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Contorni di Noir | January 22, 2018

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Mirko Zilahy – La forma del buio

| On 06, Giu 2017

Editore Longanesi Collana La Gaja scienza
Anno 2017
Genere Thriller
420 pagine – cartonato e ebook

Caspita che romanzo coinvolgente!!!! Mi sento di iniziare così questa recensione del nuovo libro di Zilahy, un autore da tenere decisamente sotto stretta osservazione. “La forma del buio” è il secondo libro di una trilogia, esce un anno dopo “È così che si uccide”, prima opera dell’autore che ha avuto ottimi giudizi di pubblico e critica; il romanzo è la naturale continuazione del capitolo precedente, ci vengono quindi nuovamente raccontate la vita e il lavoro del commissario Enrico Mancini e della sua squadra. Devo ammettere che già quando sento parlare di trilogia mi sento in uno stato d’animo favorevole; amando le serie TV, apprezzo anche una bella serie letteraria, se scritta bene.

Mancini si trova nella sua casa di montagna, luogo dove si isola per togliersi il male di dosso al termine di un caso, e per potersi abbandonare al senso di vuoto che lo opprime dopo la morte della moglie Marisa, quando viene raggiunto da una telefonata che lo richiama in servizio per un nuovo caso. I corpi di tre persone vengono ritrovati alla Galleria Borghese, a Mancini basta uno sguardo alla scena del crimine e all’opera di scultura plastica creata dall’assassino per rendersi conto che si trova per le mani un nuovo serial killer, e che spetta a lui, il “cacciatore di mostri”, stanarlo.

Vi sono tre personaggi principali in questo romanzo: il Commissario Mancini è un profiler che si è specializzato a Quantico sui crimini seriali, in lutto per la recente morte della moglie, un personaggio complesso ed intrigante, del quale ci vengono mostrate poco a poco tutte le debolezze umane e le paure. Mancini ha un modo di lavorare e di procedere piuttosto singolare, per dirlo con le parole dell’autore “Enrico aveva bisogno di calpestare la terra, annusare l’aria sulla scena del crimine, di toccarla. Era quello il suo primo contatto con l’assassino. Un tramite indiretto che gli serviva per sintonizzarsi, ascoltare la voce del delitto, percepire i passi del killer, finché la presenza fantomatica non si manifestava nella sua mente”. Questa empatia profonda che il profiler sperimenta sulla scena del crimine lo mette in diretto contatto con il mostro, quasi come se potesse vedere la realtà con i suoi occhi. Mancini appare convincente sia come investigatore che come persona, attorno a lui si stringe tutta la squadra fatta di uomini e donne con una vita personale (che l’autore non disdegna di mostrare) oltre che professionale.

Con una lenta introduzione della scena del crimine e, parallelamente, di Mancini stesso, siamo condotti al cospetto dell’opera del killer, ribattezzato subito dalla stampa come “Lo Scultore”; il nome appare particolarmente azzeccato, data la messa in posa dei cadaveri, le espressioni quasi vive e il tocco artistico seppur macabro del suo lavoro (egli uccide ispirandosi alla mitologia classica, come il Laoconte, la Medusa, il Minotauro, il Ciclope per citarne alcuni). Il punto di vista del serial killer viene raccontato in moltissimi capitoli, sia nel presente che attraverso flashbacks, che piano piano introducono il suo mondo e ci raccontano la nascita di un mostro e del suo folle piano di “mettere ordine al caos”. Zilahy ci conduce sapientemente all’interno della sua mente delirante e delle sue allucinazioni, dove la realtà si mescola con il mondo mitologico nel quale è intrappolata. Lo Scultore, come un animale, si muove sottoterra silenzioso e letale, anche nell’efferatezza delle sue gesta e nella totale follia da cui, senza ombra di dubbio è pervaso, è possibile trovare un non so che di poetico, umano e meritevole di compassione. Il terzo personaggio indiscusso è Roma, la città eterna con le sue bellezze artistiche e naturali che fanno da location per i macabri ritrovamenti (Galleria Borghese, il giardino zoologico, Villa Torlonia per dirne alcune) e un lato oscuro e spaventoso dove è difficile sentirsi al sicuro.

Lo stile di Zilahy è particolarissimo, usa un linguaggio elegante e ricercato per descrivere minuziosamente ogni scena, dalla più macabra e sanguinolenta alla più domestica, rendendo pienamente comprensibili sia l’umanità e “normalità” di alcuni personaggi, sia la follia e il buio che contraddistingue il serial killer. Proprio quest’ultimo aspetto, com’è facile immaginare, risulta a tratti di difficile comprensione, per l’impossibilità di seguire un filo logico, del tutto assente nella testa dello Scultore. Durante la lettura più di una volta ho avuto qualche difficoltà a comprendere di chi fosse il punto di vista e cosa stesse succedendo, rispondendo in pieno alla tecnica narrativa dell’autore, a cui piace svelare le cose poco a poco, come una nebbia che lentamente si dirada e rende visibile la scena.

Piccola nota negativa, il colpo di scena finale mi è parso poco efficace all’interno della storia, aggiunge un tocco drammatico ma tutto sommato ininfluente dal punto di vista narrativo. Staremo a vedere se acquisirà maggior prospettiva nel romanzo successivo. “La forma del buio” non è un thriller leggero e di facile lettura, i piani narrativi che si incrociano tra passato e presente, i continui riferimenti alla mitologia classica e il linguaggio evocativo rendono impegnativa e poco scorrevole l’esperienza; ma se apprezzate un autore che sa scrivere e descrivere, a cui piace fare esercizio di stile, se apprezzate un thriller con un cattivo folle ed efferato (e a chi non piace un bel serial killer??), se non storcete il naso davanti alla trasfigurazione di un essere umano in mero pezzo di carne e sangue, allora questo romanzo fa per voi.

Barbara Gambarini

Lo scrittore:

Mirko Zilahy (Roma, 1974), laurea in Lingue e Letterature Straniere con una tesi su Dracula di Bram Stoker, ha conseguito un Phd presso il Trinity College di Dublino dove ha insegnato lingua e letteratura italiana. È giornalista pubblicista ed è stato editor per minimum fax nonché traduttore letterario dall’inglese (ha tradotto, tra gli altri, il premio Pulitzer 2014 Il cardellino di Donna Tartt).

È così che si uccide (Longanesi 2016), il suo primo romanzo, è stato accolto con grande entusiasmo dai critici e dai lettori. La forma del buio è il suo nuovo romanzo.