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Contorni di Noir | October 17, 2017

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Brian Freeman – La donna che cancellava i ricordi

| On 25, Lug 2017

Editore Piemme Collana Narrativa
Anno 2017
Genere Giallo/Thriller
384 pagine – rilegato e ebook
Traduzione di Alfredo Colitto

Immaginate di poter amputare tutti i brutti ricordi, le memorie più dure e dolorose che abbiamo dentro. Tagliare via tutto ciò di brutto che abbiamo vissuto e che in qualche modo ci ha segnato, e continua a segnare il nostro presente. Se non ricordiamo qualcosa, quel qualcosa è come se non fosse mai esistito, e quindi non può farci male, non può condizionare il nostro esistere e le nostre relazioni sociali. Liberarsi del fardello di queste oscure reminiscenze può essere salvifico per alcune persone che sono ancora ancorate al proprio passato, a un amore tormentato da cui non si riesce a schiodarsi, a una fobia che alimenta i nostri incubi, a un lutto mai del tutto metabolizzato, a un trauma infantile mai completamente cicatrizzato. Liberarsi da queste catene può significare tornare a vivere per davvero.

Ecco, la protagonista femminile del nuovo romanzo dell’eccellente thrillerista Brian Freeman, la dottoressa Frankie Stein, è in grado di operare questa sorta di miracolo, cancellando i vecchi e brutti ricordi. Nel tempo si è specializzata in un percorso terapeutico chiamato “riconsolidamento mnestico”: grazie a delle particolari sedute di ipnoterapia è in grado di attenuare, e in alcuni casi di cancellare in toto, ricordi, traumi, e fobie che condizionano pesantemente in negativo la vita dei suoi pazienti. Non solo. La dottoressa Stein è in grado di riplasmare intere porzioni di ricordi, creando dei “passati” artificiali – mai esistiti nella realtà – ma che i pazienti percepiscono come ricordi reali che hanno vissuto. Nonostante i benefici di questo trattamento possano letteralmente cambiare la vita di una persona in meglio (pensate a vittime di violenza, o persone passate attraverso un trauma particolarmente drammatico come la guerra o una strage, che vogliono esorcizzare e lasciarsi alle spalle), l’operato della dottoressa Stein viene visto in modo molto scettico dall’ambiente medico statunitense. I risultati, però, paiono darle ragione. La fila dei suoi pazienti è molto lunga, e nessuno finora si è mai lamentato del trattamento a cui è stato sottoposto.

Fin qui niente di strano. Ma quando in città – San Francisco, nella soleggiata baia dove il Bay Bridge collega la città a Oakland – alcuni strani suicidi scuotono la quiete cittadina, e il protagonista maschile, il giovane detective della Omicidi Frost Easton, scopre che il fil rouge che lega le varie vittime è l’essere state tutte pazienti ed ex pazienti della dottoressa Stein, “La donna che cancellava i ricordi” prende velocemente abbrivio. I sospetti ricadono subito sulla “manipolatrici di memorie”. Che giocare con i ricordi e con la psiche fosse pericoloso, questo Frankie l’aveva messo in conto. Ma nessuno è preparato a questa lunga scia di sangue. Ipnosi, fobie, traumi, bugie, segreti… Frost dovrà barcamenarsi tra menzogne e realtà, scoprendo che l’origine del mistero parte proprio dalla dottoressa Stein con cui instaura una strana relazione intessuta di sospetto e rispetto reciproco. Ma con Brian Freeman non si può mai stare al sicuro, e la paura che in città un serial-killer si stia vendicando della Stein utilizzando il suo stesso metodo per manipolare le menti fragili delle sue pazienti, si fa pagina dopo pagina sempre più concreta. Frost a questo punto dovrà calarsi nel fitto delle tenebre della psiche umana, fronteggiando in primis i suoi stessi demoni e il passato tormentato da cui sta fuggendo, con la speranza di fare in tempo, prima che il sangue continui a scorrere nell’assolata e idilliaca San Francisco…

Per sua stessa ammissione, Brian Freeman (che per questa volta abbandona le sue serie più famose su Jonathan Stride e Cab Bolton) ammette che Frost è un personaggio un po’ più vicino a se stesso rispetto agli altri protagonisti dei suoi libri. Frost è un tipo solitario, introverso. Diversamente dal tenente Stride, Frost si tiene alla larga dalle storie d’amore romantiche. È giovane, e la maggior parte dei suoi amici non fa parte della polizia, quindi è più legato alla vita reale (e ad alcuni personaggi reali) di San Francisco. “È quel genere di uomo a cui, per essere felice, bastano una birra chiara, un buon libro di storia, e la vista dello skyline della città insieme al suo gatto, Shack” ammette Freeman.  L’autore americano è uno degli autori di genere più amati e più bravi in circolazione.

Il suo stile è nitido, a tratti descrittivo e a volte poetico; non ha mai cadute di stile, e il suo essere icastico rende la storia molto “cinematografica” e visualizzabile nella mente del lettore. Il ritmo è forse la vera cifra stilistica di Freeman: sa magistralmente come giocare con le pause e la tensione, quando e dove accelerare e come tenere il lettore costantemente in apnea, giocando sadicamente con i suoi livelli d’ansia. Con questo thriller psicologico, Freeman inaugura una nuova serie e non delude le aspettative dei suoi fan, regalandoci un thriller dagli echi hitchcockiani ( e gli amanti del grande regista di Vertigo noteranno diverse citazioni per cinefili smaliziati). A noi non resta che attendere, dato che il secondo volume della serie “The voice inside” uscirà negli Stati Uniti nel gennaio 2018, e probabilmente verrà tradotto in Italia nello stesso anno. Nel frattempo, non ci resta che rimanere inquietati dopo questa bella ma perturbante lettura che ci mostra come la nostra percezione del passato può essere distorta fin troppo facilmente. Siete sicuri che ciò che ricordate sia accaduto davvero?

Piergiorgio Pulixi

Lo scrittore:

Brian Freeman è tra i maggiori autori di thriller americani e i suoi romanzi sono pubblicati in quarantasei paesi. Ha esordito con Immoral (Piemme, 2006), che ha vinto il Macavity Award come migliore opera prima. Con Il veleno nel sangue (Piemme, 2013) ha vinto gli International Thriller Awards per il miglior romanzo dell’anno. Tra i suoi più recenti thriller Io sono tornato (Piemme, 2015) e La ragazza di pietra, preceduto dalla short story Polvere alla polvere (Piemme, 2014) – questi ultimi con protagonista il suo personaggio più amato, il detective Jonathan Stride. In Italia, Freeman è stato molto apprezzato da Giorgio Faletti. Vive in Minnesota con la moglie.