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Contorni di Noir | December 14, 2017

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Intervista a Paula Hawkins

| On 27, Nov 2017

(c) Photographed by Thibault Montamat, Vogue, May 2017

In occasione di Bookcity 2017, chiusi in un albergo molto signorile di Milano, senza possibilità di fotografare o filmare l’incontro, cinque persone tra giornalisti e blogger si sono ritrovate a intervistare una delle autrici più seguite dai lettori di thriller: Paula Hawkins. Ha pubblicato con Piemme La ragazza del treno (2015) – libro da cui è stato tratto il film interpretato da Emily Blunt – e Dentro l’acqua (2017). Tra quei cinque c’eravamo anche noi di Contorni di noir e questo è quello di cui abbiamo parlato:

1. Caratteristica dei suoi romanzi è lo sviluppo narrativo da più punti di vista, orchestrato da donne molto diverse tra di loro. Come lavora con la costruzione dei personaggi? E come il suo tratto caratteristico di scrittura ha contribuito a far diventare i suoi libri dei best sellers riconosciuti a livello internazionale?
P.: Ne La ragazza del treno ho avuto bisogno di tre personaggi, mentre in questo libro mi servivano più punti di vista e ho svolto la mia storia intorno alle undici voci narranti, in funzione della storia che volevo raccontare.
Non l’avevo pianificato, ma mi è servito per convogliare i punti di vista separati e distinti di ognuno di loro, presentando la loro esperienza di vita reale all’interno delle loro comunitaà, delle loro famiglie, delle loro relazioni. Le donne sono al centro dei miei libri come al centro della società, sono quelle che devono affrontare sempre delle sfide. Mi piacciono donne vere, non perfette, che siano in difficoltà, che debbano scendere a compromessi. Così facendo, sono incappata in storie che le persone vogliono leggere, come ad esempio Rachel ne La ragazza del treno, forse non sarà un personaggio che i miei lettori avranno amato, eppure si sono sentiti coinvolti dalla sua storia. Questi sono i personaggi ai quali voglio dare voce.

2. Le donne raccontate nei suoi libri attraversano delle storie difficili e c’è quindi un’attenzione verso il sociale, veicolando i temi verso la donna nella società e di quanto si debba ancora fare nelle relazioni fra i sessi, anche alla luce di quanto accaduto negli ultimi tempi (ved. caso Wienstein). Come affronta questo argomento dal punto di vista letterario?
P.: Non è da lì che parto, anche se i temi vengono in superficie dai miei romanzi, si sviluppano in un secondo momento. Certo, mi interessa molto il concetto e sembra che naturalmente queste storie mi incontrino. In dentro l’acqua ci sono voci di donne che vogliono raccontare le loro storie e, come dimostra anche l’affair Weinstein negli ultimi mesi, è una cosa nuova ma c’è sempre stata. E’ un problema che dobbiamo affrontare il desiderio delle donne di parlare, di essere ascoltate e, soprattutto, di essere credute, visto che nella società questo non avviene e sui social media vengono addirittura minacciate.

3. Ne Dentro l’acqua, oltre ad avere undici voci narranti, c’è la dodicesima: l’acqua. Questo elemento naturale assume la carica di personaggio, dalle mille sfaccettature come la personalità di un individuo. Abbraccia, circonda, nasconde, ma non è abbastanza opaca per nascondere la verità. Che lavoro c’è stato per affrontare questo elemento e renderlo così presente nella storia?
P.: Ci sono due cose a cui ero legata all’inizio della stesura del romanzo: il rapporto tra le due sorelle e l’acqua. Funzione fondamentale è l’acqua del fiume che scorre nella cittadina e divide le persone. E’ il luogo dell’azione, delle vicende terribili e portatrice di gioia. E’ in grado di collegare gli elementi del presente ma anche del passato. Questo è un elemento che ti fa toccare con mano le emozioni che l’acqua ci trasmette: la felicità, la bellezza e il piacere. Però ci trasmette anche pericolo, ansia. E’ un ottimo punto di collegamento tra il lettore e i personaggi del romanzo stesso.
L’acqua può avere un suo carattere: può essere triste, agitata, lunatica. E’ stato un elemento anche giocoso con cui lavorare, un po’ come il treno ne La ragazza del treno: non è un personaggio fisico ma l’ho utilizzato per la storia che volevo raccontare. Quindi può dare una connotazione molto personale al luogo in cui si svolge la vicenda.

4. Partendo da come lei costruisce i suoi personaggi, vorrei parlare della spettacolarizzazione dell’assassino ancora prima di conoscerne l’innocenza o la colpevolezza. Il personaggio diventa di proprietà della gente e dei media più che dei giudici in un tribunale. Cosa ne pensa?
P.: I miei personaggi malvagi sono diversi da libro a libro. In Dentro l’acqua il personaggio negativo è una vittima lui stesso per quello che ha vissuto nel corso della sua esistenza. E’ stato controllato e manipolato dal padre e ha fatto del suo meglio per condurre la sua esistenza nella maniera migliore, ma ha dovuto costruire la sua vita sui fondamenti della menzogna e, seppure abbia compiuto un atto terribile, non si può considerare un mostro.
Mentre ne La ragazza del treno il cattivo è un sociopatico, un bugiardo compulsivo, malvagio nell’animo, non c’è alcun elemento di redenzione che può esserci in lui. I personaggi sono molto diversi, ognuno con una propria personalità.

5. Mi ha colpito la capacità di tratteggiare accuratamente le donne senza luoghi comuni o clichés, riuscendo ad arrivare anche al lettore maschile, che riesce a empatizzare molto bene. Come fa a riuscire ad arrivare anche agli uomini con la sua scrittura?
P.: Non penso di avere formule particolari… Il modo in cui si sviluppano i personaggi è la cosa più importante della scrittura stessa. Mi sono avvicinata a Rachel, a Jules e Nell in modo da offrire ai lettori dei personaggi che sento miei.
Effettivamente è importante evitare i clichés, perché solo se questi sono veri, reali e se li osserviamo con attenzione, se li sentiamo dentro, siamo in grado di presentarli sulla carta permettendo al lettore di immedesimarsi in loro, anche se sono personaggi difficili con situazioni problematiche. Nel personaggio di Jules ci sono dei lati che provengono dalla mia vita, da situazioni che ho vissuto personalmente. Nel riuscire a elaborare situazioni tue, riesci a trasmetterle anche al di fuori e andare ad abitare nel mondo.

Articolo di Cecilia Lavopa