Image Image Image Image Image Image Image Image Image Image

Contorni di Noir | January 22, 2018

Torna su

Alto

Joyce Carol Oates – Il paese delle meraviglie

| On 12, Dic 2017

Editore Il Saggiatore Collana La cultura
Anno 2017
Genere Noir
651 pagine – brossura e ebook
Traduzione di D’Onofrio B. Alessandro, G. Poerio, A. Vezzoli

No, l’America non è un posto meraviglioso dove vivere, sembra volerci dire l’autrice di questo romanzo. Ma non ci dice solo questo…
Il protagonista è Jesse Vogel che incontriamo fin dall’inizio del libro, quando è ancora un ragazzino, ma il suo non è l’unico punto di vista. La complessa tecnica narrativa dell’autrice, infatti, inserisce spesso i POV degli altri personaggi, usando tutti i possibili artifici: epistole, corsivi, prima persona alternata a terza. Bisogna leggere concentrati, ma il filo non si smarrisce mai, proprio perché dietro questa scrittura articolata c’è la penna di una grande professionista con più di cento romanzi all’attivo, centinaia di saggi e racconti. La Oates è un’insegnante universitaria. La sua non è una scrittura ‘femminile’, e non è nemmeno una scrittura di genere, è solo una buona scrittura: schietta, essenziale, eppure ricca e documentata, così come ricchi sono gli argomenti e profonde le considerazioni.

Ma veniamo alla storia di Jesse.
L’inizio non è proprio ‘rose e fiori’. Infatti il padre di Jesse, una specie di orco motocicilista sempre ubriaco e sempre pericolosamente incazzato, oltre che palesemente psicopatico, stermina la sua famiglia a colpi di fucile, e dallo sterminio, finito col suicidio dell’assassino stesso, si salva, appunto, solo Jesse.
Il noir non è nella brutalità di questa scena in sé, quanto nella tensione che la sottende. L’autrice è abilissima nell’introspezione psicologica e ci fa vivere intensamente le emozioni die protagonisti, che va detto, salvo Jesse e forse suo suocero il dottor Cady, per il resto sono quasi tutti pericolosamente folli.
Jesse, unico superstite e, come si può intuire piuttosto scombussolato, vive alcuni mesi con il nonno materno che è, pure lui, folle e rude, così fuori di testa nel suo lavoro indefesso e alienato, che Jesse non riesce a restare con lui.
Dopo un periodo in un orfanotrofio il ragazzo viene adottato da un ricchissimo medico, il dottor Pederson, che ha due figli tanto geni e, manco a dirlo, totalmente psicolabili, quanto obesi. Tutti e quattro i Pederson sono obesi. Le descrizioni dei loro pranzi sono mirabili, così come la metafora della grassa America.

Pederson vuole fare di Jesse il figlio ‘normale’ che non ha avuto e lo indirizza verso gli studi medici. Peccato che in questa adorabile famiglia, assolutamente perfetta all’apparenza, si celino problematiche angoscianti, quasi peggiori di quelle vissute da Jesse nella sua famiglia originaria. Finisce male, molto male, tra il dottor Pederson e Jesse, ma non diciamo come. In ogni caso avere contatti con un uomo colto, un medico ispirato come Pederson, serve a Jesse per trovare una strada. Dopo anni di durissimo sacrificio, lavoro, studio matto e disperatissimo, Jesse diviene un neurochirurgo di fama, sposa la figlia di un premio Nobel da cui avrà due figlie e diviene il delfino del dottor Perrault, un neurochirurgo stimatissimo. Inoltre eredita un sacco di soldi dal padre della signora Pederson e con questi può comprare una casa bellissima e avviare una sua clinica privata.

Un lieto fine per un ragazzo sfigato? No, affatto. Jesse paga tutto. Jesse, personaggio positivo, è comunque un uomo triste, la cui vita non ha nulla di meraviglioso. Non importa quello che gli accade, non importa quello che accade nel Paese in cui vive (mirabile la scena dell’assassinio di Kennedy del 1963 descritto dal punto di vista di una delle figlie di Jesse). Il nero si è annidato dentro di lui, il marcio del paese è il paese stesso. Malate e decadenti come un’America allo sbando sono le persone che incontriamo in tutto il romanzo, che è duro, crudo, anche lunghissimo (più di 650 pagine) ma talmente insolito e sconvolgente che ne consiglio vivamente la lettura. Invece mi ha confuso le idee la postfazione dell’autrice, certamente dotta e argomentata, ma francamente: il romanzo senza tante autoreferenziali spiegazioni, mi era arrivato benissimo.

Elena e Michela Martignoni

La scrittrice:

Joyce Carol Oates è una scrittrice americana. Per il Saggiatore sono usciti Ragazze cattive (2004), Per cosa ho vissuto (2007), La ballata di John Reddy Heart (2010), Acqua nera (2012), Una famiglia americana (2014), Zombie (2015), Jack deve morire (2016) e la quadrilogia Epopea americana (2017): Il giardino delle delizie, I ricchi, loro e Il paese delle meraviglie.