Katarzyna Bonda – Non esistono buone intenzioni

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Editore Piemme
Anno 2018
Genere Thriller
624 pagine – brossura e ebook
Traduzione di W. Da Soller e L. Rescio

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Nel 2013 a Danzica, paesino polacco, un omicidio sconvolge i cittadini. L’uomo che viene ammazzato si chiama Janek Wisniewski, ma da tutti è conosciuto come Ago e, di professione, oltre a gestire un locale che sembrerebbe immischiato in affari loschi e poco chiari, fa il cantante. In realtà, egli ha avuto successo grazie ad un’unica canzone: Ragazza del Nord. Alla storia dell’indagine, che per concludersi positivamente dovrà scavare nel profondo di una cittadina nella quale sembra che tutti si conoscano senza però sapere nulla di concreto gli uni degli altri, si affianca quella della profiler Sasza che viene coinvolta nelle indagini da uno sconosciuto che la contatta.
La richiesta dell’ignoto é quella di indagare per capire cosa si celi dietro all’omicidio di Ago: la storia, infatti, è più complicata di quanto sembrerebbe. Tutti i problemi e i conflitti nascono molto tempo prima, nel 1993. Essi risultano troppo complessi per essere realmente compresi e risolti.

Sasza, affiancata da un poliziotto di Danzica, inizia la sua indagine; ma, durante il corso della storia, emergeranno situazioni e problematiche legate alla vita passata della profiler, portandola a dover indagare anche su se stessa e su ciò che vuole dalla vita.
La verità che viene (implicitamente) svelata è principalmente una: il passato torna sempre a bussare alla nostra porta. Sasza si ritrova ad affrontare i demoni del suo passato e si rende conto di quanto le fragilità di una persona non possano essere ignorate all’infinito: le debolezze sono caratteristiche intrinseche della personalità umana e, anche se possiamo imparare a vivere tentando di non ascoltare ciò che sembrerebbero imporci, riuscire ad eliminarle vorrebbe dire cancellare un po’ anche noi stessi. Lo stesso discorso vale per tutti i personaggi del libro: gli errori commessi in gioventù, pur essendo una tappa comune nella crescita, sono nemici scomodi: bisogna sempre agire consapevolmente perché qualsiasi azione passata, prima o poi, tornerà a svegliarci dal nostro sonno inconsapevole.

Un aspetto che ho trovato molto interessante è stata la questione della canzone “Ragazza del Nord”: il suo testo rappresenta l’unico appiglio al passato, l’unico indizio concreto per fare luce su un crimine che risulta troppo oscuro persino agli occhi più esperti, quelli abituati a vedere ed orientarsi al buio. Questo elemento fondamentale della storia mi ha fatto pensare ad un tema che vorrei condividere con voi in questa recensione: la musica come sfogo. Di questi tempi, nei quali chiunque può essere definito cantante senza alcuno sforzo e senza bisogno di dover raccontare qualcosa nei propri testi, leggere questo libro mi ha fatta ragionare.
Spesso, trasportati dalla corrente dei tempi moderni, dimentichiamo cosa voglia dire fare musica: io per prima, a volte, mi sorprendo ad ascoltare canzoni senza un testo significativo, che non raccontano nulla e che vengono trasmesse in radio solamente perché ora vanno di moda. Ma la moda la facciamo noi.

Io penso che la musica sia un grandissimo mezzo di comunicazione: i cantanti, quelli veri, sono coloro che riescono a mettere un po’ della loro anima in ogni testo, coloro che riescono a discutere di un argomento importante attraverso i loro pezzi.
“Ragazza del Nord” racconta molto del suo autore e della sua vita.
Ecco, penso che ogni canzone dovrebbe essere così: che parli di un’esperienza personale fino a renderla globale, facendo in modo che ognuno possa identificarsi e sentirsi meno solo. Ci stiamo dimenticando cosa voglia dire la parola canzone.
Se mi chiedessero di fare qualche esempio concreto di ciò di cui sto cercando di parlare, mi basterebbero due parole: cantautorato italiano.
Mi basta ascoltare canzoni di De Gregori, De Andrè, Dalla, Rino Gaetano e Bennato (ma potrei andare avanti all’infinito) per rendermi conto di quanto ciò di cui sto parlando sia importante. Certe volte si tende a considerare la musica come qualcosa di vano, inutile: penso non si possa fare errore più grande. Questo discorso, ad orecchie vergini- e con vergini intendo che non hanno ancora udito le parole del libro di cui sto parlando- potrebbe sembrare campato per aria ma, sentendo la storia di Ago tutto diventa chiaro e le stelle si allineano.

Personalmente, penso che il potere principale di questa artista- perché è così che penso sia giusto definirla- stia nell’essere riuscita ad organizzare una trama così complessa senza cadere in errori che avrebbero potuto rovinare l’ idea originale. Non si riesce a comprendere cosa sia successo fino alla fine – chi è buono e chi cattivo? Ma, soprattutto, esiste davvero una netta differenza tra buoni e cattivi? – e questo è ciò che più amo di un thriller. Un altro aspetto curioso è la coerenza che l’autrice riesce a mantenere tra le caratteristiche dei personaggi, gli avvenimenti, le condizioni sociali dei protagonisti e il luogo in cui viene ambientata la storia.
La scrittrice sa perfettamente di cosa sta parlando e riesce a rendere credibile la vicenda. Molte volte capita di leggere romanzi nei quali sembra che qualcosa stoni, non sia in linea con il resto della storia: in questo caso invece, la Bonda riesce a far combaciare tutti i pezzi del puzzle nonostante la trama sia molto complicata.

Caterina Invernizzi

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La scrittrice:
Katarzyna Bonda, definita la «risposta polacca a Jo Nesbø» e «la nuova regina del crime» dalla stampa europea, è nata nel 1977 ed è in assoluto l’autrice più venduta in Polonia, con più di un milione di copie all’attivo. Ha firmato due serie crime, di cui la più recente ha per protagonista la detective profiler Sasza Załuska, con cui ha vinto tutti i principali premi nazionali. Considerata una delle più promettenti voci del genere a livello europeo, sta per essere pubblicata in lingua inglese, ed è in corso di traduzione in altri sei Paesi. Piemme pubblicherà anche il secondo volume della serie, Nessuna morte è perfetta. Nel 2015 un suo saggio sulle donne criminali è diventato un documentario nominato all’Oscar.