Petra Hammesfahr – The Sinner. La peccatrice

1180

Editore Giunti / Collana M
Anno 2018
Genere noir
448 pagine – cartonato e ebook
Traduzione di Sara Congregati

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È un noir con tutti i crismi questo romanzo dell’autrice tedesca Petra Hammesfahr, ormai considerata un’autrice cult dagli amanti del genere. Al centro della storia c’è Cora Bender, giovane donna segnata da un terribile vissuto che affiora solo a tratti alla memoria, poi la mente lo respinge. Quali che siano le cause delle cicatrici che marchiano il suo corpo e la sua anima, sono ben nascoste. Lei non sa, o crede di non sapere, o forse teme che certi ricordi possano ancora nuocere, e non soltanto a lei. C’è stato un momento in cui Cora ha pensato di potersi affrancare dal passato, e fu quando conobbe Gereon. Fin dal principio, lui si è sforzato di accettare le sue inquietudini e i suoi malesseri senza pretendere alcuna spiegazione, facendola sentire per la prima volta amata. Cora lo sposa, gli dà un figlio che ora ha due anni, ma né l’amore del marito, né la maternità riescono ad alleviare le sue sofferenze: decide perciò di togliersi la vita.

Cora ha pianificato ogni dettaglio del suicidio; è certa che quel pomeriggio d’estate al lago, dove si reca a fare il bagno con il marito e il figlio, sia l’ultimo che trascorrerà dovendo fingere di essere felice insieme a loro. Ma il destino sventa i suoi piani con un tragico imprevisto, dal quale prende il via la narrazione. È un pomeriggio caldo e luminoso, c’è tanta gente in riva al lago a spartirsi fazzoletti d’erba. Cora è seduta sulla coperta stesa a terra con il figlio tra le braccia; gli ha appena cambiato il pannolino e si prepara a dargli una mela per merenda. Al suo fianco, Gereon dormicchia sulla seggiola pieghevole. Poco distante, un’allegra giovane coppia ascolta la musica da una radiolina portatile a un volume troppo alto. L’atmosfera è tranquilla, e nulla lascia presagire lo scatto di Cora che, all’improvviso, si stacca dal figlio, brandisce il coltello col quale sta sbucciando la mela e si avventa sull’uomo sdraiato a pochi metri da lei, quello della radiolina, quello che un attimo prima baciava sua moglie con passione.  Il malcapitato è raggiunto da fendenti rapidissimi alla nuca, al collo, alla gola, al petto. Colto alla sprovvista neanche si difende: sbarra gli occhi sulla sconosciuta che lo colpisce selvaggiamente, e intanto si dissangua.

Trascorrono istanti preziosi, i presenti sono attoniti. Interviene per primo Gereon, che si scaglia sulla moglie. Lei lo ferisce col coltello, ma alla fine soccombe alla forza del marito che, per fermarla, deve usare i pugni. Certo, il coltello è mio. Sì, sono stata io. Non ho bisogno di un avvocato, va tutto bene dice Cora agli agenti che l’arrestano. Interrogata dal commissario Grovian, la donna fornisce con calma glaciale una dichiarazione di colpevolezza, ammettendo altresì di non conoscere la vittima, ma di aver sentito la necessità di ucciderlo. È pronta per il carcere, non ha altro da dire. Le modalità del delitto e l’atteggiamento della rea confessa lasciano supporre il raptus di una mente malata, ma il commissario Grovian non crede a questa tesi, e decide di sondare il passato di Cora Bender. Dalle indagini emergono fatti agghiaccianti, che la stessa Cora si rifiuta di confermare: non vuole tradire i vivi né la memoria dei morti, anche se sia gli uni, sia gli altri, hanno segnato la sua vita col dolore e con l’infamia. Gereon lascia la moglie al suo destino, non resta perciò che una zia a preoccuparsi per Cora, oltre al commissario Grovian, il quale, suo malgrado coinvolto emotivamente, userà ogni mezzo per far luce sulle ragioni che hanno spinto la giovane donna a uccidere.

Il romanzo mi è piaciuto molto, e mi è piaciuta la modalità narrativa articolata su due livelli: il primo, il più esteso, descrive in terza persona la realtà dei fatti; il secondo, intimo nei toni, si esprime con la voce di Cora, che attraverso i ricordi e l’introspezione cerca di ricostruire la propria storia per giungere alla verità. È bravissima l’autrice a coinvolgere il lettore con un linguaggio semplice, confidenziale, che racconta i personaggi nella loro più svelata umanità. L’unica avvertenza riguarda un certo senso di angoscia che fin dalle prime pagine mi ha presa, lo stesso, del resto, che abita nel cuore della protagonista. Ma se il noir, come scrive il grande Derek Raymond, “ha la funzione di mostrare la vita attraverso gli occhi di quelli che sono stati privati di un’esistenza decente e perciò sono sprofondati nella miseria e nella violenza”, allora Petra Hammesfahr ha raggiunto e centrato il suo obiettivo.

Maria Teresa Casella

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La scrittrice:
Petra Hammesfahr è una delle autrici tedesche di thriller più vendute e amate dal pubblico e dalla critica, che l’ha spesso paragonata a Patricia Highsmith per la grande capacità di scavare nella psiche dei personaggi. Vive a Colonia e ha scritto il suo primo libro a 17 anni. Da allora ha pubblicato una ventina di thriller, tutti bestseller, raggiungendo il successo internazionale con “The Sinner”, tradotto in 12 Paesi e rimasto nella TOP TEN dello Spiegel per 15 mesi, con oltre 500.000 copie vendute solo in Germania. Dal libro “The Sinner” è stata tratta l’omonima serie tv con Jessica Biel e Bill Pullman, che ha conquistato 4,7 milioni di spettatori negli USA e due nomination ai Golden Globe 2018 (Miglior miniserie e Miglior attrice per Jessica Biel).