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Contorni di Noir | December 14, 2017

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Danya Kukafka – Girl in snow

| On 01, Dic 2017

Editore Bompiani Collana Letteratura Straniera
Anno 2017
Genere Thriller
336 pagine – brossura e ebook
Traduzione di B. Capatti

“Girl in snow” è l’opera prima della giovanissima ventiquattrenne Danya Kukafka, pubblicata da Bompiani e tradotta da Berenice Capatti. La storia narra di una mattina nevosa in un sobborgo di Broomsville in Colorado. Il corpo di una giovane studentessa quindicenne dell’high school viene ritrovato sotto un sottile strato di neve. Tutto intorno è silenzio, come giace ora Lucinda Hayes, mentre i fiocchi si adagiano e poi spariscono sopra le ciocche dei capelli. Ci si trova in una one horse town, una cittadina di poco conto, dove le notizie si diffondono in fretta e gli abitanti sono maschere dal sorriso cordiale e dal cuore nero. Molto presto la notizia della morte entra e deflagra nelle case, nelle strade. Soprattutto diventa la scintilla che fa comprendere l’anima vera di determinati personaggi che insieme a Lucinda compongono il puzzle di questa storia.

C’è Cameron, un giovane, strano e sfuggente, che ha spiato Lucinda attraverso la finestra della sua camera da letto e l’ha seguita come un’ombra, su di un confine labile tra innamoramento adolescenziale e stalking. La reputazione di Cameron a scuola è quelloa di essere un freak, un diverso con se stesso e con gli altri. C’è Jade, che nutriva una profonda invidia e gelosia nei confronti Lucinda fin da quando erano bambine. Jade vive una situazione difficile con la madre e la sorella, una storia di alcol. Più volte ha alimentato il desiderio che la perfetta Lucinda scomparisse per sempre. Infine c’è Russ, un poliziotto con un matrimonio morto e rabbioso con Ines. Russ si trova a lavorare per identificare il responsabile della morte della ragazza. La storia di Lucinda ci è raccontata attraverso i loro occhi, il loro point of view. Una ragazza come la neve, nel bianco, mentre attorno ruotano figure a lei familiari, ma torbide, avvinti e vinti da un’angoscia pesante e da una vita da teenager o da adulto frustrate nella quotidianità di una cittadina smarrita, un coccio di terracotta che si sta frantumando tra le spire di sogni impossibili da realizzare e tormenti violenti. Un profondo disagio che porta a una sovraesposizione della maschera fino a smarrire la realtà.

“Perché sei anche un freak”
.
Una frase, semplice, crudele, emarginante che è l’essenza del libro. Una diversità che esclude, che allontana, che imbarbarisce le anime di giovani che vedono ogni aspirazione demolita dalle delusioni che inghiottono e deglutiscono le loro fragili esistenze. Siamo di fronte, pagina dopo pagina, alla rivelazione di freak della società creati dalla società stessa per l’impossibilità di raggiungere quegli stereotipi creati da quella società a cui anelano appartenere. Il presente, il nostro presente ha una profonda colpa sul generare mostri, nel senso più esteso o circostanziato del termine.

Forse era questa l’intenzione di Danya Kukafka. Una trama multipla giocata e vissuta su prospettive diverse che affronta sentimenti comuni come amicizia, amore, comunione all’interno di una comunità che ne deturpa il loro valore più elevato. L’omicidio stesso funge da sfondo, da pretesto per raccontare, analizzare questi personaggi spezzati, Più che a un thriller siamo di fronte a un racconto di de-formazione vissuto tra le presunte accoglienti braccia di una cittadina all’apparenza immune a ogni genere di brutture. I sentimenti più negativi covano sotto pelle, gonfiano le vene e avvelenano il sangue fino a non poterne più, fino a desiderare di uscire fuori, di lasciare libero un fuoco dannato e deflagrante.

La vita all’apparenza perfetta di Lucinda è una polveriera stipata accanto a una riserva di benzina. Il pericolo di un piccolo, innocuo fiammifero che possa causare la catastrofe, benché strisciante e impercettibile, è sempre realizzabile, in qualunque momento. Il carillon delicato dell’esistenza di Lucinda attira facce nere, astiose, sorridenti dopo aver creato il veleno da inoculare con un bacio cordiale. I mostri si formano guardando la bellezza altrui, mirando a un’aspirazione che per loro è chimera, poiché le loro vite sono marchiate da stigmate profonde e insanabili. Ci troviamo di fronte a giocattoli rotti e difettosi in un negozio antico che non conosce l’arte dell’aggiustare, ma soltanto quella del gettare rinnegando l’atto stesso. L’autrice pone la sua scrittura al servizio dei tre personaggi principali, ne fa strada da percorrere per le loro menti disordinate e pericolose.
Purtroppo, lo fa in maniera piuttosto asettica, quasi distaccata. Non penetra, ma sfiora soltanto, lasciando a chi legge un profondo senso di allontanamento dalla storia.
Non vuole giudicare, ma vuole fornire elementi al lettore per poterlo fare. Non è dato sapere se per una libera scelta o perché la scrittura in certi tratti macchinosa e lenta, spinga il lettore verso questo genere di considerazione. Molto probabilmente, con una maggiore essenzialità e incisività Danya Kufafka sarebbe riuscita a farci vivere i personaggi come una muta di cani rabbiosi, dove è fondamentale sopravvivere a un disagio che divora e infetta.

Andrea Novelli e Gianpaolo Zarini

La scrittrice:
Danya Kukafka si è laureata presso la Gallatin School of Individualized Study della New York University. Lavora come assistente al montaggio presso Riverhead Books. Girl in Snow è il suo primo romanzo.