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Contorni di Noir | February 21, 2018

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Federico T. De Nardi – Betty Suicide

| On 07, Feb 2018

Editore Crime Line
Anno 2017
Genere Thriller / Giallo
216 pagine – brossura e ebook

Hey. To me the action’s half the juice anyway.”

Dice questo Tom Sizemore/Michael Cerrito, in Heat di Michael Mann.

Che vuoi che ti dica, per me l’azione è tutto.“, pronunciava in fase di doppiaggio lo scomparso Claudio Fattoretto.

E se in Betty Suicide l’azione non è tutto, è sicuramente buona parte, anche nelle intenzioni dell’autore veneto Federico T. De Nardi.

Pubblicato per Crime Line, la trama racconta di una bionda bellissima e pericolosa, Anastasija Kalashnikova che si trova a Chicago per lavoro, un lavoro che sa fare molto bene. Ha studiato la città, ne conosce i dettagli, ogni minimo particolare, tutti gli incroci, potrebbe disegnarne a memoria una mappa. Anastasija, in arte Betty Suicide, è una spia a cui hanno dato una missione: recuperare una pendrive che contiene una formula, un’invenzione protetta da Segreto di Stato. Lei sa cosa fare, cosa dire, come muoversi. Chi cercare. Si tratta di Costas Crowley, uno stimato scienziato americano che non immagina di essere solo una pedina in un gioco più grande di lui quando Anastasija, fingendo di chiamarsi Irina Filipovna, lo adesca e, dopo mesi di amore e passione, lo convince a rubare la formula dal laboratorio in cui lavora.

Questo inizio ci ha subito riportato alla mente il film con Nicole Kidman, Birthday Girl di Jez Butterworth, in cui la Nadja russa della Kidman ha punti in comune con la Anastasija del libro, tra cui quel senso di apparente e profonda ingenuità che muta in una lucida e addestrata astuzia. La protagonista della spy story aggiunge a questo già stuzzicante cocktail una spietatezza frutto di un training meticoloso, rude, dove l’annientamento dell’altro è una delle regole. Anastasija sa uccidere e lo dimostra molto presto, per poi confermarlo in una caccia alla donna che va accelerando come in un crescendo rossiniano fino all’esplosione finale.

Betty Suicide non sfigurerebbe affatto come episodio di serie TV come Blindspot o Nikita, anche se il personaggio di Anastasija è molto più vicino alla Jane Doe della prima serie, per le tante sfacettature psicologiche e di contrasto che ne compongono l’identità complessa, che all’ultima trasposizione della più famosa e celebre assassina dal cuore talovlta anche tenero nata dalla creatività di Luc Besson e impersonata la prima volta dal fascino ribelle ed elegante di Anne Parillaud. Anastasija è stata forgiata dal duro addestramento sovietico. È uno spetsnaz, un soldato delle forze speciali russe sorte negli Anni ’50 dalla possibilità di annientare tramite sabotaggi gli arsenali nucleari nemici. Ma conserva anche un’anima dentro a tutto il fango che gliela sovrasta. Fango di uccisioni, di tradimenti, di violenze. De Nardi traccia in maniera mirabile il personaggio, con la giusta decisione, ma mantenendo sempre un certo equilibiro umano di fondo che rende Anastasija  vera. Il contorno intorno a lei invece, deve essere quasi di sfondo, come da egocentrismo necessario in ogni caccia all’uomo, con il cattivo di turno che conserva le sue battute migliori per il finale.

Valeria detesta queste cose plateali da film d’azione.

Lo humor non manca in Betty Suicide. Nero, dissacrante, ricercato quasi. Uno humor da spie, un laconico prendere e prendersi in giro che si trova in tantissimi film di genere. Parole dette senza sorriso, mantenendo una glacialità sardonica di ruolo, un tocco leggero in un momento culminante, come può essere un’immancabile inseguimento d’auto.
Non aver paura. Nelle spetsnaz ti buttano un serpente al collo e solo dopo che te ne sei liberato ti insegnano come fare.”
E se ti morde e muori?.”
“Allora vuol dire che non eri tagliato per le spetsnaz.”

Pagina dopo pagina, le strade di Chicago diventano una scacchiera, un campo di gioco su cui cominciare una partita dirompente, dove il prezzo è alto e ha i numeri della vita stessa intersecata alle mosse dei pezzi. Da tale istante, il libro diventa quasi una sceneggiatura, agile, serrato e funambolico, come è il match uno contro tutti per le vie della città del vento. Ci troviamo di fronte agli elementi cardine dei film del genere “cacciatore e preda”. La caccia crea tensione e la mantiene alta. Ci si sente partecipi della fuga e si fa il tifo per la preda, quasi sempre vittima di un torto, di un raggiro o di una ingiustizia. Un death game di sicuro impatto ludico. Ma in Betty Suicide c’è un ulteriore livello. Quello che ingarbuglia le cose, fa collimare due piani differenti. La presenza di un killer seriale di giovani donne che hanno proprio l’aspetto di Anastasija…

Soltanto un dettaglio, per concludere. Un particolare non di poco conto. Anzi. Il personaggio di De Nardi, Anastasija Kalashnikova, fu scoperto da Sergio Altieri, che fu il primo a pubblicarlo con un racconto, “Neve Nera”, in appendice al n.1572 di Segretissimo ai tempi in cui lui era editor alla collana de I Gialli Mondadori. Serve altro? No, non c’è niente da aggiungere…

Andrea Novelli e Gianpaolo Zarini

Lo scrittore:
Corso di padre e veneto di madre, Federico T. De Nardi ha iniziato a scrivere a otto anni, nella soffitta di sua nonna a Pigalle. Appassionato di arti marziali e di armi, ha vissuto un po’ dappertutto, mantenendosi con mille mestieri. Per leggere la sua biografia completa, visitate il sito di Ombregialle