per “L’estate non perdona”. L’estate dovrebbe essere la stagione del relax, del periodo di pausa necessaria a ricaricare le batterie, ma la realtà è un’altra, la malvagità umana non conosce stagione, non conosce pausa, è onnipresente, 7 giorni su 7, 12 mesi su 12.

Ho apprezzato anche in questa storia lo stile dell’autore che riesce a mixare diversi aspetti ed elementi in maniera sapiente ed equilibrata. Indagini, aspetti psicologici, descrizione dei luoghi, caratterizzazioni dei vari protagonisti. Ognuno di questi argomenti trova il suo giusto spazio in una combinazione tale da tenere sempre alta la concentrazione e l’attenzione per quello che si legge. Dopo la primavera e l’estate, immagino il nostro ispettore Furlan immerso in un autunno che ci regalerà un nuovo ed intrigante capitolo.

Cecilia Dilorenzo

Lo scrittore:
Di origine friulana (di Colloredo di Monte Albano), benché vincitore del concorso di ammissione alla Classe di Lettere e Filosofia della Scuola normale superiore di Pisa, Flavio Santi ha studiato presso l’Almo Collegio Borromeo di Pavia, dove si è laureato in Filologia Medievale e Umanistica e ha poi conseguito il dottorato in Filologia moderna. Ha studiato anche a Ginevra sotto la guida di Guglielmo Gorni. Ha tradotto autori classici (tra cui Herman Melville, Francis Scott Fitzgerald) e contemporanei (Wilbur Smith, Ian Fleming). Insegna all’università dell’Insubria di Como. Ha scritto di vampiri, precari, supereroi, ma, soprattutto, del Friuli, raccontando nelle raccolte di poesia Rimis te sachete – Poesie in tasca (Marsilio, 2001), Asêt – Aceto (La barca di Babele, 2003), e nel memoir on the road Il tai e l’arte di girovagare in motocicletta (Laterza, 2011). Nel 2016 è uscita la prima indagine dell’ispettore Drago Furlan, La primavera tarda ad arrivare, nel 2017 è uscito per Mondadori L’estate non perdona.