Colin Wilson – La Gabbia di Vetro

968

Editore Carbonio Editore / Collana Cielo Stellato
Anno 2018
Genere Thriller
272 pagine – brossura e ebook
Traduzione di Nicola Manuppelli


Eccomi, eccomi, uno si distrae un momento ed ecco che tutto il mondo là fuori gli chiede un minuto del suo tempo. Certe volte riuscire a star dietro al desiderio di leggere è una sfida scacchistica con tutto quanto al di fuori: casa, famiglia, lavoro, amicizie… In certi momenti sembra che tutti si siano dati un colpo di telefono e abbiano concordato una sorta di flash mob senza limite di tempo nel quale a ogni passo e da ogni passo, luogo o andito escono situazioni da gestire… Per ieri l’altro. Beh, quando mi riesce di fuggire un po’ da tutto questo turbillon allora è perché gli orari sono assolutamente antelucani, gli animali sono assopiti e il ciclo della vita sta prendendo una pausa di sonno. Curioso che uno, questo spazio atemporale e nottuario, lo vada a riempire non con meditazioni trascendentali o abluzioni in acque medicamentose, bensì lo dedichi alla lettura di racconti dove squartamenti e delitti sono il metro di scansione delle giornate. Ed ecco perché adesso vi parlo di questa perla che la bivalve Carbonio mostra ai nostri occhi lubrichi.

Non so se avete amici che possiedono un rettile come animale domestico. Per un periodo ne ho avuto uno che teneva un serpente – povera bestia – in un rettilario termicamente adattato. Senza spingermi così in là, pensate a chi ha un acquario. Entrambe sono gabbie di vetro e il gioco che gli animali che vi vivono dovrebbero praticare è quello di credere di non essere in una gabbia, bensì in un altro luogo: l’assenza di sbarre può ingannare, oppure è più facile volersi ingannare che ammettere d’essere in gabbia. Questo è quello che accade al nostro protagonista, al serial killer, che Wilson rinchiude in una gabbia di vetro per farcelo vedere e per poter fare quello che Wilson sa fare meglio: l’esplorazione della coscienza umana e del potenziale umano, e il modo in cui i confini della società e del sé mettono le catene su quella coscienza e questo potenziale.

Già questa situazione mette in evidenza un fattore importante: state leggendo un thriller, certo, ma di una strana sorta, poiché non ha nulla di thrilling, o meglio, nulla di quello che siete abituati a leggere in un thriller. Wilson è uno scrittore che esplora prima di tutto il lato celebrale  e intellettuale dei suoi protagonisti positivi e negativi e che, anche qui, preferisce tirarvi dentro la storia attraverso aspetti minori: giocando sugli eufemismi, su dettagli minori, non invasivi, scelti con cura che rendono la storia assolutamente reale nonostante la stranezza di base di ciò che sta accadendo. Così, pian piano, Wilson ci svela la vera natura di questo thriller, ovvero svelare di come gli umani siano ingabbiati in trappole create da loro stessi mostrandocelo attraverso la sua rappresentazione di un insolito killer e di un ancor più insolito protagonista.

Nel racconto un serial killer uccide e lascia citazioni di Blake incise nelle carni o sulla scena dei suoi crimini …  Damon, il detective, è il più esperto in Inghilterra relativamente a Blake e decide di capire non solo chi sia l’assassino, ma perché questo uomo, ovviamente intelligente, si degni persino di impegnarsi in qualcosa di fondamentalmente sgradevole come il serial killing. Dopotutto, l’assassino legge Blake e sicuramente deve essere un uomo di una certa profondità e raffinatezza, o almeno per la visione del mondo che ha il nostro eroe. Damon a un certo punto capisce chi è il serial killer e lo incontra più volte; finisce per essersene dapprima incuriosito e poi, alla fine, piuttosto annoiato.

il serial killer è troppo appiccicoso e finto per Damon: la mancanza di drammaticità in quella che di solito sarebbe una storia molto drammatica ha reso la lettura di questo libro un’esperienza straordinaria. Mi sono anche rivisto spesso in quella irritazione di Damon dopo aver passato troppo tempo con i suoi simili (ammetto che sia stato un po’ inquietante rendermene conto). Oh, si, un libro che dovete leggere e una casa editrice che si continua a rivelare una vera miniera d’oro.

Michele Finelli

[divider] [/divider]

Lo scrittore:
Colin Wilson (1931- 2013) ha raggiunto la fama con il saggio L’Outsider (1956) che lo ha consacrato come uno dei massimi scrittori anti-establishment della letteratura inglese contemporanea. Intellettuale poliedrico, narratore, saggista, studioso di esoterismo e dell’occulto, anticipatore di stili letterari e creatore di una sua personale filosofia esistenziale, è autore di oltre 50 libri. Di Colin Wilson Carbonio ha già pubblicato Un dubbio necessario (2017).