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Contorni di Noir | June 26, 2017

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Håkan Nesser – Il Dovere Di Uccidere

| On 19, Apr 2017

Editore Guanda Collana Narratori della Fenice
Anno 2017
Genere Giallo
320 pagine – brossura
Titolo originale Münsters sag
Traduzione di Carmen Giorgetti Cima


Rimango sempre un po’ affascinato da quegli scrittori che sono capaci di ambientare le loro storie in realtà fittizie: città e luoghi che sono il risultato di una mistura che prende suggestioni visive da diversi posti e le amalgama con termini di altre lingue per dar loro una nuova collocazione, in uno spazio e in un tempo a sé. Questo è il luogo in cui Nesser mette in scena il suo romanzo: un posto che ha nomi dichiaratamente olandesi, ma che include anche evidenti suggestioni paesaggistiche della sua Svezia, accenti germanici; è un po’ come la Marinella o la Vigata di Montalbano, che esistono solo nei suoi racconti, ma le cui prerogative di locus amœnus sono perfette. Cosa potete dedurre da questo incipit? Che questo libro sia bello? Vediamo.

Il racconto è il sesto di una serie (la cui prima pubblicazione risale al 1998) – quella legata all’ispettore Van Veerten – il quale però, in questo preciso episodio, compare solo sporadicamente dato che si è preso un anno sabbatico. L’incombenza delle indagini passa allora al suo secondo, Münster, che l’autore usa proprio come contraltare al suo personaggio principale, mostrandone i grossi limiti e lacune, ma dandogli così forse maggiore umanità. Tutta la trama della vicenda è un bell’orologio svizzero e ticchetta piacevolmente dall’inizio alla fine con un buon colpo di scena – immancabile – posizionato con maestria nel punto giusto. In realtà, quello che ho apprezzato di più in questo libro non è stato tanto il giallo, ma tutto il resto. Mi spiego.

Oltre all’omicidio, alla confusione e alla ricerca della soluzione del caso, Nesser inserisce diversi piani narrativi. Uno è quello che esplora la vita privata dei vari agenti di polizia e di come il loro lavoro intervenga pesantemente in essa: si rimane lontano dagli affetti, si inaspriscono le differenze e i problemi tra coniugi o conviventi, si sente la necessità di staccarsi da questo mondo criminale con cui volenti o nolenti ci si deve relazionare. Poi c’è un piano narrativo che ci parla di come gli eventi del passato siano fondanti per l’equilibrio e la forma della psiche di ogni individuo e  – soprattutto in questo caso – come intervengano nella sua valutazione del concetto di “giustizia”: ciò che la legge definisce assassinio, per qualcuno altro non è se non la giusta conseguenza per azioni passate.

Fortunatamente il libro ci consegna anche diverse situazioni ridicole che stemperano questi concetti, ma che nel loro manifestarsi ci permettono, in modo più leggero, di continuare a confrontarci con questo aspetto della correttezza o ingiustizia delle proprie azioni in base alle circostanze. Questo aspetto e i piani narrativi di cui sopra sono quello che fa la differenza con un normale giallo che vi porta pedissequo dal crimine alla sua soluzione.

Devo fare il precisino? Certo che sì, altrimenti… Allora se proprio devo trovare un aspetto discutibile, direi senza dubbio quello legato al fatto che i poliziotti usino, per risolvere il caso, delle registrazioni su cassetta fatte durante delle sedute psicanalitiche. Mi è sembrata una leggerezza, una scappatoia per arrivare alla soluzione del caso: sebbene la città di Maardam sia un luogo fittizio, le leggi di riservatezza medico/paziente sono oramai un dato di fatto, e una “distrazione” un po’ forzata dato che, nella realtà, non accadrebbe mai. A parte questo, un altro aspetto – ma non certo fondamentale – è un crogiolarsi a volte nell’intima descrizione dei personaggi, rimanendovi un po’ più del dovuto. Ecco, a parte questi aspetti minori, lo sapete che sono un precisino, il libro è davvero lodevole, ben scritto (e tradotto, ovviamente) e consigliassimo anche se non avete letto i precedenti della serie.

Michele Finelli

Lo scrittore:
Håkan Nesser è nato nel 1950 a Kumla, in Svezia. Dopo aver insegnato lettere in un liceo, da anni si dedica esclusivamente alla scrittura. Della serie che ha per protagonista il commissario Van Veeteren, Guanda ha pubblicato: La rete a maglie larghe, Una donna segnata, L’uomo che visse un giorno, Il commissario e il silenzio, Carambole (che ha vinto nel 1999 il prestigioso premio Glasnyckeln come miglior romanzo poliziesco scandinavo dell’anno), Un corpo sulla spiaggia, La rondine, il gatto, la rosa, la morte, Il caso G e Il commissario cade in trappola. Della serie dedicata all’ispettore italo-svedese Gunnar Barbarotti sono usciti L’uomo senza un cane, Era tutta un’altra storia, L’uomo con due vite, L’uomo che odiava i martedì e Confessioni di una squartatrice. Nel catalogo Guanda è presente anche Il ragazzo che sognava Kim Novak.