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Contorni di Noir | February 21, 2018

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Leo Malet – 120 Rue de la Gare

| On 09, Feb 2018

Editore Fazi Collana Darkside
Anno 2018
Genere noir
216 pagine – brossura e ebook
Traduzione di Federica Angelini

Léo Malet è uno dei padri del giallo francese, un autore prolifico e variegato, amico di Prévert e Dalì. Rimase orfano piccolissimo di entrambi i genitori malati di tubercolosi e fu allevato da suo nonno che lo avvicinò alla letteratura e alla scrittura. Per mantenersi fece di tutto (commesso, magazziniere, lavatore di bottiglie, impiegato di banca e comparsa nei drammi sceneggiati dall’amico Prévert). Sempre in gioventù si avvicinò al movimento anarchico.

Nel 1941 fu deportato in un campo di concentramento nazista. Questa esperienza gli servirà come ispirazione per il romanzo di cui stiamo per parlare (il primo della serie di Nestor Burma, il suo eroe). Seguirà una vastissima produzione di gialli e polizieschi sia firmati con il suo nome sia sotto pseudonimo.

Ma rechiamoci ora al 120 di rue de la Gare.

Finita la guerra, Nestor Burma ritorna, appunto, dal campo di concentramento. Là ha conosciuto, come possiamo immaginare, l’umanità più disparata e disperata, e dal suo breve racconto intuiamo che ha saputo come è stato in grado di cavarsela, da uomo navigato e senza scrupoli quale è. Tra i suoi vari incontri (ne rivedremo alcuni nel corso della narrazione)  figura anche un uomo singolare, che ha perduto la memoria e si aggira stralunato per il campo. I prigionieri lo chiamano Globulo.

In punto di morte però Globulo si aggrappa a Nestor e gli pronuncia un nome e un indirizzo sensati: Hèlene e 120 rue de la gare.

Giunto a Lione con il treno, in sosta alla stazione di Perrache, Burma ravvisa Colomer, un suo collaboratore nell’agenzia investigativa Fiat Lux che dirigeva a Parigi prima della deportazione. Colomer si aggrappa al finestrino, felice di rivedere il suo capo, ma in quel mentre viene freddato da alcuni colpi di revolver alla schiena. Riesce solo a pronunciare a sua volta il misterioso indirizzo: 120 rue de la Gare.

Sullo sfondo Burma scorge una donna bellissima che impugna una pistola. É lei l’assassina di Colomer? A questo punto Burma è costretto a indagare sulla doppia coincidenza che lo lega a questo indirizzo. L’indagine è condotta in modo un po’ confuso, con molti personaggi di cui si fa fatica a ricordare i nomi e si è costretti a prestare attenzione al susseguirsi della vicenda che verrà svelata in un festino improvvisato proprio a casa di Burma, che come sempre, da duro e scaltro detective, ha capito tutto prima e meglio della Polizia, e ci si deve preparare a notevoli colpi di scena.

Non mancano momenti narrativamente molto validi. L’inizio ad esempio. La parte del campo è intrigante e vera, si percepisce l’esperienza diretta dell’autore, con le sue durezze. Atmosfera e mistero anche nella descrizione della villa di Châtillon (non si può svelare cosa c’entri con il caso…). I gialli di Malet sono ‘maschi’ e tosti. Scazzottate e fumo di sigaretta, gergo da ‘mala’  pensieri scanzonati, pupe e ladruncoli, corruzione e astuzie. Complimenti a Fazi per le copertine della collana Darkside, molto ricercate e d’effetto.

Elena e Michela Martignoni

Lo scrittore:

Vi rimandiamo al sito dell’editore: https://fazieditore.it/autore/leo-malet/