Bram Stoker – Valdimar Ásmundsson – I poteri delle tenebre. Dracula, il manoscritto ritrovato

1406

Editore Carbonio / Collana Origine
Anno 2019
Genere Horror
288 pagine con illustrazioni – brossura
Traduzione di Matteo Curtoni e Maura Parolini


Ad un certo punto della propria vita, di solito in un momento compreso tra i quattordici e i sedici anni, potrebbe sorgere il desiderio di avere qualche ispirazione in più sul proprio futuro, ma anche qualche aiuto per capire meglio il proprio presente nel pieno della sua esplosiva trasformazione. È in questa fase in cui solitamente i professori o le professoresse di italiano – almeno questo accadeva con gli insegnati della mia adolescenza – davano una serie di suggerimenti di quelli che vengono definiti “romanzi di formazione”: chi esaltava Kerouac e il suo Sulla Strada, o Ritratto dell’Artista da Giovane di Joyce oppure il granitico Salinger e il suo Il giovane Holden. Qualcuno ci aggiungeva Il Signore delle Mosche di Golding o Il Buio Oltre la Siepe di Harper Lee. La mia professoressa – giovane per l’epoca – ci propose anche L’apprendistato di Duddy Kravitz di Richler. Bene. Io non ne scelsi nessuno. Le mie letture di “formazione” – di cui avremmo dovuto portare una scheda dopo le vacanze estive – furono Carmilla di Le Fanu, e Dracula. Avevo trovato in quei due romanzi potenze e attrattive che nessuno dei libri citati prima era riuscito a passarmi (avevo già letto il Giovane Holden che poi ho apprezzato in età adulta). Ero rimasto attonito e la mia fantasia era esagitata dalle immagini che Le Fanu, ma soprattutto Stoker, erano riusciti ad evocare. Quando è arrivato questo libro, di colpo mi sono ritrovato quindicenne, sull’amaca del mio vicino di casa ai lidi ferraresi, con il naso incollato alle pagine mentre il caldo torrido di luglio devastava le spiagge.

Credo che molti facciano ancora oggi un grande errore ovvero vedano Dracula come un romanzo sul passato, su quell’età vittoriana di cui l’immaginario ci riporta sempre visioni edulcorate e che cinema e serie ci ammanniscono con esagerazioni ucroniche. Invece Dracula è un romanzo del presente, il presente di Stoker, quel presente che era in rapidissima evoluzione e richiedeva scrittori in grado di leggere il futuro (vedi anche Verne). Non ci sono le suggestioni melanconiche dei primi romanzi gotici, quel fantasticare sui castelli e medioevo, ma una potentissima modernità. I protagonisti di Stoker usano fonografi, macchine da scrivere portatili, macchine fotografiche. Dracula è qualcosa di sconosciuto che irrompe nel presente dal passato, talmente incredibile che non viene riconosciuto finché il suo animo di predatore non si rivela.

L’opera che Carbonio ha pubblicato fa un ulteriore passo avanti e ci propone l’esito della ricerca effettuata da Dacre Stoker (pro pro-nipote di Bram) e Hans De Roos in merito a quella che un tempo era ritenuta una traduzione in islandese di Dracula – dal titolo Makt Myrkranna, I Poteri delle Tenebre – che invece si rivela ben più di una mera traduzione, ma un vero e proprio romanzo a sé stante. Ciò potrebbe essere accaduto per via del fatto che Stoker aveva ceduto i diritti di pubblicazione al suo editore e che questi abbia trattato i medesimi direttamente in Islanda per cercare di ottenerne un margine di profitto maggiore. Per farlo avrebbe potuto cedere una delle prime stesure del romanzo di Stoker, cosa che spiegherebbe tutte le similitudini nella trama de “i poteri delle tenebre” e le idee e tracce che Stoker aveva ideato in fase di ricerca e stesura del suo romanzo. L’autore di Makt Myrkranna è Vladimar Asmundsson, editore e scrittore, che lo pubblica sulla rivista Fjallkonan a puntate a partire dal 13 gennaio 1900. Il fatto che il suo nome compaia qui a fianco di quello di Stoker è proprio perché molte delle modifiche al testo che sono presenti in questo romanzo non hanno ancora una completa attribuzione, ovvero se siano tutte farina del sacco di Asmundsson oppure – come molto probabile – facciano parte di tutta quella serie di stesure iniziali e di appunti di Stoker stesso.

Mettervi a parte delle differenze tra l’una e l’altra versione varrebbe una recensione a sé, ma questo Dracula islandico è veramente diverso dal suo omologo inglese, molto più cupo, molto più sensuale. Il fatto che ci possa essere con buona probabilità Stoker stesso dietro questo romanzo è suffragata anche da altre pubblicazioni contemporanee – la versione svedese ad esempio – dove appaiono personaggi che non sono presenti nel Dracula ufficiale, ma esistono nei manoscritti preparatori di Stoker.

Quale dovrebbe essere, quindi, un motivo per leggere questo libro? Innanzitutto per riappropriarsi di parte del mito, per vederlo in una nuova luce e per capire quanto la sua figura sia stata un vero e proprio shock culturale nella sua epoca. I suoi lettori di allora erano pii frequentatori della liturgia anglicana e profondi conoscitori della lettura biblica ed ecco che se la ritrovano in questo romanzo, ma virata al nero, senza alcun idea satanica, ma con il preciso intento di elaborare una saga contemporanea usando una simbologia nota – il testo religioso – affiancata da un’altra simbologia parimenti potente: quella del sangue. Per poter capire questi e tanti altri echi, ci vogliono gli autori che indagano, ma anche gli editori – come Carbonio – che mettono a nostra disposizione questi testi.

Michele Finelli


Gli autori:

Bram Stoker (1847-1912), irlandese, è l’autore di Dracula, il celebre romanzo gotico dal successo planetario, apparso nel 1897 e tradotto in più di 30 lingue.

Valdimar Ásmundsson (1852-1902) è stato un traduttore e letterato islandese, fondatore e editore della rivista «Fjallkonan», dove pubblicò, a partire dai primi mesi del 1900, il ‘suo’ Dracula in islandese.

Hans Corneel de Roos è un ricercatore indipendente di nazionalità olandese. Dal 2010 si dedica interamente alla ricerca su Dracula, con risultati sorprendenti. È autore di The Ultimate Dracula e di numerosi articoli, per i quali è stato premiato dalla Transylvanian Society of Dracula.

www.powersofdarkness.com