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Contorni di Noir | October 19, 2017

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Review Party Karin Slaughter – La Morte è Cieca

| On 15, Giu 2017

 

Editore HarperCollins Italia Collana Narrativa straniera
Anno 2017
Genere Thriller
430 pagine – brossura e ebook
Traduzione di Anna Ricci
Titolo originale: Blindsighted

Non pago d’essermi letto pressoché tutto quello che Karin Slaughter ha scritto fin qui in modo da essere preparatissimo per il concorsone messo in piedi da HarperCollins (Thriller Ambassador ad Amsterdam), eccomi alle prese con il primo libro della nuova serie “Grant County”. Mutano i luoghi, mutano i personaggi, ma come ogni avventura fuori dal noto, o dal già consolidato, ecco che spuntano un po’ di cosucce. Aver letto le precedenti avventure di Will Trent definite da uno stile ben preciso e da una serie di scelte stilistiche molto azzeccate, la lettura di questo nuovo inizio mi ha lasciato perplesso: un po’ come quando assaggiate un piatto prelibato fatto da uno chef d’eccezione – che già conoscete e quindi siete molto curiosi – che vi lascia in una “zona di mezzo” e quando lo chef viene al tavolo a domandare riscontro non sapete se fare un sorrisone o rimanere un po’ sulle vostre. Vediamo dunque di capire bene se questa nuova ricetta e questo nuovo piatto della nostra Karin siano o meno all’altezza della sua novelle cousine.

Partiamo da un consolidato: il libro è scritto dannatamente bene. Pulito, incalzante, incombente, segno evidente della sua capacità ormai inossidabile. La trama è ben congegnata e le prove sono disseminate con accortezza creando anche false piste e repentini cambi di prospettiva. La prima parte del libro può apparire “poco cotta” (passatemi il parallelismo culinario), ma dalla metà in poi c’è un deciso e continuo cambio di rotta, in positivo. I personaggi vengono delineati con mestiere e ognuno di essi è completo e anche l’iterazione tra di loro non indulge in situazioni melense, ma mette in mostra una rete complessa di relazioni che danno un bello spessore a tutta la storia.

Ma. Vi aspettavate il ma, vero? Già, c’è un ma, e – per la verità – non solo uno. Vediamo un po’. Sempre procedendo con il parallelismo culinario, il tutto pare un po’ sciapo. Si ha la sensazione che manchi qualcosa sebbene tutti i fattori principali – sviluppo dei personaggi, brividi e varie – siano presenti; ho avuto quasi la sensazione che Slaughter sia rimasta ingabbiata dalla sua stessa perfezione. L’orologio della trama è precisissimo, svizzero, ma alla fine mi sono ritrovato più a cercare di capire se le mie supposizioni fossero corrette che a farmi catturare dai personaggi. Con Will Trent c’era voluta una pagina e mezza. Con Sara manco un libro intero. Tutti i personaggi sono così ben tracciati che nessuno ha quella “imperfezione” tipica dei precedenti che te lo faccia apparire reale, tangibile. Vedere una pediatra che agisce da patologo legale è di certo interessante, ma l’esperienza maturata in anni di serial e altri libri (Kathy Reichs per esempio), mi hanno fatto un po’ dubitare, e mi è parsa una forzatura (volendo fare i precisini, una prova portata in tribunale ottenuta da un medico che non sia un patologo legale ha ben poca valenza).

Ci sono alcune debolezze che non ti aspetteresti: le prove urlano che il colpevole sia un maniaco sessuale con una spinta religiosità ed ecco che invece l’intero corpo di polizia di Grant (città immaginaria di una contea immaginaria) mette in scena un ridicolo spettacolo di razzismo simbolico prendendosela con un vecchio di colore, per pura presunzione. La ridicolaggine è molto evidente e l’episodio accade nella prima parte del libro, quella che vi avevo detto “poco cotta”. Poi, per fortuna, le cose ripartono al meglio.

Ecco, saranno state queste cose, il fatto che Slaughter sia bravissima a rendere con pathos e certosina nonché meticolosa attenzione tutto quello che ha a che fare con lo stupro sia dal punto di vista femminile che maschile e che non riesca a non portarlo in ogni suo libro, ma ho finito il racconto con la stessa sensazione che prova Obelix quando mangia per la prima volta un piatto a base di coccodrillo: stoppaccioso. Bello, perfetto, ma privo di quel je ne sais quoi che aveva caratterizzato così potentemente i suoi lavori precedenti. Quindi? Quindi aspetto il prossimo della serie, ovviamente! Amo essere contraddetto!

Michele Finelli

La scrittrice:
Karin Slaughter, autrice regolarmente ai primi posti nelle classifiche di tutto il mondo, è considerata una delle regine del crime internazionale. I suoi quindici romanzi, che sono stati tradotti in trentatré lingue e hanno venduto più di 30 milioni di copie, comprendono la fortunata serie che per protagonista Wil Trent, L’orlo del baratro, che ha ricevuto una nomination al prestigioso Edgar Award, e Quelle belle ragazze, il suo primo thriller psicologico. Nata in Georgia, attualmente vive ad Atalanta.