Jake Hinkson – Inferno in Church Street

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Editore Edizioni Del Capricorno / Collana La Metà Oscura
Anno 2018
Genere Noir
224 pagine – brossura
Traduzione di Roberto Marro


Gioco d’immedesimazione. Avete appena terminato una partita di tennis con il/la vostro/a migliore amico/a anche lui/lei ottimamente versato nella disciplina (leggi: avete giocato fino all’ultima pallina come se foste sul centrale di Wimbledon alla finale). È l’inizio di giugno e già l’afa ha pensato di mettersi abbondatemente avanti col lavoro e impazza con garrula piaggeria ovunque, imperlando la  fronte di copiose gocce dalle vostre ghiandole sudoripare ed impregnando la vostra maglietta che manco un gavettone lanciato ben bene. Cercate nella borsa il sollievo di un po’ d’acqua, ma essendo essa – la borsa – rimasta con voi dentro il pallone che ricopre il campo, vi ritrovate a bere più un brodino che una sorsata di ritemprante acqua fresca. Poi, quasi magicamente, il vostro amico/a, appoggia sulla panca una piccola sacca frigo da cui estrae – con la stessa magnificenza d’una Excalibur – una bottiglietta pervasa da un gocciolante strato di condensa, segno inequivocabile che trattasi d’acqua fresca, porgendovela. Al primo sorso la botta di serotonina la sentono anche in centro. Ecco, tutto questo per farvi parte della piacevolezza di questo libro.

Le Edizioni del Capricorno hanno intrapreso un’ottima strada con la nuova serie inagurata dal capolavoro di Manchette recensito qualche tempo fa sulle nostre pagine. Ognuna delle scelte entrate nella collana è un vero e proprio “uragano” letterario, dove con “uragano” intendo un libro potentissimo, che vi riconcilia con il genere noir in modo assoluto. Sono noir per eccellenza, ne hanno – se esistesse – il bollino di qualità. Lo è anche questo esordio letterario di Hinkson, pubblicato per la prima volta nel 2012 ed ora disponibile grazie anche all’ottima traduzione di Roberto Marro.

Inferno in Church Street è un libro crudo, malato, che sbatte sul muso alcune sacrosante verità in un modo talmente brutale che spiazza. Sono cose che ognuno di noi sa bene, ma che tiene nascoste dentro di sé in posti poco accessibili, perché sa quanto vere siano: le maggior parte delle persone vuole solo sentirsi dire ciò che piace; ci fidamo solo di chi condivide i nostri pregiudizi; le persone si preoccupano di te solo quando sei necessario per loro. Dopo questa botta nello stomaco, procediamo. Come ogni viaggio all’inferno che si rispetti, abbiamo bisogno di un Dante e di un Virgilio. Qui i due personaggi sono agli antipodi rispetto al classico, ma ottengono lo stesso risultato. Paul, un disadattato che preda i deboli per procurarsi da vivere, decide di rapinare Geoffrey – scelto per la sua apparente debolezza in quanto grande obeso – il quale si rivela ben presto una pessima scelta. Costretto dalle circostanze, Paul sarà il curatore testamentario di Geoffrey, non prima che questi gli abbia disvelato ogni girone del suo inferno.

La scrittura di Hinkson è incredibilmente cristallina anche quando le immagini sono torbide e scostanti. Tutto il teatro di violenza e morte è, come dogma del noir, un mero pretesto per mettere alla berlina altro. In questo caso si parla della religione, in particolare delle confessioni religiose – la chiesa metodista, da quanto si deduce – e da come la religione sia perennemente usata come mero mezzo senza altro fine se non arricchire chi ne controlla le fila.

Anzi, mi colpì come un’ispirazione divina. La religione è il lavoro più geniale mai inventato, perché nessuno perde soldi fingendo di parlare all’uomo invisibile che sta lassù. Le persone credono già in lui. Hanno già accettato il fatto di doverlo pagare, e sono convinte che bruceranno all’inferno se non lo faranno. Se non riesci a far soldi nel business della religione, meglio che lasci perdere.

Disarmante. Un epitaffio per tutte quelle confessioni, compresa quella più popolare di tutti, che brutalmente ne rivela la natura reale ed inconfutabile. Allo stesso modo, e forse ancor più crudemente:

Se non ci fosse la sofferenza, gli uomini non sentirebbero alcun bisogno di credere in Dio. Ma la cosa ancor più triste è che, se Dio esiste, deve aver previsto e progettato tutto proprio così.

Parole fondamentali che l’amorale ed abietto Geoffrey fa sue. Con questi presupposti diventa un giovane diacono di una congregazione metodista; con queste idee molto chiare, si insinua nella comunità “come lupo in vesti di pecora” e da quel momento in poi, nella chiesa sarà l’inferno (ottimo il calembour del titolo).

Visti i primi capitoli del racconto, che seguono un tipo d’inquadratura molto efficace che implica un rapimento che va storto, un racconto agghiacciante e una confessione criminale (ad alcuni ricorderà molto l’incipit cinematografico di Psyco), ero convinto che si trattasse di un originale degli anni ’40 o ’50, il momento della massima popolarità e diffusione di questo genere di romanzo. Geoffrey Webb nasce dallo stesso stampo degli individui squilibrati descritti da Jim Thompson o James Mc Cain, il tipo di uomo normale che può rendersi simpatico e popolare che poi non ha assolutamente scrupoli a destabilizzare chiunque si trovi sulla sua strada. Particolari anche le interazioni di paese e tra i parrocchiani di Little Rock e la digressione sui problemi con i “rednecks” che vivono nelle parti selvagge dell’Arkansas che appaiono quasi tramandati di generazione in generazione come un tratto genetico recessivo.

Se dunque vorrete saperne di più sul viaggio infernale di Paul e Geoffrey, non vi resta che mettere i vostri occhi su questo libro e non staccarli fino alla fine.

A dispetto di tutta la sua storia e del suo prestigio, di tutti gli edifici che sono stati costruiti per onorarla e di tutto il sangue versato per diffonderla, la religione non è diversa dalla lettura della mano o dei fondi del caffè.

Michele Finelli
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Lo scrittore:
Jake Hinkson (1975) è uno dei più importanti scrittori del nuovo noir americano. Dopo aver frequentato diverse scuole di scrittura creativa, oggi insegna alla Academy for the Arts di Chicago, dove vive. Collabora regolarmente con diverse riviste (Los Angeles Review of Books, Mental Floss, Mystery Scene, Criminal Element, Tor, Noir City), ha pubblicato un ficcante saggio sul cinema noir (The Blind Alley: Investigating Film Noir’s Forgotten Corners) e tre romanzi: Inferno in Church Street (titolo originale Hell on Church Street (2011, Prix Mystère de la Critique 2016 in Francia), The Posthumous Man (2012) e No Tomorrow (2015, di prossima pub­blicazione in questa collana). Tutti i suoi libri, inediti in Italia, sono tradotti in Francia da Gallmeister.