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Contorni di Noir | October 19, 2017

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Angela Capobianchi – La discendenza

| On 16, Giu 2017

Editore Novecento Collana Calibro 9
Anno 2017
Genere Giallo
575 pagine – brossura

Pescara e il Liceo classico Giustiniano fanno da sfondo alle vicende che l’autrice, Angela Capobianchi, ci narra ne “La discendenza”.

Definire quest’ultima opera della Capobianchi solo ed esclusivamente un giallo è decisamente riduttivo. Lo è, ma non è solo questo, e’ anche ben altro. Prima di tutto un breve accenno alla trama. A dare il la alle indagini il cruento omicidio della Professoressa di greco Barbara Baldi, orrendamente squartata e nelle cui viscere viene ritrovato dal medico legale un biglietto scritto a mano con un pennarello rosso “Ventrem feri” cioè “Colpisci al ventre”. Da qui le investigazioni portate avanti dal commissario Riccardo Conti e dall’ispettore Silvino Rocci.
A fine lettura le mie impressioni su tutti i fronti sono decisamente positive.

Vorrei partire dalla fluidità e dalla scorrevolezza della lettura. Il numero delle pagine che compongono il libro è di 575, ma non ho travato punti noiosi che distraessero dalla lettura. Ogni pagina, ogni situazione ha un senso, ha un punto di forza ma soprattutto non sono lì giusto per “allungare il brodo” senza che si aggiunga nulla alla storia. Così come il numero dei protagonisti, piuttosto corposo. Ma anche in questo caso non ci sono distrazioni e non si torna indietro per andare a recuperare i nomi. I personaggi sono talmente ben delineati e caratterizzati che è impossibile confondersi o distrarsi.

Abbiamo i professori, il preside, il custode dell’Istituto, la mamma di uno dei ragazzi, i ragazzi stessi, commissario, ispettore, un ex-professore, un primario dell’Ospedale Civile. Un nutrito gruppo, ma niente affatto confusionario.  Vorrei in particolare porre l’attenzione su commissario e ispettore. L’ispettore Rocci, emotivamente, è legato in maniera molto forte ed intensa ad una persona e ad una vicenda che ha un peso notevole nella storia. Un dolore che scava e lascia un segno, che si porta dentro e come un marchio non può essere cancellato.

Anche il commissario Conti ha le sue beghe emotive, la separazione da sua moglie e il conseguente allontanamento anche da suo figlio, considerato che mamma e bimbo si sono trasferiti ad Udine. Fare il papà a distanza per Conti risulta difficile, la lontananza e la mancanza lo rendono malinconico e taciturno.

Due figure, ognuno con una ferita diversa ma accomunati da una grande professionalità, capacità intuitive e voglia di verità. Due figure complementari che insieme creeranno l’alchimia giusta necessaria a condurre delle ottime indagini. Subito dopo, la compattezza e la corposità della trama e della riuscita di quella che è squisitamente la parte legata al giallo.

I giusti incastri, la suspense, l’evoluzione degli avvenimenti così ben districati tra le pagine, la costruzione della trama che affonda le sue radici in un passato che chiede un conto da saldare nel presente, tutto mi ha arrecato una tale curiosità da far diventare difficile riporre il libro, volevo e dovevo andare avanti. C’è un altro aspetto che mi ha favorevolmente colpita. L’importanza che l’autrice attribuisce alla cultura e alla capacità dei maestri di inculcare nei propri ragazzi la curiosità giusta e la voglia di guardare oltre.

La cultura come miglioramento di se stessi e come capacità di avere orizzonti migliori. Il compito dei maestri è quello di trasmettere insegnamenti a quante più persone possibili possano recepire la benevolenza della cultura. L’ex professore Guglielmo Rastofani, ora in pensione ed insegnante di molti di quei ragazzi ora adulti, ha dubbi e timori che lo devastano. Alla luce di quelli che saranno i risultati delle indagini si chiede in cosa ha sbagliato. E partendo dal liceo da dove si svolgono e partono le vicende, potremo ampliare lo stesso pensiero a qualsiasi settore della nostra vita quotidiana. Cosa trasmettiamo ai nostri ragazzi? E come lo trasmettiamo? Utilizziamo i metodi giusti? E chi e cosa stabilisce cosa è giusto o sbagliato?
A queste domande la Capobianchi risponde con la speranza.

Quando all’interno dell’Istituto scolastico divamperà un incendio, saranno gli studenti stessi che con tutti i mezzi a disposizione faranno di tutto per spegnere le fiamme. Ecco qui la speranza, la speranza che i ragazzi abbiano la voglia e la forza di salvare la propria scuola che non è fatta solo di mura, banchi, lavagne ma contiene al suo interno la loro vita stessa rappresentata dai libri, dalle materie di studio, dalla passione per la bellezza della cultura, dalla condivisione dei propri interessi. Futuro e speranza sono stati per me la migliore conclusione della storia in contrasto con le brutture che prendono forma quando l’uomo intraprende strade sbagliate. Vi consiglio di leggere “La discendenza”.

E’ un’ottima lettura per stile, trama, caratterizzazione dei protagonisti e per gli spunti di riflessione. Io non avrei potuto chiedere di meglio!

Cecilia Dilorenzo

La scrittrice:

Angela Capobianchi è nata a Pescara, dove vive e lavora. Avvocato, ha abbandonato la carriera legale per dedicarsi alla famiglia e alla scrittura. Ha pubblicato i thriller: Le ragioni del Lupo (Di Renzo Editore 1998), il raccontoDelitto alle Terme (Il Giallo Mondadori 2001, premio Gran Giallo Città di Cattolica), I giochi di Carolina (Piemme 2006), Esecuzione (Piemme 2011, premio NebbiaGialla 2012).