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Contorni di Noir | October 23, 2017

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Matteo Ferrario – Dammi tutto il tuo male

| On 23, Set 2017

Editore Harper Collins Italia
Anno 2017
Genere Thriller
281 pagine – rilegato e ebook

Una storia d’amore forte e dolente, questo ho pensato al termine della lettura di “Dammi tutto il tuo male”, di Matteo Ferrario. Il romanzo è anche un thriller psicologico di livello, ma l’origine della tensione, ciò che ne scandisce il ritmo con un vigore che incolla gli occhi alle pagine, è l’amore tra Andrea e Barbara, ovvero, la misteriosa essenza del loro legame. Può l’amore comprendere la solitudine, la diffidenza, la paura? E soprattutto, può dare impulso a un istinto che è il suo esatto contrario, l’istinto di uccidere?  “Sono un padre e un assassino” dichiara nell’incipit Andrea Bertoni, protagonista e voce narrante. Non è pentito, non ha rimpianti: ha ucciso per il bene di sua figlia Viola.

Viola è tutta la sua famiglia, Andrea l’ha cresciuta da solo. Barbara, la madre, è scomparsa pochi mesi dopo il parto. Ora la bambina ha sei anni; non sa nulla della mamma, non ne ha ricordi, ha visto il suo volto solo in fotografia. Andrea ha fatto un album che raccoglie molte immagini di Barbara, selezionate con cura affinché Viola potesse fantasticare su una donna gentile, disponibile, generosa, amabile.
In realtà Barbara era l’esatto contrario. Era dura, intransigente ed egoista. Si portava dentro tanto male, tanto da non riuscire ad accettarlo, da non poterlo esprimere a parole. Indegna e corrotta, così si sentiva e di conseguenza agiva. Tutto ciò che le persone normali possono desiderare, e cioè un amore sincero, una figlia sana e bellissima, la prospettiva di un futuro sereno, lei lo rifuggiva. A un passo dalla felicità, non aveva il coraggio di afferrarla.  Quando era diventata madre, la situazione era precipitata.

C’era qualcosa, nello sguardo di Barbara fisso sulla neonata, che metteva i brividi. La piccina sembrava percepire quell’oscuro malessere, e ne soffriva; piangeva sempre, dormiva pochissimo. Andrea era diventato guardingo, cercava di non lasciare sole mamma e figlia. Quando Barbara era scomparsa senza lasciare traccia, lui non l’aveva cercata. Viola è cresciuta confidando nella menzogna ideata da suo padre: la mamma tornerà, ma solo dopo aver superato un momento difficile che deve affrontare da sola. Quel “momento difficile” dura ormai da sei anni, tutta la vita di Viola, ma la bambina non smette di sperare.   Arriva il giorno in cui sembra che l’attesa sia finita. Durante un tragitto in macchina, Viola, guardando fuori, d’un tratto grida e salta sul sedile: è certa di aver visto sua madre tra i passanti, proprio lei, la stessa delle fotografie. Vorrebbe precipitarsi a raggiungerla, ma il tempo che Andrea rallenta per accostare l’auto al marciapiede, e la donna è svanita tra la folla. Viola si dispera. Il padre cerca di calmarla, dice che quella non poteva essere la mamma, perché se fosse davvero ritornata sarebbe corsa a casa da loro, ma la bimba non sente ragioni e gli si rivolta contro furibonda.

Nell’aggressività della figlia, Andrea vede specchiarsi il carattere di Barbara. L’accaduto lo turba profondamente e ingigantisce il vuoto che Barbara ha scavato nelle loro vite. Sarebbe stato diverso se avessero avuto il coraggio di chiamare per nome il male che aveva devastato le loro esistenze. Ma esistono silenzi incolmabili, ferite che non si rimarginano. Esistono crimini che non si possono perdonare, e, soprattutto, c’è il terrore che il male ritorni. Andrea ha visto quel terrore nello sguardo di Barbara, e già in quel modo non riusciva a sopportarlo. Poi l’ha guardato con i propri occhi, e ha dovuto distruggerlo. Certe ferite non guariscono, è vero, ma col tempo il dolore diventa sopportabile. E se il silenzio cessa, se si chiede aiuto, si può parlare di rinascita.

Come nel teatro di ombre cinesi, nel romanzo di Ferrario il mostruoso assume i connotati di un sinistro enigma; è bravissimo l’autore a nasconderlo dietro le molte supposizioni suggerite al lettore, che vede rivelata a poco a poco l’agghiacciante verità. Allora tutto torna, e si apprezza ancor di più la forza del personaggio centrale di Andrea, sempre coerente malgrado la sua complessità. “Dammi tutto il tuo male” è una storia che mi ha molto emozionata, a tratti commossa. È impossibile non immedesimarsi nel dramma dei protagonisti: Matteo Ferrario coinvolge il lettore nelle loro scelte, raccontando i loro sentimenti con una scrittura immediata e vigorosa. Vi consiglio questa lettura senza esitazioni.

Maria Teresa Casella

Lo scrittore:
Matteo Ferrario è nato nel 1975. Architetto, giornalista e traduttore, a partire dai primi anni Duemila ha pubblicato racconti su riviste letterarie e nelle antologie Via dei matti numero zero (Terre di Mezzo, 2002), Racconti diversi (Stampa Alternativa, 2004), Q’anto ti amo (Damster, 2014) e Biblioteca vivente. Narrazioni fuori e dentro il carcere (Altreconomia edizioni, 2016). È autore dei romanzi: Buia (2014) e Il mostro dell’hinterland (2015), usciti entrambi per Fernandel editore e Dammi tutto il tuo male (Harper Collins Italia, 2017)