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Contorni di Noir | January 22, 2018

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Intervista a Roberto Costantini

| On 10, Gen 2018

(fonte: www.corriere.it)

Abbiamo intervistato Roberto Costantini, ingegnere, consulente aziendale, oggi dirigente della Luiss. Autore per Marsilio della Trilogia del Male con protagonista il commissario Michele Balistreri, divenuta bestseller in Italia e già pubblicata negli Stati Uniti e nei maggiori paesi europei, ha ottenuto il premio speciale Giorgio Scerbanenco 2014 quale “migliore opera noir degli anni 2000”. Con La moglie perfetta è stato finalista al premio Bancarella 2016. L’ultimo romanzo, pubblicato sempre per Marsilio, è intitolato “Ballando nel buio” (2017), recensito sul nostro blog e ci siamo fatti raccontare qualche curiosità.

1. Roberto Costantini torna sulle pagine virtuali di Contorni di Noir sei anni dopo la sua prima intervista a ridosso dell’uscita del primo libro – Tu Sei Il Male – che ha visto come protagonista il commissario Michele Balistreri. Questa volta il titolo è “Ballando nel buio”. Com’è nata l’idea?
R.: L’idea di ogni mio libro è di raccontare in parallelo una storia tipicamente crime di cui alla fine si scopre l’assassino ed una storia personale-sociale, quella del protagonista dalla sua adolescenza alla terza età. Il periodo degli anni di piombo in cui Michele era in Ordine Nuovo non era ancora stato coperto.

2. Visto in prospettiva, il suo personaggio si è evoluto come aveva previsto o ha preteso un fato diverso?
R.: Come previsto, la storia di Balistreri è già descritta nelle pagine del primo libro, Tu sei il male. Le maggiori sorprese riguarderanno la parte finale, anch’essa già scritta.

3. Ho seguito Balistreri durante tutti i suoi romanzi e sono rimasto molto colpito dall’umanità di quest’uomo. Non capita di sovente di imbattersi, nella narrativa noir italiana, in personaggi scomodi, antipatici e cinici al livello di Balistreri, ma soprattutto un esempio di vinto dal destino, di egoista egocentrico che mostra un lato duro, ma che è tutto fuorché quello. Da cosa nasce la necessità di creare un personaggio così anomalo?
R.: Ne esistono già abbastanza costruiti su uno stereotipo ben preciso che ha il pregio di essere quello che vuole il mercato dei lettori italiani, Io cerco gli altri lettori, anche se minoranza.

4. La collocazione storica del racconto è molto accurata, così come lo sono tutti i rimandi alla realtà politica e sociale. Lo spaccato di vita romana è redatto con vivacità, quasi come se fosse stato vissuto in prima persona. Ce ne vuole parlare?
R.: Ci sono parti dei miei libri vissute in prima persona, come quelle degli anni sessanta in Libia , altri, come questo, basati sulla ricostruzione e sui colloqui con chi ha vissuto la politica attivamente da giovane, cosa che io non ho fatto.

5. Durante tutto il libro c’è una tensione rabbiosa che muove le azioni di ogni personaggio che vive, gestisce e mostra questa rabbia in modo diverso. Solo il finale è salvifico, almeno per uno di loro. Leggendo ho avuto la sensazione che quella generazione avesse un afflato più forte di cambiamento rispetto a quella contemporanea. Lei che è a contatto con gli universitari, cosa mi dice?
R.: Il cambiamento avviene già in Ballando nel buio, tra gli anni settanta e gli anni ottanta, due decenni confinanti in cui è cambiata la cultura del mondo occidentale e da allora si è mossa secondo un percorso di continuità.

6. In un libro uscito qualche anno fa, “Nel nome di Ishmael” di Giuseppe Genna, c’erano già forti accenni a un concetto – che si è venuto via via consolidando tramite indagini e altre ricerche (sebbene non conclamate) – che vuole l’esistenza di un “doppio Stato” che abbia scientemente agito innescando quella che si definisce come “strategia della tensione” fornendo basi logistiche e materiale per gli attentati da Piazza Fontana del ’69 fino alla stazione di Bologna nel ’80. Durante le sue ricerche, quanto questo aspetto pare realistico?
R.: La fiction diversamente dalla saggistica consente dei salti ipotetici. E il tempo passato consente di capire a chi sia convenuto. Non ho trovato nessuna prova ulteriore all’esistenza di una strategia della tensione e del “grande vecchio” dietro di essa. Nel mio libro esistono entrambe perché sono entrambi plausibili.

7. Tornando al libro in generale, la cosa che mi è piaciuta molto è che lo si può leggere a sé stante: non ho bisogno di sapere cosa sia accaduto prima o dopo. Questo, credo, sia una delle tante cose che la differenzia da Larsson a cui è stato accomunato. Ho notato uno scrivere molto terso, secco, ritmato e dritto al punto. A suo dire, si è evoluto dai primi romanzi?
R.: La Trilogia del Male è un romanzo sociale ed una storia di formazione, compiuta in sé stessa. Lo stile cambia quando, come nell’ultimo, la quantità di azione aumenta.

8. Apprezzo che sia stato in grado di sviluppare altri romanzi staccandoli dalla “Trilogia del Male”, ma lasciandoli nella sua gravitazione. Come ho chiesto ad altri scrittori “seriali”, non pensate di rischiare di rimanere invischiati in questi confini?
R.: Credo di aver risposto sopra, nella 3. Comunque il fatto che il personaggio principale sia così anomalo e che appaia in ogni libro in momenti diversi della sua vita e quindi in qualche modo uguale ma diverso, aiuta molto.

9. La trama di un racconto come questo, con tutti i colpi di scena e i ribaltamenti inaspettati, è già così durante la gestazione iniziale o evolve, suggerendosi, mentre si scrive?
R.: La trama deve essere chiara allo scrittore di gialli, pronto a modificarla se i personaggi in qualche passaggio si ribellano allo scrittore. Il realismo dei personaggi è la vera chiave di un bel libro.

10. Domanda banale, ma sempre curiosa: qual è il suo “modus operandi”, da buon scrittore seriale?
R.: Pianificare, sono un ingegnere e questo aiuta molto.

11. Un’ultima curiosità: il personaggio di Viola. Quante donne, diciottenni nel 1974, si davano alle arti marziali?
R.: Non è una domanda capziosa, ma una vera curiosità. Ottima domanda, tra l’altro nel libro c’è una piccola forzatura della realtà, il judo femminile non era ancora sport olimpico negli anni 70. Ma io avevo una carissima amica che, come Viola, stendeva i maschi senza problemi!

Intervista a cura di Michele Finelli