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Contorni di Noir | December 14, 2017

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Stephen King e Richard Chizmar – Gwendy’s Button Box

| On 07, Dic 2017

Editore Cemetery Dance Pubns
Anno 2017
Genere Thriller/Horror
171 pagine – rilegato e ebook
Nota: questa recensione si riferisce all’edizione inglese del libro; un’edizione italiana non è ancora stata annunciata.

È l’estate del 1974. A Castle Rock nel Maine, la dodicenne Gwendy Peterson – una ragazzina cicciottella e poco sicura di sé – incontra un uomo misterioso, un certo Richard Farris, che le regala una scatola con alcuni bottoni colorati e due levette. Naturalmente non si tratta di una semplice scatola, ma di un oggetto magico e misterioso che cambierà per sempre la vita di Gwendy e di tutti coloro che la circondano.

Una premessa esaltante per i “Lettori Costanti” di Stephen King, per questo volumetto (170 pagine nella versione Hodder & Stoughton) che lo scrittore del Maine ha firmato con l’amico – e autore di numerose raccolte di racconti – Richard Chizmar. Già, Castle Rock. La cittadina teatro tra l’altro di “Cose preziose”, romanzo in cui King ne racconta la distruzione, ma anche di “La metà oscura”, “Cujo” e “La zona morta”. Evidentemente, c’era ancora qualcosa da raccontare. Chi però si aspettava di veder apparire i personaggi dei vecchi lavori di King rimarrà deluso: a parte una menzione dello sceriffo George Bannerman, non si trovano altri riferimenti. Certo, ci si può trovare un accenno a un certo personaggio ricorrente, abbastanza nascosto ma non troppo… sono sicuro che qualcuno l’avrà già colto con facilità dalle mie poche righe introduttive.

In un’intervista, Chizmar ha spiegato la genesi della storia: King gli ha mandato l’inizio del racconto, Chizmar l’ha portato avanti, poi insieme l’hanno concluso prima di iniziare il normale processo di limatura e ritocco. Si tratta, più che di un romanzo, di una novella, pubblicata in un volumetto impreziosito da splendide illustrazioni, ma che probabilmente sarà prima o poi ripubblicata all’interno di una raccolta di racconti di King. O di Chizmar.

Il personaggio di Gwendy è accattivante, interessantissimo; si tratta di una specialità di King, come sempre molto abile a creare persone realistiche per poi infilarle in situazioni incredibili. Ma la storia, purtroppo, ha poco nerbo. Nonostante la bella premessa e un paio di momenti molto sorprendenti, “Gwendy’s Button Box” sembra non prendere mai il volo. Non sto dicendo che si tratti di un brutto libro, lo stile c’è e la storia scorre veloce e piacevole, ma non ci sono picchi, anche i momenti più emozionanti sono in un certo senso nascosti, in qualche modo sottotono.

Questo è quindi un libro che gli appassionati di Stephen King non vorranno perdersi, anche perché si tratta di un’edizione molto piacevole dal punto di vista puramente estetico, ma che comunque non verrà certo elencato tra i capolavori del maestro del Maine, nemmeno dai più generosi. Ecco: è una storia interessante, ma non una storia che mi abbia entusiasmato in modo particolare. Ben scritta come sempre, con i contributi dei due autori mescolati con tanta abilità da risultare alla fine indistinguibili, ma di certo non un capolavoro.
Gwendy’s Button Box”, insomma, è un volumetto per i completasti, mentre gli altri troveranno – prima o poi – questa storia in qualche raccolta. Mi ripeto: non è una storia brutta, ma non è nemmeno qualcosa di unico e memorabile come siamo stati abituati a leggere.

Marco A. Piva

Lo scrittore (fonte www.ibs.it):

Scrittore statunitense. Autore di romanzi e racconti best seller che attingono ai filoni dell’orrore, del fantastico e della fantascienza, è considerato un maestro nel trasformare le normali situazioni conflittuali della vita – rivalità fra coetanei, tensioni e infedeltà coniugali – in momenti di terrore.
Quando è ancora piccolo, sua madre deve far fronte a grandi difficoltà, perché il padre uscito di casa per fare una passeggiata non fa più ritorno.
Nel 1962 inizia a frequentare la Lisbon High School e comincia a spedire i suoi racconti a vari editori di riviste, senza però alcun successo concreto.
Conclusi gli studi superiori entra all’Università del Maine ad Orono, dove gestisce per un paio d’anni una rubrica all’interno del giornale universitario. Nel 1967 termina un primo racconto breve a cui fa seguito, qualche mese dopo, il romanzo La lunga marcia che riceve giudizi lusinghieri.
Sottopone Carrie alla casa editrice Doubleday e ottiene un assegno di 2500 dollari come anticipo per la pubblicazione del romanzo.
A maggio arriva la notizia che la Doubleday ha venduto i diritti dell’opera alla New American Library per 400.000 dollari, metà dei quali spettano di diritto all’autore. Così, a ventisei anni, Stephen King lascia l’insegnamento per dedicarsi alla professione di scrittore. Da quel momento la sua carriera non avrà più interruzioni. Nel 1971 si sposerà con Tabitha, conosciuta due anni prima lavorando nella biblioteca dell’Università.
Con un’operazione innovativa, il 14 marzo 2000 diffonderà esclusivamente su Internet il racconto Riding the Bullet. Nell’autunno dello stesso anno pubblicherà On writing: autobiografia di un mestiere, un’autobiografia e una serie di riflessioni su come nasca la scrittura.
Tra i suoi libri più noti si ricordano Shining (1976; il film, del 1980, venne diretto da Stanley Kubrick); La zona morta (1979; versione cinematografica del 1983, per la regia di David Cronenberg); Christine la macchina infernale (1983; il film, dello stesso anno, è di John Carpenter); It (1986, il film è del 1990); Misery (1987; noto in Italia con il titolo Misery non deve morire, la pellicola è stata realizzata da Rob Reiner nel 1990), Mr Mercedes (2014). Tra gli altri ricordiamo: Cuori in Atlantide (2000), La casa del buio (2002), Notte buia, niente stelle (2010), Chi perde paga (2015), Fine turno (2016).
È del 2016 la nuova edizione aggiornata di Danse macabre, pubblicato da Frassinelli con l’introduzione e cura di Giovanni Arduino.
A Stephen King è stata assegnata nel 2003 la National Book Foundation Medal per il contributo alla letteratura americana, e nel 2007 l’Associazione Mystery Writers of America gli ha conferito il Grand Master Award.