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Contorni di Noir | January 22, 2018

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Roberto Costantini – Ballando Nel Buio

| On 27, Ott 2017

Editore Marsilio Collana Farfalle I gialli
Anno 2017
Genere Noir
480 pagine – rilegato o ebook


Lo avete sentito dire spesso e volentieri: “l’eccezione conferma la regola”. È una di quelle frasi della cultura popolare, un detto ricorrente anche in altre culture, ma il cui significato è sbagliato (come spesso accade in questi casi). L’origine viene dalle traduzioni latine di Fedro ed era “exeptio probam regulam” (no, non è un incantesimo di Harry Potter…), ovvero “l’eccezione mette alla prova la regola” ovvero mostra come la regola sia comprensiva dell’eccezione e non il fatto che la medesima sia un controsenso logico. L’eccezione, quindi, è un valore che la regola ammette, anzi, che proprio in virtù della sua esistenza dà forza al resto dell’enunciato. Bene, ho avuto tra le mani – in formato digitale, per la verità – una eccezione. Se non volete vederla da questo punto così arzigogolato, ve la propongo in modo molto più terreno: l’uomo è superiore a tutti gli animali (fanno eccezione il nano e la giraffa). Ecco io ho la giraffa. Bene, dopo questo anomalo incipit, esco a mostrarvi la mia giraffa.

Che voi abbiate divorato (metaforicamente, a meno che non siate xilofagi) la cosiddetta “Trilogia del Male”, sia che voi siate incappati fortunosamente su questo libro, la realtà non cambia: avete tra le mani un piccolo tesoro, quindi trattatelo di conseguenza. Costantini è l’eccezione, assieme ad alcuni altri, del panorama italico del noir. Uno scrittore che ha ancora ben chiaro cosa voglia dire “noir” e non lo usa come palliativo per poi ammannirci con un banale e scontato giallo. Costantini interpreta il significato in modo totale e ci ottunde con personaggi e un’ambientazione che hanno deriva più da “polar” che da classico “noir denoartri”. Una Roma, cupa e torbida sia nel presente che nel passato – il gioco dei rimandi temporali portato avanti con grazia e chiarezza, roba da fare invidia a quelle scrittrici nordiche che ne fanno la base dei loro racconti per poi perdercisi dentro – abitata da figure mai flebili, ma dure e granitiche, antipatiche, ma coinvolgenti fino in fondo, anche quando il loro apparire è subitaneo.

Ritroviamo – per chi già lo conosce – o scopriamo – per chi legge per la prima volta – Michele Balistreri qui sdoppiato temporalmente nel commissario del tempo presente e nel giovane irrequieto e simpatizzante di destra degli anni settanta. È uno di quei personaggi che stanno antipatici fin dal principio per i loro modi sprezzanti, per l’atteggiamento maschilista ed egoista al tempo, per il fatto che non hanno assolutamente la stoffa degli “eroi” e nemmeno le fattezze: ed è qui che poi ci accorgiamo che, dopo averlo disprezzato, a libro finito vorremmo saperne dell’altro e ci manca. Empatizziamo con qualcuno da cui, di norma, staremmo alla larga. La narrazione è ricca, senza barocchismi, e inquadra momenti della nostra storia recente con una meticolosa attenzione, soprattutto verso quell’aspetto, noto come “strategia della tensione”, che per tutti gli anni settanta è stato il leit motif della vita pubblica: dall’attentato a Piazza Fontana del ’69 alla strage di Bologna dell’80 tutti i fatti di cronaca nera che hanno visto protagonisti gli estremisti di un lato e dell’altro hanno avuto – a detta di molti che stanno tutt’ora indagando – una regia comune da parte di un settore deviato dei nostri servizi segreti che ha fornito basi logistiche, ma soprattutto armi ed esplosivi, sia ad una che all’altra fazione con il finalistico progetto di “controllare lo stato”, quindi i cittadini, attraverso la paura.
Se ben vediamo, con le debite trasposizioni, nulla di molto diverso da oggi, dove la paura è ancora la merce più venduta, dai telegiornali e dalle trasmissioni spazzatura sulle varie reti, ed è quella che continua a fomentare se stessa quando mette contro gli ultimi ed addossa la colpa di tutto in altrui.

Perdonate, sto divagando. Torniamo un momento al libro: la trama è ricca sia di sfaccettature che di colpi di scena che intervengono nel momento giusto e non sono telefonati. Il linguaggio, anche quando occhieggia alle forme dialettali o scurrili, è adatto e non sopra le righe. Durante tutto il libro c’è una tensione rabbiosa che muove le azioni di ogni personaggio che vive, gestisce e mostra questa rabbia in modo diverso. Solo il finale è salvifico, almeno per uno di loro. Leggendo ho avuto la sensazione che quella generazione avesse un afflato più forte di cambiamento rispetto a quella contemporanea.

Anche se non avete letto i precedenti – altro tratto a favore di Costantini – tutto il libro è un episodio a sé stante. I rimandi, che ci sono, non interferiscono con lo svolgersi della storia, semmai vi spingono a mettervi in pari. Quello che trovate qui è un personaggio che, rispetto alle sue apparizioni precedenti, si è evoluto, ma non è diverso. È cresciuto, quasi naturalmente. Le fasi in cui Costantini lo racconta – la sua giovinezza, la sua maturità – sono proporzionate ai tempi. Certi aspetti del personaggio si acuiscono, altri si affievoliscono altri spariscono del tutto. Quello che vi rimane, sempre, è un ottimo libro. E non mi pare poco.

Michele Finelli

Lo scrittore:

Roberto Costantini (Tripoli, 1952), ingegnere, consulente aziendale, oggi dirigente della Luiss. È autore per Marsilio della Trilogia del Male con protagonista il commissario Michele Balistreri, bestseller in Italia e già pubblicata negli Stati Uniti e nei maggiori paesi europei, premio speciale Giorgio Scerbanenco 2014 quale “migliore opera noir degli anni 2000”. Con La moglie perfetta è stato finalista al premio Bancarella 2016.