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Contorni di Noir | February 21, 2018

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Ian Manook – La morte nomade in blogtour. Recensione in anteprima

| On 14, Feb 2018

 

Prosegue il blogtour dedicato a Yeruldelgger, personaggio di Ian Manook già conosciuto per i suoi due precedenti romanzi pubblicati da Fazi, “Morte nella steppa” (2016) e “Tempi selvaggi” (2017).

L’autore, Ian Manook, aveva anticipato in un’intervista con Contorni di Noir che questo terzo romanzo sarebbe stato l’ultimo con protagonista il commissario della polizia di Ulan Bator. Anzi, ex commissario. Già, perché alla fine del secondo romanzo il nostro protagonista, disilluso dalla corruzione rampante in Mongolia e dai giochi di potere cui rifiuta di sottoporsi, si è dimesso, ritirandosi a vivere ai margini del deserto del Gobi da solo, nella sua yurta. Si sta preparando al primo incontro sociale di questa sua nuova vita, una gara di tiro con l’arco tra nomadi.

Ma i guai sembrano andarlo a cercare; prima arriva Tsetseg, che diventa il primo “amore nomade” di Yeruldelgger (che comunque non dimentica la sua amata Solongo, il medico legale della capitale mongola) poi gli chiede di aiutarla a ritrovare la figlia scomparsa. Poi arriva Odval, una giovane che ha visto rapire e uccidere il suo “amore nomade”, un giovane studioso francese. Alle due si aggiunge Ganbold, un ragazzino insolente che afferma di aver trovato una fossa comune. Lungo la strada verso il raduno nel quale l’ex poliziotto spera di partecipare alla competizione per arcieri, che percorre accompagnato da questa piccola carovana, si imbatte nella scena di un altro omicidio: quattro uomini sono morti, ma la poliziotta che si occupa del delitto rifiuta anche solo di permettergli di vedere i cadaveri. Yeruldelgger, tuttavia, ne indovina le circostanze della morte, analoghe a quelle di una vecchia leggenda. Ma avviene un’enorme esplosione…

Yeruldelgger è quindi un ex poliziotto, ma rimane comunque in pista con una serie complessa di indagini e problemi da risolvere, con il coinvolgimento di una multinazionale mineraria che ha la sua sede principale in Australia. Faranno la loro comparsa, oltre a un gran numero di personaggi nuovi, anche alcuni che abbiamo già avuto modo di incontrare nei romanzi precedenti, compresa ovviamente Solongo, ma anche Bekter – un poliziotto testardo ma onesto – e Zarza, un agente dei Servizi Segreti francesi che ha collaborato con Yeruldelgger in “Tempi selvaggi”, un uomo preciso e che ama fare di testa propria. Penso che abbia un certo significato il fatto che Zarzavadjan sia un francese di discendenza armena, proprio come l’autore del romanzo (il cui vero nome è Patrick Manoukian).

Nelle complesse vicende di questo “La morte nomade”, durante il quale visitiamo anche New York, Perth in Australia, la zona dei laghi del Québec in Canada e, brevemente, Parigi, perno è la decadenza. Quella fisica, che viene con l’avanzare dell’età; ma anche quella morale e dei costumi, simboleggiata non solo dagli intrighi nei corridoi del potere di Ulan Bator ma anche dalla mancanza di rispetto nei confronti delle tradizioni da parte della generazione successiva a quella di Yeruldelgger. E decade la Mongolia, vera protagonista di questa trilogia, traviata dalla corruzione, bucherellata dagli scavi della compagnia mineraria, inquinata dagli scarichi e chissà da cos’altro. Yeruldelgger, di quella Mongolia, è il volto, segnato dal tempo e dalle prove cui la vita l’ha sottoposto.

Mi sembra superfluo, dopo quanto scritto finora, specificare che ritengo questo “La morte nomade” un romanzo di grandissimo valore, forse, per quanto riguarda il lato emotivo, il migliore della trilogia di Yeruldelgger.

Rispetto ai precedenti, “La morte nomade” è un po’ meno incentrato sul caso poliziesco (anche perché, come già detto, Yeruldelgger non è più un poliziotto, e non si lascia mai scappare l’occasione di ripeterlo) e più sui personaggi e sulle loro vicende.

Si tratta quindi di un noir vero e proprio, con chiare sfumature thriller. Ma si tratta anche in un certo senso di un romanzo di formazione, per una volta non focalizzato su adolescenti in cerca di un’identità ma su un uomo di mezza età avanzata che vuole ritrovare un suo posto nel mondo dopo che gli sono venuti a mancare, anche per colpa sua, tutti i perni su cui la sua vita era sempre stata incentrata.

Di solito, concludo le mie recensioni dicendo a chi consiglio la lettura del romanzo in questione. Ma stavolta fatico a trovare qualcuno cui non suggerirei di leggere “La morte nomade”. Fatto sta, comunque, che sarebbe meglio leggere prima gli altri due romanzi della trilogia, sia per conoscere meglio i personaggi che per evitare gli “spoiler” che in questo si trovano.

Marco A. Piva

Tappe del blogtour:
12 febbraio Presentazione ed estratto del romanzo: 50/50 Thriller
13 febbraio I 5 motivi per leggere il libro: Penna d’oro
16 febbraio I luoghi del romanzo: La bottega del giallo
19 febbraio Chi è Yeruldelgger: Thrillernord
20 febbraio I personaggi: Chili di libri

 

 

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