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Contorni di Noir | October 23, 2017

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Attilio Veraldi – La mazzetta

| On 12, Mag 2017

Attilio Veraldi (1925 – 1999) ha cominciato a scrivere gialli a cinquant’anni. Fino ad allora era stato traduttore raffinato ed elegante dall’inglese e dalle lingue scandinave e collaboratore editoriale. Fu Mario Spagnol a convincerlo a mettersi all’opera, e nell’estate del 1976 uscì La mazzetta che fu un immediato successo. Il primo hard boiled napoletano vendette 45.000 copie in pochi mesi; nel 1978 uscì anche un film, altrettanto fortunato, con Ugo Tognazzi e Nino Manfredi. Negli anni a seguire, Veraldi pubblicò tra gli altri Uomo di conseguenza (1978); Naso di cane (1982); L’amica degli amici (1984).

Definito dalle varie testate giornalistiche il miglior giallista italiano, la casa editrice Ponte alle Grazie ripubblica il giallo di cui vi riportiamo la sinossi:
In una Napoli sensuale, disperata e viziosa, una ragazza sparisce portando con sé una cartella di documenti importanti – un appalto truccato. Il padre della ragazza, don Michele Miletti – l’uomo forse più ricco di Napoli, sessantanove anni e «ancora il ritmo di un’Esportazione ogni cinque minuti, il tempo di fumare la precedente» – incarica Sasà Iovine, finto avvocato che si arrabatta con piccoli luridi affari, di ritrovare la figlia difficile e ribelle ma soprattutto di far sparire i documenti la cui pubblica circolazione avrebbe compromesso un giro di mazzette consistenti. Sasà si ritrova coinvolto in un malaffare molto più grande di lui, famigliare e politico. Il malaffare è talmente sporco che Sasà le prende di santa ragione da due omoni grandi come armadi, i Gemelli, ma sopporta tutto perché insegue – come un cane inseguirebbe una salsiccia – una mazzetta, una percentualina che non ha alcuna intenzione, come tutti gli altri, di farsi sfuggire. Tra corruzione, istinti famelici, cadaveri, adulteri e inganni si snoda questo romanzo, capostipite del giallo italiano, così attuale, ritmato e potente che sembra essere stato scritto domani.

LA STAMPA

«Se Tarantino leggesse questo libro andrebbe a vivere a Napoli per un po’».
Diego De Silva

«Veraldi non è stato solo il miglior giallista italiano, ma anche qualcosa in più. Quasi da solo svecchiato, reinventato il romanzo italiano, lo ha fatto uscire dal salotto buono tra polverosi soprammobili di porcellana e di cristallo e lo ha mandato per la strada, tra le strade di Napoli e del hinterland».
Antonio D’Orrico

«Un maestro»
Massimo Carlotto

«Il più bel giallo italiano che io abbia mai letto».
Oreste Del Buono

«Napoletano errante, talentuoso, elegante, cordiale, forse un po’ pigro per naturale disincanto, come solo i napoletani sanno essere».
Ernesto Ferrero