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Contorni di Noir | December 14, 2017

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Friedrich Ani – Il Giorno Senza Nome

| On 04, Dic 2017

Editore Emons Collana Gialli Tedeschi
Anno 2017
Genere Giallo
235 pagine – brossura e ebook
Titolo originale: Der namenlose Tag. Eim Fall für Jakob Franck
Traduzione di Emilia Benghi


La nostra, a volte inconsapevole e a volte fobica, necessità di classificare le cose e le persone rischia di rivelarsi per la maggior parte dei casi fallace. La fallacia è dovuta in primo luogo dal fatto che valutiamo in base al nostro sentire e non in base a una legge superna che potrebbe agire da neutro valutatore. Così capita che classifichiamo come antipatica una persona taciturna, senza sapere che il suo essere tale è dovuto a ben altro. Ecco, il rischio che corriamo spesso è proprio questo: di mettere etichette sbagliate alle nostre marmellate (perdonate la rima). Così, anche in letteratura, ci affidiamo ai generi e cerchiamo di allineare ad essi ciò che viene pubblicato; ed otteniamo lo stesso errore. Il romanzo di Ani ne è un esempio lampante, a mio avviso. Un racconto che di thriller o poliziesco ha ben poco, mentre ha molto più del romanzo psicologico. Un racconto complesso, ma privo di tutti gli aspetti tipici di un thriller. Ecco, magari più un giallo psicologico, ma non aspettatevi il colpo di scena, perché non è previsto. Vediamo meglio.

Si tratta della prima delle vicende che vedono come protagonista Jakob Franck, ispettore da poco in pensione della Krimi, il quale vive volutamente solitario, accompagnato dai fantasmi dei casi che si è trovato a risolvere. Badate, non parliamo di entità ectoplasmatiche, ma dei pensieri, dei ricordi, che prendono vita davanti ai nostri occhi e che continuano ad ossessionare la nostra mente. Franck, durante il servizio, era la persona che veniva inviata a dare le notizie di morte perché era l’unico in grado di mantenere quella sorta di via di mezzo tra l’atteggiamento professionale ed un’alta dose di empatia. Sfortunatamente, questa sua profonda sensibilità si è poi rivelata la sua condanna, una volta lasciato il servizio. Tutti i ricordi, tutte le sensazioni legate a questi momenti tornano a proporsi nel silenzio del suo appartamento. Tra questi ritorna, dopo vent’anni, il padre di una ragazza – Esther – suicidatasi appena diciassettenne. Il padre è convinto che la figlia non possa essersi tolta la vita e dichiara che è certo che sia stata uccisa.

Franck, così, inizia a percorrere a ritroso questo caso rimettendosi via via nelle varie situazioni che ha già vissuto e ricontattando tutti coloro che nel caso erano stati coinvolti. Il suo percorso investigativo è anomalo – Franck si rivela un personaggio molto particolare, simile, per certi versi, all’altro protagonista dei gialli di Ani, quel Tabor Süden di cui abbiamo già parlato altrove – mosso da una profonda capacità di mimesi e da un’altra straordinaria abilità, quella di  “sentire” e vivere le vicende passate con un conivolgimento molto prodondo e quindi di poter leggere tra le righe o trovare quegli indizi che nel normale andirivieni delle indagini scappano via perchè meno evidenti, meno logici – in apparenza – o volutamente nascosti dai comportamenti degli indagati.

Alla fine ci troviamo a tu per tu non con un classico giallo o noir, ma forse più con un romanzo intimista, un romanzo in cui l’espediente dell’indagine ci mette di fronte personaggi che hanno scelto ognuno una motivazione diversa per questo suicidio, alcuni archiviandolo come una sorta di bravata, qualcun altro credendo a storie inventate sulla presunta promisquità della ragazza, altri ancora come una delle tante cose inspiegabili; ognuno, comunque, non ha messo in conto che il suicidio fosse qualcosa che avrebbe dovuto scuotere le loro coscienze.

Come in ogni buon giallo, seppur anomalo come questo, arriva poi il colpo di scena, ma non stravolge, anzi, forse conferma ancor di più le motivazioni.
Sono rimasto perplesso, dopo aver chiuso il libro alla fine, perché la lettura mi ha messo in un particolare stato d’animo, cosa che di norma i gialli/noir/thriller non fanno: ma credo che l’intento di chi l’ha scritto fosse proprio questo. Estrarre dal cilindro di un racconto giallo un pezzo di coscienza. Forse a non tutti piacerà questa scelta, ma io l’ho trovata particolarmente affascinante. E Friederik Ani si riconferma uno scrittore non convenzionale.

Michele Finelli

Lo scrittore:

Friedrich Ani nasce nel 1959 in Baviera, a Kochel, e vive a Monaco. Pluripremiato giallista, vincitore per tre volte dell’autorevole Deutscher Krimi Preis, è autore di numerosi romanzi, libri per ragazzi, poesie, radiodrammi e sceneggiature.
Dello stesso autore, Emons ha pubblicato Süden (2015), Süden e la vita segreta (2016), M come Mia (2016).

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