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Contorni di Noir | January 22, 2018

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Enrico Novelli – Gli esploratori dell’infinito

| On 11, Gen 2018

Editore Cliquot Collana Fantastica n. 2
Anno 2017
Genere Fantascienza
288 pagine – in versione classica e in versione deluxe (edizione limitata)
Introduzione di Gianfranco de Turris. Postfazione di Fabrizio Foni.

«Questo libro non è un libro. È uno scherzo, una bizzarria, un passatempo, un sogno illustrato a colori. È una cosa indefinibile e assurda, che farà sbalordire la gente; è, infine, una sfida allo spazio e… al buon senso.» YAMBO

Con “Gli esploratori dell’infinito” siamo di fronte a un libro ritenuto uno dei capisaldi imprescindibili della protofantascienza italiana. Uscito per la prima volta nel 1906 e ambientato nel 1909, racconta della scoperta di un nuovo satellite della Terra, Cupido, e del viaggio  a cavallo di un asteroide di due giornalisti filantropi alla ricerca di nuovi mondi nel sistema solare. Lo si potrebbe definire un ritorno al passato, o al futuro, come preferite. L’autore che è anche illustratore – sì, perché il libro contiene settanta magnifiche illustrazioni dell’epoca che ci narrano per immagini, un po’ naif e un po’ Belle Epoque, ultracolorate e fumettistiche, gli snodi chiave dell’avventura dei due protagonisti – è al secolo conosciuto come Yambo. Dietro a questo pseudonimo si cela Enrico de’ Conti Novelli da Bertinoro.

Novelli fu giornalista, illustratore, scrittore e autore di fumetti, noto soprattutto per i suoi libri per ragazzi. Contraddistinto da una personalità polivalente, è stato uno degli autori di spicco di letteratura popolare in italiano della prima metà del Novecento. Grazie alla sua produzione fantastico-avventurosa, pubblicata soprattutto nelle riviste, oltre che al suo film “Un matrimonio interplanetario” del 1910, è considerato uno degli anticipatori della fantascienza in Italia. Un esempio tra i tanti, “L’allevatore di dinosauri”, in cui anticipa Spielberg e “Jurassic Park”.

Leggendo “Gli esploratori dell’infinito”, si percepisce forte l’influenza dei capolavori di Jules Verne, così come ci si imbatte all’improvviso nella picaresca fantasticheria del Barone di Munchausen, fino a respirare il calore rovente di un viaggio al centro della terra nello spazio siderale. Inoltre, è altrettanto rintracciabile una vena di Edgar A. Poe così come una di Wells. Il tutto rivisitato da un’ironia scanzonata che è il sentimento più palpabile, quasi fisico che percorre l’intera vicenda di questo racconto fantastico.

Un favolistico sottosopra di sicuro impatto che migra il lettore dalla comoda poltrona di lettura a un asteroide destriero che inizia a galoppare tra stelle e pianeti conosciuti e sconosciuti, ancora da scoprire come un mustang indomabile. Il lettore si troverà così al fianco di Harry Stharr, miliardario filantropo e direttore del giornale “Of The Good Young Gazette” e del suo redattore capo Giorgio che, un bel giorno, decidono di lasciarsi alle spalle la vita complicata sulla Terra per trasferirsi sul tranquillo Cupido, nuovo asteroide appena scoperto. Ma Cupido si stacca dall’orbita terrestre e inizia a vagare nell’immensità dell’universo, ed è l’inizio per i due protagonisti di un’avventura stellare fatta di situazioni assurde e incontri strabilianti.

Dove l’immaginazione non arriva, non tanto per una difficoltà narrativa della scrittura, al contrario piuttosto semplice e immediata, ma per un fantasticare che eccede un normale fantasticare, giungono gli occhi, fissi e rapiti sopra le illustrazioni che sono racconto muto dentro il racconto scritto. Si può leggere il libro, si può guardare la storia. Se non è fantastico questo, nella doppia accezione aggettivo e sostantivo, che cosa lo può essere? Pagina dopo pagina è un continuo nutrire l’immaginazione attraverso la parola o il tratto.

Viene da pensare immediatamente quanto questo libro sia fruibile tanto dagli adulti che hanno conservato un piccolo Peter Pan dentro di loro o che serbano una forte intenzione di lasciarsi ancora stupire in barba agli anni della ragione, sia dai bambini che attraverso le illustrazioni potranno fare loro la storia e la potranno ricreare, riviverla secondo il loro personale sentire. Gli esploratori dell’infinito è insomma un libro per tutti, anche per gli adulti meno bambini che ritroveranno all’interno di questa favola moderna-passata-futuristica una palese critica sociale che non stiamo a svelare. Gli Esploratori dell’infinito è soprattutto, viaggio. E questo viaggio, il suo itinere, è un lampo, come il bagliore dell’asteroide che due anni dopo la pubblicazione del libro cadde a Tunguska, come ci informa Gianfranco De Turris nel suo iniziale contributo critico al racconto.

Ma torniamo al viaggio. Una partenza da addio, un arrivo al fulmicotone, con un periplo di un’ora e una manciata di secondi per l’intero giro del globo, un ancoraggio all’asteroide che profuma di terre lontane, di arrembaggio di una nave pirata che subito porta alla mente un altro mondo fantastico, creato da un cervello che voleva sognare oltre ogni sogno possibile, quello di Emilio Salgari. Ci troviamo così di fronte all’intero corollario possibile dell’avventura, sia quella che era attuale ai tempi di Yambo o che apparteneva al suo recente passato, sia quella posteriore all’autore e illustratore.  Sono viaggi temporali dell’anima per chi legge e per chi è appassionato di tutti gli autori che si palesano in questa cavalcata spaziale da raccontare nella notte di Natale.

Andrea Novelli e Gianpaolo Zarini

L’autore:
Nato a Pisa nel 1876, Yambo (pseudonimo di Enrico Novelli) fu scrittore di narrativa popolare e fantastica molto celebre nella prima metà del Novecento, oltreché eclettico illustratore delle sue stesse opere. Mescolando il tocco delicato e avvolgente del narratore di fiabe alla passione per le elucubrazioni scientifiche e astronomiche, fu fra i principali anticipatori del genere fantascientifico in Italia. Non smise mai di sperimentare anche attraverso altri mezzi di espressione, dedicandosi al teatro (era figlio del celebre attore Ermete Novelli), alla radio, al fumetto e persino al cinema: suo è il primo cortometraggio italiano di fantascienza dal titolo Un matrimonio interplanetario, del 1910. Morì per un attacco di cuore nel 1943 in una Firenze distrutta dalla guerra.
Scrisse numerosi romanzi per l’infanzia (il più celebre è Ciuffettino, 1902) e saggi di divulgazione (Viaggi e avventure a traverso il tempo e lo spazio, 1933). Fra le sue opere più propriamente fantastiche ricordiamo anche Dalla Terra alle stelle (1890), Atlantide (1901), Manoscritto trovato in una bottiglia (1905) e La colonia lunare (1908).